NoTav e difesa dalla repressione – Stop al panico e alcune banalità di base

riceviamo e pubblichiamo

Stop al Panico è un manualetto di difesa legale la cui seconda edizione è uscita nell’aprile 2018, ne scriviamo solo ora perché perché tra i vari impegni (militanti e non) non siamo riusciti a leggerlo con la dovuta concentrazione.
E’ stampato in 3000 copie, di cui 1000 già distribuite tra il movimento NoTav della Val Susa, e contiene le prefazioni di Luca Abbà, portavoce del movimento NoTav, e del Supporto Legale del G8 di Genova.
E’ stato presentato in varie parti di Italia, tra cui Bussoleno con la collaborazione de La Credenza (quelli che volevano fare causa alla Repubblica perché li aveva associati a Silvano Pelissero).
La parte più “pratica” del manualetto è stringata ma interessante: vengono tratte le varie misure repressive ( avviso orale, sorveglianza, etc), le fasi del processo penale e le diverse novità in campo di dna, intercettazioni e sequestri informatici.
Purtroppo a nostro parere parafrasando Vaneigem: Quelli che parlano di repressione senza riferirsi esplicitamente alla concretezza della rivolta, costoro si riempiono la bocca di un Danilo Toninelli mentre al loro fianco hanno un Marco Fagiano o un Chicco Galmozzi.
Un esempio del bispensiero politicante presente in questo opuscolo è lampante su come viene rovesciato tutto il dibattito sulla necessità della non divisione tra buoni e cattivi con affermazioni tipo “Questo non significa, per noi, appiattirsi in una difesa – o peggio – in una esaltazione di qualsiasi estremismo. La nostra attività è lì a dimostrarlo. Sappiamo distinguere fra le necessità della lotta per l’emancipazione dal delirio estetizzante del ribellismo a tutti i costi e a prescindere da chi ci circonda.”
In poche righe una descrizione lampante della deriva deteriore di un certo tipo di lotte dove nel nome del non bisogna fare distinzioni vengono considerati componenti del movimento – se non compagni – giudici antieversione come Imposimato, populisti come Grillo e co, giornalisti manettari come Travaglio, dissociati delle organizzazioni rivoluzionarie ( che in cambio di sconti di pena hanno fatto abiura non solo della lotta armata ma anche del conflitto sociale, che hanno ammesso i fatti commessi, andando spesso a confermare i teoremi dei pm e le ricostruzioni dei pentiti). Tutto questo mentre al primo straccetto di benzina che si incendia senza aspettare le deliberazioni di qualche assemblea plenaria, ci si stracciano le vesti e se qualcuno difende quell’azione lo si isola o addirittura lo si indica pubblicamente come autore della stessa ( Do you remeber Burabacio ?)
Non vogliamo fare gli idealisti, sappiamo bene che i contesti sociali sono realtà spurie, ma crediamo ci sia una bella differenza tra lo sporcarsi le mani e il mangiare la merda.
Debord scriveva che la condizione preliminare per qualsiasi iniziativa rivoluzionaria è scacciare gli stalinisti dalle assemblee.
Prima di fare dotte riflessioni sul codice penale, non sarà il caso che anche noi iniziamo a cacciare manettari, razzisti e dissociati dalle nostre lotte…

I sempliciotti.