Trentino – Alcuni episodi e iniziative contro il fascio-leghismo (e le frontiere)

«Ancora fischia il vento»

Alcuni episodi e iniziative contro il fascio-leghismo (e le frontiere) in Trentino

Benvenuto

Nella notte tra il 12 e il 13 ottobre, ad Ala, in provincia di Trento, un ordigno rudimentale manda in frantumi la sede della Lega. Qualche ora dopo è atteso nella cittadina il ministro degli Interni Salvini, in tour elettorale in diversi comuni del Trentino a sostegno del candidato della Lega per le provinciali del 21 ottobre. Stando ai quotidiani locali, davanti alla sede del Carroccio viene tracciata la scritta «Ancora fischia il vento», verso di una nota canzone partigiana. Se il coro politico e giornalistico di condanna dell’azione è scontato, come al solito a stracciarsi le vesti sono soprattutto esponenti del PD, dell’Anpi e della triplice sindacale (quest’ultima, in un comunicato unitario, mette sullo stesso piano l’attacco contro la Lega e gli attacchi incendiari contro le strutture per richiedenti asilo avvenuti in Trentino). La palma della mistificazione più viscida spetta tuttavia a un corsivo del «Corriere» dal titolo La deriva dell’odio, dove si può leggere: «Salvini da una parte e migranti dall’altra, allora, sono le facce della stessa medaglia: vittime uguali dell’ignoranza, delle paure esacerbate. Salvini e migranti colpiti da chi nega libertà e accoglienza».

In piazza

Sabato 13 ottobre, in una piazza di Rovereto, si svolge un presidio contro il razzismo sociale e di Stato a cui partecipano fra le 200 e le 300 persone. Nelle tre ore di interventi si spazzia dalla resistenza contro le compagnie petrolifere in Nigeria ai campi di concentramento in Libia e al ruolo dell’Eni, dalla politica di Minniti a quella di Salvini, dallo sfruttamento dei braccianti ai Cpr. Un facchino della Bartolini proveniente dal Burkina Faso racconta l’esperienza delle lotte e dei blocchi della logistica a Rovereto e dei risultati ottenuti. Un compagno che lavora in un supermercato mette a confronto la combattività degli operai della Bartolini con l’assenza di conflitto che ha accompagnato i licenziamenti di lavoratori trentini nei magazzini del Sait. Il presidio è anche una prima occasione per esprimere solidarietà agli occupanti di Chez Jesus, sgomberati qualche giorno prima.

«Rivendicazione»

Capita sovente che le locandine dei quotidiani locali strillino che di questo o quell’attacco contro strutture del potere sarebbe pervenuta la rivendicazione. In genere lo scoop sulla «rivendicazione» si riferisce alla sensazionale scoperta che la notizia dell’azione di turno sia stata riportata su qualche sito anarchico. Nel caso del botto di Ala, invece, si annuncia come «rivendicazione»… uno striscione («Fischia ancora il vento. Salvini muori») con cui una trentina di compagni ha accolto il ministro della polizia a Bolzano il pomeriggio di domenica 14 ottobre. In questo lavoro dei giornali c’è una logica ben precisa: chi difende pubblicamente certe azioni deve essere additato come chi le compie, di modo che ad accogliere le pratiche di attacco rimangano solo la condanna servile, la presa di distanza o il silenzio.

Quando l’aria si fa irrespirabile

La sera del 14 ottobre, Simone Di Stefano, segretario nazionale di Casapound, è atteso all’hotel Everest di Trento per una conferenza elettorale. È la terza volta che l’hotel Everest ospita incontri di gruppi neofascisti (e per questo si è già trovato le vetrate prese a sassate).

Benché si venga a sapere della conferenza di Casapound solo il giorno prima, la domenica una settantina di compagni e compagne si trovano in una piazza poco distante. Neanche il tempo di scendere in strada, che il nuovo questore di Trento Giuseppe Garramone mostra il suo biglietto da visita: una scarica di lacrimogeni. Non si sa se tale scelta sia legata alla carenza di agenti in tenuta sommossa oppure a un preciso orientamento nel fronteggiare d’ora in avanti chiunque si presenti in piazza autodifeso e senza autorizzazione.

Non equipaggiati per far fronte ai gas lacrimogeni, lanciati di nuovo al secondo tentativo di avvicinarsi all’hotel, compagne e compagni partono in corteo per le vie del centro: interventi al megafono, scritte sui muri e, sul finire, qualche bancomat che smette di funzionare.

Frecciargento

Martedì 16 ottobre, un presidio viene organizzato a Trento in solidarietà con gli imputati per gli scontri al Brennero (il processo contro i quali è cominciato il 12 ottobre e poi rinviato a gennaio). In serata, una ventina di compagni bloccano il Frecciargento delle 20,38 nella stazione di Trento. Sullo striscione, oltre a far riferimento al processo per il Brennero, si esprime solidarietà agli sgomberati di Chez Jesus. Numerose scritte contro le frontiere e contro lo sgombero del rifugio autogestito di Clavière appaiono in città su istituzioni religiose e politiche, nonché su una caserma della polizia.

Quando si dice che gli scontri non servono a niente…

I giornali locali titolano Rischio scontri, Salvini salta Rovereto (in riferimento alla contestazione e alle cariche che ne avevano accompagnato il comizio a febbraio). Il segretario provinciale della Lega replica indignato che il ministro degli Interni non si fa spaventare da «quattro scalmanati» e che sarà presente anche nella città della Quercia. (Quello che il prode leghista non dice è che a proteggere il loro «capitano» non sono certo i militanti del Carroccio, bensì l’apparato di Stato). Ad ogni modo, prima il 13 e poi il 19 ottobre, Salvini tiene comizi elettorali complessivamente in una ventina di comuni del Trentino (comprese località con qualche migliaio di abitanti), ma a Rovereto – che è la seconda città della provincia – non si fa vivo. Il punto non è ovviamente quel buco di mondo chiamato Rovereto. Il punto è che scontrarsi per la libertà non è mai inutile.

«Minniti e Salvini boia»

Venerdì 19 ottobre, Trento. Nel pomeriggio arriva l’ex ministro degli Interni Minniti a sostegno del candidato del centrosinistra. Alle 20,30 è previsto l’ultimo comizio di Salvini. Da giorni la kermesse leghista è in programma davanti alla stazione dei treni, in piazza Dante. Poi si parla di piazza Fiera (un po’ più decentrata) per via di due cortei di contestazione già annunciati. Altro cambio di programma: Salvini parla infine a Le Albere, orripilante neo-quartiere per ricchi progettato da Renzo Piano nella zona sud del capoluogo.

In una città blindata da polizia e carabinieri, mentre sono in corso i cortei, un gruppo di compagni si materializza in stazione dei treni per bloccare il Bolzano-Verona delle 20,32. Fumogeni, catena sui binari e vernice contro il vetro del locomotore. Uno striscione dice: «Salvini a Trento? Blocchiamo tutto», mentre due scritte sulla banchina precisano: «Le frontiere uccidono» e «Minniti e Salvini boia».