Critica a “Ideologia del vittimismo” di Wolfi Landstreicher

Il discorso insurrezionalista si è situato come una forza iconoclasta all’interno del pensiero anarchico. La sua critica cerca spesso di analizzare e sovvertire il sottile sinistrume di molti discorsi apparentemente radicali. Questo è importante. Questo ha valore.

Tuttavia trovo fastidioso che in mezzo a queste cose vi si trovino anche grossolane generalizzazioni, ignoranza nei confronti del materiale che viene criticato, e un rifiuto totale di riconoscere la natura sfaccettata di molti inquadramenti teorici. Con questo testo, mi concentrerò sulla critica del femminismo nei lavori di Feral Faun/Wolfi Landstreicher, perché la trovo generalizzante e disinformata, e perché finora non ha ricevuto solide risposte da anarchicx o femministe.

Uno dei testi chiave prodotti dagli anarchici insurrezionalisti per contrastare la teoria femminista è “L’ideologia del vittimismo” di Feral Faun, che si può trovare nella raccolta “Feral Revolution” [in italiano in “Saggi e polemiche – Testi di Feral Faun/Wolfi Landstreicher”, edizioni Hoka Hey! 2018]. In questo testo, Feral Faun ipotizza che il femminismo e il vittimismo siano inseparabili e che, per questo motivo, il femminismo si rivolge alle strutture del dominio, come lo stato, in cerca di supporto. C’è molto da dire su questa argomentazione; indubbiamente descrive alcune tendenze del pensiero femminista. Purtroppo, però, Feral Faun trasforma il femminismo in un’ideologia monolitica, spogliandolo di tutte le sue differenze e sfumature.

L’impalcatura di questo testo si basa su una scritta murale vista da Feral Faun che dice “Gli uomini stuprano”, e che lui sostiene che “con ogni probabilità” è stata fatta da una femminista. Cita mai alcun estratto da testi femministi per supportare questa tesi? No. Riconosce mai che questa analisi non è valida per tutta la teoria femminista? No. Al contrario, fa affermazioni vuote senza mai un riferimento al campo teorico che sta criticando.

Il femminismo “promuove paura, debolezza individuale (e di conseguenza dipende da gruppi di supporto con base ideologica e dalla protezione paternalista delle autorità)”. Quello di cui Feral Faun non si rende conto è che queste precise questioni sono state affrontate all’interno del discorso femminista. Prendiamo per esempio quanto scrive Germaine Greer* in “The female eunuch”: “Gli oppositori al suffragio femminile si lamentavano che l’emancipazione delle donne avrebbe significato la fine del matrimonio, della moralità e dello stato; il loro estremismo era più preveggente della soffice benevolenza dei liberali e degli umanisti, che pensavano che dare alle donne una misura di libertà non avrebbe sconvolto nulla. Quando raccoglieremo il raccolto che le inconsapevoli suffragette hanno seminato vedremo che gli oppositori al femminismo, in fondo, avevano ragione” (Eunuch, p. 12). Valerie Solanas, nel Manifesto SCUM, spinge al sabotaggio, alla rivolta informale, all’azione diretta, ad evitare le tattiche di disobbedienza civile, e alla distruzione del capitalismo e dello stato. Le femministe radicali hanno spinto oltre la loro critica allo stato nei loro lavori (vedi per esempio Emma Goldman, No more fun and games journal, ecc.). Il fatto è che vi è un’ampia critica alle strutture gerarchiche di potere all’interno del femminismo e perfino un’esplorazione superficiale della teoria femminista lo dimostra. La frase di Greer è in diretta contraddizione con il tentativo di Faun di liquidare il femminismo. Lei si oppone allo stato, alla moralità, al matrimonio, tutte questioni che Faun/Landstreicher ha affrontato nei suoi lavori. Dobbiamo supporre che Faun non sia familiare con i lavori di Greer, un’anarchica dichiarata e figura importante della teoria che Faun critica; o di Valerie Solanas, una delle più scellerate icone femministe? O è più semplice ignorare scritti di questo tipo, dato che non si adattano alle distorsioni del femminismo che Faun cerca di fare?

Faun prosegue dicendo che il femminismo “sposta l’energia degli individui da un esame della società nella sua totalità e del loro ruolo nella sua riproduzione”. Mentre è assolutamente vero che il femminismo liberale e riformista manca di una critica della totalità, questo non lo rende vero per il femminismo nel suo insieme. L’eco-femminismo cerca di connettere tutte le forme di oppressione – patriarcato, razzismo, antropocentrismo, ecc. – e lega tutto questo a una critica alla civilizzazione in sé. Il discorso poetico di Susan Griffin sulla civilizzazione e il patriarcato, “Woman and nature”, è una forza all’interno della critica anarchica ecologista di cui può essere considerato parte anche Faun. Fa tutte le connessioni alla totalità che Faun sostiene che il femminismo non possa fare. Ma il lavoro e la sua scrittrice sono esplicitamente femministe. Un altro esempio di femministe che fanno le connessioni tra le varie forme di oppressione è l’espressione “patriarcato capitalista suprematista bianco” che la scrittrice bell hooks usa nei suoi lavori (vedi Feminism for Everybody). Anche se certamente questo non porta a criticare la stessa civilizzazione, manda comunque in pezzi la falsa idea di Faun secondo cui il femminismo non fa le connessioni con altre forme di dominio al di fuori del patriarcato.

Inoltre, Faun sostiene che l’ideologia del vittimismo presente nel femminismo crea una visione in cui “la famiglia, i poliziotti, la legge, la terapia e i gruppi di supporto, l’educazione, le organizzazioni ‘radicali’… sono qui per proteggerci”. Sono già stati dati abbastanza esempi per confutare questa intera affermazione. Trovo impossibile credere che, nello scrivere o fare ricerche per questo testo, Faun non abbia mai incrociato nessun lavoro femminista che contraddicesse questo messaggio. Lo stesso concetto base di questo testo – il fatto che il femminismo si basi sullo status di vittima – è stato affrontato da femministe della terza ondata come Naomi Wolf (vedi Fire with Fire). Mi sento sicura di affermare che o Faun non ha fatto alcuna ricerca sul femminismo nonostante abbia scritto diverse volte riguardo ad esso, oppure ha deliberatamente ignorato l’ampio spettro di teorie femministe, allo scopo di portare avanti la sua propria ideologia anti-femminista.

Nei suoi lavori più recenti pubblicati come Wolfi Landstreicher, Faun ha criticato il femminismo per la sua incapacità di trascendere il binarismo di genere. In “Against Binary Gender” da “Willful Disobedience, selezioni dal vol.2 # 10-12”, Landstreicher/Faun afferma incoerentemente: “Criticare  la miseria della pratica del femminismo e il vuoto di molti dei suoi costrutti teorici che lo hanno lasciato incapace di affrontare veramente il genere e andare oltre ad esso, perché ci si immagina una liberazione dalle costrizioni del genere che non è l’omogenizzazione in un’androginia universale, ma piuttosto l’apertura dell’intero spettro di espressioni particolari dell’individuo nelle sfere sessuali e passionali, e di ogni altra sfera che il genere ha condizionato – tutto questo è considerato pura arroganza, ancora di più se a dirlo è un uomo”. Vediamo di decostruire le argomentazioni esposte qui.

Il femminismo sarebbe “incapace di andare oltre al genere”. Mentre molte femministe della prima e seconda ondata hanno supportato l’essenzialismo di genere, questo è stato affrontato dalle moderne teorie femministe, queer e gender theories. L’idea stessa di eliminare il binarismo di genere è centrale nella teoria di genere postmoderna e in buona parte del femminismo della terza ondata. Judith Butler ne ha parlato lungamente nel suo libro “Gender trouble”, e persone transgender come Leslie Feinberg hanno approfondito ulteriormente l’analisi del binarismo sessuale e di genere. L’affermazione che il femminismo cerchi “l’omogenizzazione in un’androginia universale” può anche essere confutata con una semplice occhiata alla gender theory. Questa esatta questione viene affrontata da Kate Bornstein nel suo libro “Gender Outlaw”. Lxi afferma che lo stesso concetto di androginia sostenga il binarismo di genere, e che dovremmo, proprio come suggerisce Landstreicher, “aprire l’intero spettro delle espressioni particolari di ognunx”.

La parte più bizzarra della lunga tirata di Wolfi è il finale, in cui dice “se a dirlo è un uomo”. Landstreicher sembra denigrare il femminismo per il fatto di rimanere ancorato all’identità femminile, ma gli va bene usare la sua identità di “uomo” se lo aiuta nel liquidare le preoccupazioni femministe. Quindi dobbiamo sbarazzarci del genere binario, ma è accettabile usarlo per screditare le femministe accusandole di un presunto sessismo al contrario?

Tutti i lavori di Landstreicher/Faun sul genere sono allo stesso tempo confusionari ed esasperanti. Neanche una volta fa riferimento a un testo femminista per sostenere le sue affermazioni, e tutte le sue caratterizzazioni del femminismo possono essere smontate con uno sguardo anche minimo alla teoria femminista. Sembra che, nel desiderio di essere una “palla da demolizione” dell’ideologia, il pensiero critico passa in secondo piano rispetto ad affermazioni senza fondamento e false rappresentazioni. Quello che è più fastidioso è il modo in cui questi lavori vengono supportati all’interno dell’ambiente insurrezionalista, e come l’anti-femminismo sembri dilagare all’interno di questa comunità, quasi sempre rigurgitando le stesse argomentazioni presentate da Faun/Landstreicher e, proprio come fa lui, senza alcun riferimento ad esempi reali.

Non voglio sostenere che il femminismo sia intrinsecamente completo od onnicomprensivo nella sua critica. Sento che un contributo anarchico al femminismo sarebbe valido e illuminante. Quello che non auspico invece è un’ulteriore dose dello stesso anti-intellettualismo e vuoto teorico che sembra comporre molte delle critiche post-sinistra alla teoria femminista. Se continuiamo ad accettare le accuse al posto delle ricerche, e la falsa rappresentazione al posto dell’impegno reale all’interno di quello che viene criticato, siamo destinati a rimanere vuoti nell’analisi come qualunque ideologia che possiamo immaginare.

Autrice: Lilith

Titolo originale: Gender Disobedience: Antifeminism and Insurrectionist Non-dialogue

Data di pubblicazione: 2009

Fonte: http://theanarchistlibrary.org

*NdT: Allo stesso tempo Germaine Greer, nonostante le sue critiche ai ruoli di genere come costrutti culturali, ha espresso più volte nel tempo posizioni transfobiche, non riconoscendo alle donne trans la loro identità di donne e addirittura dipingendole come agenti del patriarcato. Ovviamente non condividiamo per nulla tali tipi di posizionamenti ritenendo che ogni identità di genere autodefinita abbia uguale legittimità e che le donne trans possano e debbano essere incluse negli spazi femministi, a prescindere dalla specificità del loro vissuto rispetto a quello delle donne cisgenere.