Usa – La Comune di Olympia

tratto da Black And Green Review#5 – Inverno 2018
La Comune di Olympia

Olympia, WA
17-19 nov, 2017
Usa La comune di Olympia
Il 16 novembre 2017, l’oleodotto di Keystone ha fatto fuoriuscire 800˙000 litri di petrolio nella vicina Amherst in South Dakota. Come se nulla fosse, soltanto il giorno dopo, l’oleodotto Keystone XL (una succursale affiliata dell’oleodotto Keystone) ha ottenuto il permesso di via libera per continuare la sua prassi estrattiva.

Il giorno successivo, un gruppo di anarchici, resistenti indigeni e attivisti hanno risposto fermamente alla fuoriuscita di petrolio della Keystone in Olympia, Washington (terra abitata dai Nisqually e dai Squaxin) bloccando i binari della ferrovia. Così è cominciata la breve, ma notevole, storia della Comune di Olympia.

Questo blocco aveva già un precedente.

Un anno prima, un gruppo di attivisti e resistenti indigeni occuparono lo stesso posto in solidarietà con l’accampamento di Standing Rock e i comitati in difesa dell’acqua sfidando l’oleodotto Dakota Access (DAPL), che diventò l’Olympia Stand, un blocco sulla ferrovia che portava al porto di Olympia. L’obbiettivo era esplicito: nel 2012 il Porto firmò dei contratti per iniziare a gestire le spedizioni degli agenti di mantenimento di ceramica (proppant) utilizzati nel processo di fratturazione idraulica o fracking.i

Quei contratti permisero a Olympia di prendere i proppant dalla Cina, dove erano prodotti, e portarli direttamente alla falda di scisto di Bakken tramite la ferrovia. Bakken – una delle più grandi fonti di gas naturale delle Americhe – che comprende una porzione di terra che va dal Montana fin dentro il Nord Dakota, è anche la parte centrale del progetto Keystone XL.

Questo mise Olympia in relazione con Standing Rock, cosa che chiaramente non passò inosservata. Il blocco di Olympia durò 7 giorni e mise in luce la questione del proppant che viaggiava partendo dal porto, cosa che era stata ufficialmente e pubblicamente negata. La protesta ottenne un ampio supporto che culminò in uno scontro finale intenso ed emotivo quando il blocco venne attaccato di forza della polizia. La protesta terminò con una dozzina di arresti.

Ma, come la Comune di Olympia svelò attraverso un diligente lavoro sul FOIA (Freedom of Information Act, ndt), quei 7 giorni “costarono al colosso del petrolio Halliburton due operazioni di fracking e a sua volta l’Halliburton recise i contratti con il Porto di Olympia.”ii

Non male per 7 giorni.

Quando la protesta riemerse un anno più tardi, era più forte, più ampia e decisamente più anarchica. Per arrivare direttamente al punto, c’erano molti più anarchici anti-civ. Questo fece uscire gli elementi più rumorosi e ribelli, come traspariva in comunicati che rievocavano Green Anarchy, o dei tempi in cui gli anarchici anti-civ leggevano ed erano influenzati dalle pubblicazioni di Venomous Butterfly senza prendere alla lettera le parti di ispirazione più egoista.
Senza dubbio la comune non era totalmente anarchica. I comunicati facevano capire che non esisteva una coesione totale. È importante ricordarlo visto che anche i libertari socialisti e l’IWW “Green Caucus” (seriamente!) [I “verdi” dell’Industrial Workers of the World, il sindacato dei lavoratori, con tanto di bandiera nero verde,ndt)] avevano ruoli espliciti. Scritti ironici contro gli ideali e le speranze naïve sulla civiltà di progressisti e liberal erano pubblicati insieme alle critiche degli anarcosindacalisti. Cosa che si rivelò importante visto che gli antifa (tendenza molto in voga negli anarchici statunitensi e non solo, ndt) hanno la tendenza a rimanere aggrappati all’ideologia anarcosindacalista dell’IWW senza troppo pensare.

La Comune di Olimpia

Detto questo, certamente gli scritti anti-civ non passavano inosservati. In particolare una lista di 20 richieste in mezzo alle innumerevoli fatte dalla Comune. Variavano dalla distruzione delle dighe, al compostaggio della polizia, un mattone per ogni vetrata, persino una spazio lasciato in bianco, a quelle più ironiche tipo “fino a che esisterà la scienza, uno di noi sarà dotato di uno scheletro di adamantio, “far esplodere il sole”, e per il segretario comunale Steve Hall, che possa “combattere un orso”.iii

Insieme al numero dei comunicati, c’è molto altro.

Nella rapida trasformazione della rinvigorita protesta di Olympia nella Comune di Olympia (con tanto di cucina, aree di residenza e di lavoro, proiezioni [come il documentario Unicorn Riot’s anti DAPL,Black Snake Killaz] e spettacoli), c’è era una relazione diretta con la resistenza indigena comunitaria all’estrazione e distribuzione di combustibili fossili. La stessa Comune era parte di quella pratica. Più apertamente, i partecipanti chiedevano con veemenza: “e quindi come facciamo a trasformare il blocco in un modello che rispecchi il modo in cui vogliamo vivere,di come vogliamo trattarci gli uni con le altre, e dicome vogliamo che sia organizzata la società?iv

E visto che c’erano sempre più di un centinaio di persone nella Comune, questa domanda era presa sul serio.

E con così tante visioni differenti, cosa spingeva tutta quella gente laggiù? Tra le parole delle dichiarazioni collettive, queste sembrano riassumerle al quanto bene:

Vogliamo inviare un saluto ed esprimere solidarietà con la resistenza indigena al capitalismo in espansione a Turtle Island. Dalle terre delle tribù dei Nisqually e Squaxin, alle coste di Wedzin Kwah nel territorio Unist’ot’en, fra le mura della Tiny House Warriors del territorio Secwepemc, alla lotta dei Mi’kmaq nella penisola di Gassepie, vogliamo riconoscere e onorare coloro che lottano per la propria terra e coloro che lottano contro la mega macchina industriale, al nostro fianco, vicini e lontani. La nostra lotta contro i proppant per il fracking è anche una lotta contro gli oleodotti LNG, la Keystone Oil e molte altre; ma più ampiamente la lotta contro l’estrattivismo industriale è una lotta contro il colonialismo.v

Mentre la Comune prendeva vita propria, non c’era dubbio sul perché si trovasse lì in quel luogo e in quel momento. Come si sarebbe ripetuto sempre di più, la Comune si ergeva per bloccare fisicamente la civiltà. Sorgeva sulla ferrovia, da dove partivano le sue richieste perazioni solidarietà, chesono state ascoltate.

Ad Atlanta, in solidarietà, due boutique in una zona gentrificata della città furono distrutte. Nell’area di Oakland, le line ferroviarie furono messe temporaneamente fuori uso “cortocircuitando i circuiti dei binari con i cavi della batteria dell’auto”. A Meltford, Oregon, il traffico ferroviario è stato bloccato e interrotto da alcuni auto proclamati anarchici che “hanno usato del filo di rame per segnalare un blocco.” Ricordandoci che: “le ferrovie sono facilmente accessibili ovunque. Il sabotaggio è divertente e facile.”vi

Apparentemente non collegato alla Comune, un comunicato anonimo per un azione “fatto in solidarietà con i difensori indigeni” ha bloccato le line ferroviarie lungo le rive del Columbia. Bloccare “il flusso di carbone, petrolio, legname e sostanze chimiche.” Ancora,

I treni sono stato fermati attaccando dei cavi ai binari in vari punti. I treni sono stati fermati almeno per diverse ore e forse di più. Per portare a termine l’azione c’è voluta meno di un’ora, circa 40$ di materiale, e quasi nessun rischio di essere arrestati.vii

Le ferrovie, le vene dell’industria, attraversano i territori ovunque. E sono soggette a metodi di sabotaggio alquanto semplici ma impattanti. Non c’è bisogno di una Comune per agire, ma è chiaramente una buona ispirazione.

La cosa più importante riguardo questi eventi è che nessuno è stato arrestato. Almeno, non ancora. Inevitabilmente seguiranno le gran giurì, gli informatori e un mix di sorveglianza privata e statale. A differenza del finale movimentato della protesta del 2016, quest’anno i comunardi hanno avuto una soffiata prima del raid di sgombero. Gli occupanti hanno optato per un’evacuazione silenziosa della Comune nella notte, lasciando ad uno squadrone di polizia fortemente militarizzato e pronto alla guerra un campo vuoto,costringendoli a subire gli insulti degli anarchici dal marciapiede senza poter effettuare un solo arresto. Nell’impertinente quarta edizione della “Comune contro la civiltà”, questa è stata una vittoria:

ci siamo divertiti immaginando le loro mani tremolanti infilate nella loro attrezzatura pronte all’uso, innervositi, ritrovandosi infine un campo vuoto. Molto meglio rimanere forti per il nostro prossimo appuntamento, ora e luogo a nostra scelta.viii

In un era dove le proteste via social network tentano di giocherellare nel vero mondo dell’attivismo, qui abbiamo visto il risvolto positivo che gli anni riottosi dei primi anni 2000 speravano di produrre: un obbiettivo mutevole e imprevisto, che diventa sempre meno vincolato alle circostanze e allo spazio, che è capace di evitare le trappole dell’attivismo e delle politiche della… bè della politica.

Sotto il peso dei macchinari industriali e sotto gli occhi di sbirri militarizzati, la Comune è stata fisicamente fatta a pezzi. Ma la Comune non se ne è andata. Non vedo l’ora del suo ritorno e della sua diffusione.

E spero sempre di vedere Steve Hall cercare di combattere con un cazzo di orso.

Note

ii iIbid.

iv Puget Sound Anarchists, “How do we Turn Olympia Stand into the Olympia Commune.’ https://itsgoingdown.org/turn-olympia-stand-olympia-commune

v Comunardi