Catania – La Diciotti e il popolo degli arancini


Qualche settimana fa rimbalzavano su giornali, blog e siti di movimento immagini e notizie che parlavano di grandi manifestazioni con disordini e tafferugli al porto di Catania, quasi che la città si fosse risvegliata  in un moto di ribellione contro questo governo fasciopopulista e xenofobo in solidarietà ai migranti sequestrati sulla nave Diciotti. Come ha scritto anche qualche anarchico locale “questa é la Catania che voglio” ma, si sa, non é tutto oro quello che luccica e la merda  ben confezionata puo sembrare cioccolata di prima qualità…Dunque, Catania, che si sbandierava in quei giorni (arancino alla mano e megafono in pugno) come città simbolo di accoglienza per storia e tradizione, ha votato un sindaco fascista, tale Salvo Pogliese, e il clima che si respira nei quartieri non parla proprio di solidarietà con i migranti ma piuttosto sembra riecheggiare i tristi e noti slogan salviniani. Gli stessi lavoratori portuali e i pescatori erano contrari se non ostili alle iniziative dei manifestanti.
La vera Catania, quella Catania che quotidianamente nell’illegalità trova il modo per arrivare a fine giornata, la vera Catania non riesce proprio ad identificarsi nei giovani figli della sinistra bene, che senza problemi si tuffano nella merda dell’acqua del porto, per “salvare” i migranti. Perchè i giovani Catanesi nella merda ci vivono e probabilmente vorrebbero uscirne.
Catania in quelle notti doveva bruciare!
Catanesi tutti, bianchi, neri, gialli, migranti, clandestini, puttane, spacciatori, parcheggiatori, compagne e compagni, ribelli, tutti noi insieme avremmo dovuto illuminare quelle notti con 10, 100, 1000 fuochi di rivolta.
Hanno detto che sono stati gli scontri a far scendere i migranti dalla nave…NO!
Non sono state le strattonate a liberare i migranti, ma un mero calcolo politico in parte appoggiato dalla chiesa di Roma.
Quella stessa chiesa che tra i continui  scandali di pedofilia e la palese omofobia di Papa Francesco, ha usato la vicenda della Diciotti come un’operazione mediatica per far dimenticare le proprie miserie.
Qualcuno addirittura ha scritto che dal porto di Catania “parte l’opposizione” a questo governo, la rinascita della sinistra!
La stessa sinistra che per decenni ha dato il via libera allo sfruttamento selvaggio dei lavoratori, incentivato la repressione, creato prigioni per rinchiudere i migranti, rei solo di aver attraversato una linea immaginaria chiamata confine e stipulato gli accordi con i Libici per la costruzione di lager utilizzati per bloccare gli sbarchi di disperati nelle nostre coste.
Ma vediamo le anime belle che hanno dato vita alle proteste di quei giorni, le solite facce che si riciclano da qualche decennio in giro per la Sicilia, attivisti di facciata, politicanti, pompieri sempre pronti ad additare alla repressione i compagni che lottano concretamente contro la piovra dello Stato e i suoi tentacoli…
Tra pacifisti, suore, ambientalisti, sindacati, radical chic, petalosi,autonomi e collettivi vari… si vede perfino spuntare uno striscione con su una A cerchiata proprio  a fianco di un gruppetto sventolante il vessillo di “potere al pollo”.
E ci rode il culo perchè non si trattava dei loschi figuri della fas (federazione anarchica siciliana) che come al solito razzolavano a braccetto con la sinistra riformista e istituzionale.
Come anarchici questa vicenda che parla di razzismo, frontiere, esclusione e privazione della libertà ci riguarda in prima persona. Ma le carnevalate di piazza, i coretti “siamo tutti antifascisti”  e le incursioni pacifiste col salvagente francamente fanno rivoltare lo stomaco, per non parlare dei finti scontri urla-spintoni-articolo sul giornale. Non più il tempo di discutere con chi ci ha  sempre traditi e continua ad emarginare la vera ed unica alternativa, la lotta.
Solo nella lotta, negli scontri veri, nella solidarietà concreta e nell’azione diretta compagn* ribelli, migranti e tutt* gli sfruttat* che oggi manipolati e confusi  si fanno guerra tra loro, potranno diventare complici e scagliare la propria rabbia contro il potere.
Non ci ha insegnato niente la Val di Susa? O, restando nell’isola, il no Muos?
E’ la solita storia trita e ritrita ma questi minestroni di movimento non fanno altro che abbassare il livello dello scontro ad una rappresentazione, e ridurre le prospettive della lotta a un qualcosa di annacquato che sia  accettabile ad un maggior numero di persone possibile.
E non bisogna per forza essere in migliaia per portare avanti azioni incisive, anche pochi individui con determinazione e ingegno possono fare la differenza, non certo i soldatini pronti sull’attenti alla chiamata dell’emergenza di turno. Non possiamo piu aspettare, non possiamo piu tergiversare sull’orlo del baratro. Il nemico non è solo quel fantoccio di Salvini. Il nemico è ovunque, è sempre presente, infesta in molte forme la nostra esistenza, veramente  non c’è che l’imbarazzo della scelta! Come tra l’altro recitava il titolo di un opuscolo pubblicato qualche anno fa…i tempi non sono cambiati, anzi nubi sempre piu nere si addensano all’orizzonte, non è ora  di giocare al ribasso ma di alzare il tiro!!!
Facciamo in modo che i cieli tornino a bruciare…

Alcune individualità anarchiche e ribelli dell’isola