Milano – Succede in Corvetto

riceviamo e diffondiamo un volantino su uno sgombero nel quartiere Corvetto a Milano:

SUCCEDE IN CORVETTO

Milano, quartiere Corvetto. Ore 9 del mattino di lunedì 23 luglio 2018. La polizia entra nel palazzo di via Panigarola al numero 8 per eseguire lo sgombero di una casa.

In questo alloggio è presente un ragazzo molto giovane senza documenti che, spaventato dall’arrivo degli agenti che gli puntano le pistole, tenta di calarsi dal balcone. Qualcosa va storto e cade rimanendo steso sul marciapiede fino a che, dopo più di un’ora passata a ricevere insulti dagli sbirri, viene portato all’ospedale. Nel frattempo la polizia, come se non fosse successo nulla, prosegue nell’esecuzione dello sgombero senza fare avvicinare nessuno. A coloro che chiedono come mai c’è una persona distesa sul marciapiede accennano in modo vago che un ragazzo sarebbe “scivolato”. Strano, in genere non si scivola dai balconi senza motivo. Senza dimenticare che quest’espressione in bocca alle guardie risveglia ricordi abbastanza cupi della storia milanese…

Ma torniamo a noi: l’arrivo della polizia, il tentativo di fuga di un ragazzo spaventato e una caduta da un balcone. È il prezzo da pagare per chi viene consideratx irregolare in questo paese?

Il razzismo dilagante contribuisce a creare terreno fertile per i soprusi di chi esercita il potere: sbirri, Aler e Comune si sentono ancor più autorizzati a spaventare o ad usare violenza se pensano di avere a che fare con persone isolate dalle comunità a maggioranza bianca e italiana.

Rompere il silenzio permette almeno di non essere complici di fatti come questo.

Tre giorni dopo i fatti di cui sopra, un nutrito gruppo di persone solidali, del quartiere e provenienti da altre zone, si trovano in piazza gabriele rosa. Qui le raggiunge il ragazzo, che dimesso dall’ospedale con entrambe le gambe ingessate e senza neppure una carrozzina per potersi muovere, racconta con coraggio l’accaduto. Subito dopo un corteo parte per le vie del quartiere. Dalla piazza non si vedono passare mai pattuglie, solo la digos guarda la situazione stando a distanza.

Sappiamo che un’esistenza dignitosa comporta prendersi ciò di cui si ha bisogno lottando, senza dover chiedere ed elemosinare nulla: occupare le case, vivere le strade, intessere relazioni non mediate dal consumo e dal denaro e non dover essere costrettx a scappare se si è senza un pezzo di carta che dichiara l’aver diritto o meno di calpestare il suolo italiano.

Se le guardie alzano il livello delle loro violenze le possibilità sono due: far finta di niente e chiudersi in casa nella speranza che non arrivi il nostro turno, o decidere di alzare la testa, magari contrattaccare.

Organizzarsi per far fronte comune contro la violenza razzista e dello Stato è un buon punto da cui partire.

Chi non lotta ha già perso!

Abitanti del quartiere