Cremona – Sentenziare non è dimenticare

È come se l’umanità si fosse divisa fra quelli che credono nell’onnipotenza umana – ritenendo che tutto sia possibile purché si sappia a tale scopo come organizzare le masse – e quelli per cui l’impotenza è diventata la maggior esperienza della loro vita.
Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo

Macchina da guerra

Il 25 settembre, la macchina dello Stato e i suoi putridi meccanismi, in questo caso la Corte di Cassazione, hanno tentato di posare una pietra tombale alla prima tranche giudiziaria riguardante la rivolta di Cremona del 24 gennaio 2015.
In quel gioioso e rabbioso pomeriggio del 24 gennaio, secondo i marci togati, il senso e l’incolumità di tutti i cremonesi sono stati messi in pericolo; tradotto nel codice penale articolo 419, devastazione e saccheggio, 3 anni e 8 mesi di reclusione e risarcimento al Comune di Cremona di 200.000 euro per tre imputati, più la conferma di 2 anni per un altro imputato per resistenza aggravata.
Si sono messe in pericolo l’indifferenza e l’insignificanza generalizzata?
Il dominio si difende da chi lo attacca senza mediazioni e questo non può entrare nella formula del vittimismo da vendere per consenso, ma deve essere una questione ben cosciente per chi si ribella.

Società imperante e servi ridenti

In una società e in un periodo nel quale aggressioni fasciste e razziste dilagano indisturbate e usate come forza d’urto dal potere per alleggerire l’oppressione latente sugli individui, lo Stato e lo sceriffo cremonese alias sindaco Gianluca Galimberti esultano per la sentenza. Essi si vendicano contro alcuni che non rimasero impotenti alla vista della testa rotta di Emilio.
Reprimere alcuni, come monito per le possibili rivolte a venire.
Fascisti, Stato e democratici tutti contenti. Ieri come oggi, chi ha aspirazioni di potere viaggia in linea sui suoni da rutti della repressione.

Pensieri solidali

La giornata di Cremona, come quelle splendide di Genova del 2001 (dove fu ucciso Carlo e il suo ricordo rimane vive in tutti i cuori sediziosi), entra, purtroppo, nella storia come atto punito dal reato di devastazione e saccheggio. Il nostro pensiero, quindi, va a chi dovrà affrontare il secondo grado del processo per il 15 ottobre del 2011 a Roma, agli imputati della seconda tranche per i fatti del 24 gennaio e ai 147 accusati, di cui alcuni accusati per devastazione e saccheggio, per i fatti del Brennero del maggio di due anni fa.
Altri pensieri ribelli e stretta vicinanza anche con gli imputati dell’Operazione Panico e dell’Operazione Scripta Manent, e con chi affronta a testa alta la repressione dello Stato.
Infine, vicini, anche a chi, pur commettendo degli errori iniziali dettati soprattutto dalla tortura della repressione ma non solo, ha avuto la forza di riconoscerli e portare avanti un discorso di solidarietà per dare e ridare dignità a chi si ribella all’esistente.

Distanze

Il 24 gennaio è stato un attacco a questo mondo marcio. All’impotenza della sopravvivenza, stando zitti o sfogandosi su facebook, alcuni hanno deciso di rendere palese il detto antifascismo è anticapitalismo.
Lontani da chi si è dissociato da quella giornata e da chi ha infamato chi si è ribellato, vendendo una persona alla polizia come l’ormai noto Aioub Babassi, pensiamo che la miglior difesa sia l’attacco a ciò che ci devasta lentamente e ci saccheggia ogni giorno.

Una musica altra

Che le schegge di rabbia e di rivolta intraviste in quel 24 gennaio si reinventino, germoglino e sboccino abitualmente contro chi, ogni giorno, devasta e saccheggia le vite e il presente.
Lontani da dissociati, infami e spie! Lunga vita ai ribelli, ovunque voi siate!
Una musica altra, per far la festa al potere e rincominciare a vivere…

anarchiche e anarchici