Lecce – Ordine sociale

Un volantino distribuito a Lecce

Ordine sociale

Quanto sta avvenendo in queste settimane presso la stazione di Lecce, nelle vie adiacenti e zone limitrofe è sintomatico di cosa rappresenti l’ordine sociale. La guerra ai poveri è stata dichiarata, i controlli a tappeto si ripetono ogni giorno in grande quantità. Polizia, identificazioni, rastrellamenti, deportazioni, sgomberi, chiusura di locali, denunce, multe. La guerra ai poveri è semplicemente la loro cancellazione, non certo attraverso l’eliminazione della povertà, ma attraverso l’allontanamento forzato di decine di persone, anche con strumenti agghiaccianti come il TSO. La legge, che si tratti di un’ordinanza della questura o del comune, così come di un decreto del governo, dimostra, ancora una volta, che ciò che vale è la forza e che il diritto, o i diritti, umani, internazionali, o di qualsiasi tipo, si mettono da parte, a seconda delle esigenze dell’ordine sociale. E ciò non avviene in qualche regime dittatoriale, avviene in pieno regime democratico con milioni di persone che plaudono alle misure di sicurezza, in stato di ebbrezza a causa di una propaganda martellante contro gli stranieri. D’altro canto è ormai da più di vent’anni che tale propaganda aizza al razzismo e alla criminalizzazione dello straniero, creando emergenze, mentre la legge, dalla Turco-Napolitano del 1998 in poi fino al recente decreto sicurezza, è lo strumento per creare continue categorie da rinchiudere o gestire a seconda delle esigenze.
Rifugiati, clandestini, migranti economici, nel tempo si è fatto in modo che fossero considerati il bersaglio su cui scatenare le ire degli sfruttati nostrani. Nella guerra ai poveri si è insinuata così la guerra tra poveri. E così invece di prendersela con gli sfruttatori risulta più facile prendersela con altri sfruttati.
Eppure non è così complicato capire di chi è la colpa se il tempo sfugge dietro al lavoro, se l’aria non si può più respirare, se ci si ammala di continuo, se il territorio viene devastato.
Il manifesto Stato di polizia instaurato presso la stazione di Lecce, che ha usato come pretesto una grave rissa avvenuta qualche settimana fa è il ristabilirsi dell’ordine sociale. Cioè è il mezzo per sottrarre libertà a tutti.
Ora tocca agli stranieri, domani toccherà alle donne, dopodomani a qualcun altro.
Nel frattempo il padrone-Stato, che con le sue norme tutela solo il privilegio, si sarà fatto ancor più beffa dei suoi sudditi plaudenti stringendo ancor di più le loro catene. Il coprifuoco instaurato in stazione è il simbolo del deserto sociale che si sta creando. Nessuna solidarietà, solo repressione; nessuna umanità, solo razzismo e guerra.
Fino a quando?
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