Cagliari – Comunicato su istigazione a delinquere riguardo agli ultimi episodi

Istigazione a delinquere?

Sempre contro fascisti e polizia!

 

“Giusto e legale non coincidono, bisogna scegliere da che parte stare”

Scritta su un muro

 

In seguito all’affissione di un manifesto che ha suscitato un inaspettato clamore mediatico nonché l’indignazione di giornalisti, politici locali, fascisti vari e i soliti sindacati di Polizia, nei giorni scorsi alcuni di noi sono stati convocati per un interrogatorio dal P.M. Guido Pani, della Direzione Distrettuale Antiterrorismo del Tribunale di Cagliari, in quanto indagati per “istigazione a delinquere”. Il manifesto in questione pubblicizzava una serata benefit antifascista in programma per venerdì 27 Luglio a Cagliari, nel quale si esprimeva solidarietà a Paska, Ghespe e Giovanni, tre nostri compagni in carcere con l’accusa di tentato omicidio per  un’azione  contro la libreria di Casapound “Il Bargello” avvenuta a Firenze la notte di Capodanno 2017, durante la quale un artificiere della Polizia ha perso una mano e un occhio nel tentativo di disinnescare l’ordigno lì posizionato.

 

Visto il clima venutosi a creare in città, non quello che tipicamente precede una semplice festa benefit, abbiamo pensato di socializzare la nostra situazione e abbiamo condiviso con alcuni solidali l’organizzazione di un’altra iniziativa, che oltre alla raccolta di soldi per i tre compagni arrestati, potesse dare voce collettiva ai più recenti momenti di repressione vissuti in città. Dal nostro caso a quello della militarizzazione degli sfratti e al loro costante aumento, fino allo sgombero di un’occupazione all’università, il filo conduttore che abbiamo voluto tenere è la divisione netta tra chi lotta contro l’autorità, chi è sfruttato e si auto-organizza da una parte, e i padroni, gli sgherri che li proteggono e i fascisti che fanno lo stesso gioco dall’altra.

 

In un momento storico nel quale il neo-ministro dell’Interno Matteo Salvini blinda i porti italiani e avverte che per i migranti “la pacchia è finita”, di fatto chi scappa dalla guerra e dallo sfruttamento continua a morire annegato. Nelle piazze delle nostre città, militanti e simpatizzanti della Lega, di Forza Nuova e di CPI – sentendosi ogni giorno più rappresentati e legittimati – sparano, accoltellano e si organizzano in ronde, sporcandosi le mani per la politica che li autorizza a farlo.

 

Nel contesto attuale, in cui il razzismo sociale e la guerra tra poveri dilagano, attaccare i fascisti con ogni mezzo serve a rinfrescare la memoria ai camerati e a chi li sostiene, affinché non dimentichino mai che per loro non deve essere concesso nessuno spazio se non quello delle fogne, da cui devono stare bene attenti a far uscire il loro sudicio muso. Esprimere solidarietà a tre compagni accusati dagli sbirri di aver agito in questo senso a noi sembra davvero il minimo da fare.

 

E la polizia?

Le guardie esistono per garantire a chi detiene il potere di poterlo conservare a scapito degli sfruttati, fin dalla notte dei tempi. La santa legalità si sostanzia a suon di retate, di sfratti e sgomberi, di operazioni “strade sicure”, di daspo urbani e di tutto ciò che chi comanda spaccia per sicurezza, mentre altro non è che strumento oppressivo per i più e repressivo per chi nell’ordine costituito non ci vuole o non ci può rientrare.

 

Le forze dell’ordine son coloro cui spetta il compito di raddrizzare tutto ciò che esce dal seminato; sono quelle che a Genova e a Nantes, per fare gli esempi più recenti, uccidono a sangue freddo due giovani; sono quelle che buttano per strada chi non si può permettere di pagare l’affitto e occupa una casa; sono quelle che i fascisti li proteggono e li coccolano, presidiando le loro sedi e tenendo alla larga chi non gradisce la loro presenza. Scegliere di eseguire questo compito infame dovrebbe comportare una necessaria assunzione di rischi e responsabilità. Quando il proprio mestiere è spegnere il fuoco della rivolta, dovrebbe essere chiaro a tutti che il pericolo di rimanere scottati sia sempre dietro l’angolo. Che la violenza che loro stessi provocano a volte gli torni indietro, anche fortuitamente, è cosa ben sperata.

 

Il sentiero che porta alla vita per cui ci battiamo è lastricato di molti più ostacoli che scorciatoie. Nel nostro continuo sperimentare e andare a tentoni, poche sicurezze ci danno fondamentali punti di riferimento, come aver chiaro chi sono i nostri nemici. Ben coscienti che la legalità spesso rappresenti l’esatto contrario della giustizia, ciò di cui siamo accusati è per noi la base del nostro agire, consapevoli che non c’è rivolta senza istigazione. Perché tanto più il potere prova a stringersi attorno a noi, tanto più noi sapremo che per resistere è necessario delinquere.

 

Solidarietà con Paska, Ghespe e Giovanni.

Gli organizzatori del primo benefit