La legge è legge!

«Che si tratti di dare esecuzione ad un ordine di ripristino dei segni di confine tra mondi miserrimi, o di assicurare alla giustizia il più spietato boss d’una cosca sanguinaria, la discrezionalità amministrativa cessa: altrimenti, per dirla con Blaise Pascal, “non rendendo forte la Giustizia, si finirebbe per rendere giusta la Forza”».
Così si è espressa la Cassazione nella sua sentenza n. 24198, emessa il 4/10/2018, stigmatizzando l’inerzia del Ministero degli Interni nell’attuare gli sgomberi di decine di alloggi occupati a Firenze verso la metà degli anni 90 dal “Movimento di lotta per la casa”. All’epoca la Procura di Firenze accolse le denunce dei proprietari di quegli immobili e diede subito ordine di sgombero, ma questo venne eseguito solo dopo anni. Un ritardo dovuto a motivi di «ordine pubblico», ovvero al timore che simili provvedimenti scatenassero la rabbia di chi non aveva un tetto sulla testa. La logica seguita allora dall’amministrazione fiorentina, in accordo con Prefetto e Questore, è facilmente comprensibile: meglio tollerare per un periodo di tempo un piccolo reato causato da un’emergenza sociale che esasperare gli animi, spingendoli magari a compiere un grande reato.
Oggi la Cassazione, con il forte vento leghista-giustizialista in poppa, dà ragione alla richiesta di risarcimento presentata dai proprietari degli immobili in questione e condanna questo genere di permessivismo istituzionale, opponendogli che «tale pretesa discrezionalità è impensabile in uno stato di diritto». Infatti «tollerare il crimine, per di più commesso da masse organizzate ed agguerrite in pregiudizio di cittadini indifesi, è una ben strana forma di tutela dell’ordine pubblico: questo si tutela ripristinando la legalità violata».
Quanto alle motivazioni che possono spingere chi è povero e sprovvisto di mezzi ad occupare una casa vuota, la Cassazione le definisce «del tutto irrilevanti… quella occupazione fu un delitto, che non cessò di esser tale solo perché il reo si trovasse in uno stato – vero o presunto – di bisogno; se così fosse, si perverrebbe al paradossale risultato che qualsiasi usurpazione dei beni e dei diritti altrui finirebbe per essere giustificata da veri o presunti “stati di bisogno” e ne sarebbe disintegrata la stessa convivenza civile».
Esprimiamo le nostre congratulazioni ai due magistrati autori di questa sentenza sgrammaticata (consigliere estensore, Marco Rossetti; presidente, Franco De Stefano), i quali meritano imperitura memoria per aver rivelato così brillantemente il grugno della legge, dello Stato, del potere. Son finiti gli anni «buonisti» in cui la Cassazione evocava lo stato di necessità per assolvere la nonnina che rubava cibo nei supermercati, o il barbone che si riparava per una notte in casa altrui. Altro che giustificare poveri e deboli in disgrazia, mazzate sui denti! La legge è legge, è scritta dallo Stato per difendere i privilegi dei potenti. Quindi, è fatta quasi esclusivamente contro i poveri. Se i poveri non la rispettano, se i (servi dei) ricchi e potenti non la fanno rispettare, a che serve?
È questo il segreto della osannata «convivenza civile». I ricchi che hanno tutto devono rispettare la miseria dei poveri, i poveri che non hanno niente devono rispettare l’opulenza dei ricchi. Chi non ha un tetto sulla testa, vada sotto i ponti; non si azzardi ad allungare le mani sulla proprietà altrui. Chi ha la pancia vuota, vada a brucare erba; non si azzardi ad allungare le mani sulla proprietà altrui. Chi è disperato, insomma, si impicchi, tolga il disturbo, ma non si azzardi ad allungare le mani sulla proprietà altrui.
Ci sembra indicativo che lo spunto di questa sentenza della Cassazione provenga da Firenze, la città dove di recente è stato usato per la prima volta in Italia il taser e non a caso contro un senzatetto, la città dove in un recente passato l’assessore Cioni (padrino politico di Babbeo Renzi) scatenò la crociata contro i mendicanti, la città dove «legittimi proprietari» tengono vuoti oltre 10.000 alloggi (o li concedono in affitto a prezzi elevati solo ai turisti) mentre il numero di sfratti aumenta vertiginosamente – insomma, la città in cui è in corso l’epurazione di chiunque non abbia da spendere. Quanto accaduto a Firenze farà da precedente ed accadrà anche altrove.
La legge è legge, sì, è vero. E la legge esiste unicamente per proteggere politici, industriali, commercianti, palazzinari… è all’esclusivo servizio di tutti gli incravattati col portafoglio gonfio al posto del cuore, mica degli straccioni. Gli imprenditori che inquinano l’aria o avvelenano l’acqua, ad esempio, non commettono un crimine; fanno crescere l’economia. I banchieri che strozzano i piccoli risparmiatori non commettono un crimine; fanno circolare il denaro. Gli scienziati che giocano con l’atomo non commettono un crimine; fanno avanzare il progresso. I militari che bombardano popolazioni inermi non commettono un reato; fanno trionfare la democrazia. Gli agenti dell’ordine che massacrano manifestanti o singoli malcapitati non commettono un crimine; fanno rispettare lo stato di diritto. Chi sta in alto avrà sempre la legge a favore, chi sta in basso l’avrà sempre contro.
Volete un ulteriore e recentissimo esempio? Poche ore dopo che i magistrati della Cassazione hanno ricordato che la legge è legge e qualsiasi altra considerazione è «del tutto irrilevante», il vicepresidente del Consiglio (no, non il Bullo del Viminale, quell’altro) ha annunciato il pugno di ferro contro chi tenterà di barare sui requisiti necessari ad usufruire del tanto promesso reddito di cittadinanza. I non-sufficientemente-poveri che s’intascheranno con l’inganno gli agognati 780 euro al mese potrebbero beccarsi dalla Procura 6 anni di carcere. Invece il partito del suo collega – sì, il Bullo del Viminale – ha ottenuto dalla Procura 76 anni di tempo per restituire i 49 milioni frodati allo Stato. Capito come funziona?
No, nessuno stupore davanti a questa banalità. Lo stupore, semmai, sorge nel constatare quante persone persistano ancora a credere alla favola della giustizia, affidandosi a Corti e tribunali per far valere le proprie ragioni. È facile prevedere che «l’emergenza casa» sia destinata solo ad aggravarsi nel prossimo futuro, così come «l’emergenza profughi», «l’emergenza ambiente», «l’emergenza lavoro»… ed i mille altri drammi sociali causati da una società infame in perenne crisi emergenziale.
Illuminati dalla Cassazione, citiamo anche noi Blaise Pascal: «È pericoloso dire al popolo che le leggi non sono giuste, dal momento che obbedisce ad esse solo perché le crede giuste. È per questo che si deve dire contemporaneamente che bisogna obbedire ad esse perché sono leggi, come bisogna obbedire ai superiori, non perché questi sono giusti, ma perché sono superiori. Con questo, ecco prevenuta ogni sedizione se si può far intendere questo, ed ecco propriamente la definizione di giustizia». Ecco chiarito il compito della giustizia: far obbedire alla legge, far obbedire ai superiori, anche quando sono ingiusti. Altrimenti, è la sedizione. Una sedizione che metterebbe fine sia alla legge che ai superiori.
Già, infatti, proprio così.