Tarn e Lione, Francia – Attacchi contro le nocività

incendio
Sabotaggio di un’eolica, atto 3
La Montage Noire

Immagino malizioso lo stupore di una escursionista o di un cacciatore che, alle prime luci del giorno, scoprirà lo spettacolo di un palo pallido senza pala. È che il sentiero della Grand Randonnée n. 7 passa di qua, per la più grande gioia, dicono gli investitori, di questo tipo particolare di persona alienata che chiamiamo turista. Non ho dubbi che, davanti ad un aerogeneratore, quest’ultimo tiri fuori il suo Smartphone per fotografare la macchina, senza occuparsi della fauna, per poi condividerla, grazie 4G!, con i suoi falsi amici connessi.

Dette macchine sono in numero di trenta nei dintorni, ripartite in tre parchi eolici da una parte e dall’altra del Roc Peyremaux. Si ritagliano i corridoi aerei, alle spese di ingenui volatili che, economicamente, non valgono nulla. Assistiamo, in queste contrade, ad una strabiliante moltiplicazione di centrali e di trasformatori elettrici, collegati a chilometri di nervature ad alta tensione.

Rinvio quelle e quelli che mi leggono ai diversi libri, opuscoli e documentari che trattano della fregatura dell’energia eolica industriale, per meglio comprenderla. Agli scettici e/o quelli sensibili alla conoscenza empirica, suggerisco di andare una volta ai piedi di una di questa macchine infernali. Andateci piuttosto di notte, sotto una bella luna, quando il cielo è riempito di turbulenze.

Credo di aver sentito sulle onde che EDF [l’ENEl francese ; NdT] si sarebbe offerta, in questi giorni, un’operazione nazionale di marketing, classicamente chimata « porte aperte ». Sorrido della fortuita sincronia di questo evento col mio atto di effrazione di un aerogeneratore, feticcio di EDF nel campo di autopromozione e di mistificazione. Altra coincidenza divertente, qualche giorno prima del mio misfatto ha avuto luogo l’annuale festa del vento, un po’ più a nord, nei dintorni di Saint-Affrique, contro il progetto di un trasformatore e di una centrale eolica. Laggiù, l’espansione industriale dell’energia sembra sfidare l’immaginazione stantìa dei più ambiziosi tecnocrati. Pur condividendo l’idea di battermi contro gli aerogeneratori, tengo a sottolineare qui la mia antipatia verso i e le politici invisibili che gestiscono autoritariamente quella lotta. Dato che loro parlano volentieri di strategia, spiegherò brevemente quella che io ho oramai adottato.

Io non credo, o per essere più preciso, non credo più, all’organizzazione di una forza capace di sovvertire questa società o un qualunque segmento della sua materialità. Penso che non possiamo difendere nulla concretamente (non parlatemi di Notre-Dame-des-Landes), perché la nostra debolezza numerica e tecnica è proporzionale alla potenza militre nemica. Una strategia più umile, ma più lucida, consiste piuttosto nell’affrancarsi dalle nostre posture di reazione, di ostruzione, per portare avanti l’offensiva secondo i nostri desideri e le nostre temporalità, contro i dominanti, i loro rapporti sociali e i loro macchinari. Poco saggio sarebbe il considerare questa debolezza numerica e tecnica come un difetto provvisorio, contando organizzarci militarmente più tardi. Questa debolezza ci è costitutiva, da lì deve venire la nostra forza. Mobilità, furtività e imprevedibilità possono allora articolarsi in questa strategia che altri hanno teorizzato e praticato col nome di guerriglia. Insisto, questa strategia non minerà più di un’altra l’edificio sociale esistente, questa guerriglia è una guerriglia di disperazione. Essa se ne frega dei mattini che non saranno mai radiosi, essa si prova ovunque, adesso, e senza appello.

Voglio dissipare ogni fascino su di me o sull’incendio che ho acceso questa notte. Un’azione deve il suo succeso innanzitutto ad una paziente preparazione e ad una solida determinazione. Un’ultima cosa ancora, e pieno di tristezza che ho saputo, recentemente, dell’arresto di diverse persone a Lille. Sono sospettate di aver partecipato a numerosi atti di vandalismo antispecista, soprattutto contro delle macellerie e dei ristoranti. Mando loro tutta la mia solidarietà. Bravi e coraggio.

(tradotto da guerre sociale)

fonte: anarhija.info


Nella notte fra il 24 e il 25 settembre, abbiamo distrutto una parte delle vetrine della sede della Bayer AG, società farmaceutica sita nel 9 arrondissement di Lione.

In questo mondo complicato, in cui la frontiera fra amicizia ed inimicizia si fa sempre più incerta e mutevole, la società della merce ha ancora la generosità di produrci qualche cattivo davvero cattivo. Bayer AG, per esempio, società-madre dello Zyklon-B e dell’iprite, la cui lista degli orrori, non esaustiva, include gli esperimenti di laboratorio su donne deportate ad Auschwitz e la distribuzione di prodotti derivati da sangue contaminato con il virus dell’AIDS. Nella top 100 delle multinazionali più inquinanti, il mostro Bayer AG si fonde quest’anno con il mostro orribile Monsanto Company. Monsanto Company, società-madre dell’Agent Orange, di un seme OGM battezzato con il dolce nome di “terminator” e del glifosfato, attualmente al centro di diverse migliaia di procedure giudiziarie a causa delle sue proprietà cancerogene. Il vento del Nord ci ha portato l’eco gioiosa di un attacco ben meritato contro la sede di una di queste compagnie, a Loos. In questo inizio di autunno, mentre qui a Lione ci apprestiamo al ritorno del nostro caro Gérard Collomb [ministro dell’Interno, già sindaco di Lione, che ha annunciato la sua futura candidatura alle elezioni municipali; NdT], ci siamo messi in testa di far risuonare ancora più forte quella bella azione.

Così, tardi nella notte fra il 24 e il 25 settembre, abbiamo preso il nostro coraggio a due mani e abbiamo fatto risuonare i nostri martelli parecchie volte sulla facciata madreperlacea della sede di Bayer AG, nel 9 arrondissement di Lione.

Affinché i loro veleni se na vadano dai nostri piatti, affinché le loro malattie se ne vadano dalla terra e dai nostri corpi. E perché le dimissioni di un ministro [parlano probabilmente delle recenti dimissioni di Nicolas Hulot, ministro dell’ecologia ; NdT] e le manifestazioni per il clima non cambieranno nulla, lanciamo una chiamata affinché l’eco di questo modesto attacco continui a risuonare. Sulle vetrine e nei cuori.

Direct Action For A Better Life

Alcune lucciole

(tradotto da guerresociale)

fonte: anarhija.info