Per la miseria

riceviamo e pubblichiamo una risposta a “Della miseria – appendice ad un manifesto anarchico”

Per la miseria… svegliarsi la mattina e apprendere di essere destinatari di una dura e articolata reprimenda che, prendendo le mosse da alcuni episodi di poco conto, giunge fino ad esprimere preoccupazione per lo smantellamento di alcuni principi fondamentali dell’anarchismo!

Per la miseria! E’ pur vero che un’addizione di piccoli episodi possono fare una grande leggenda, ma è pure vero che il contenuto rimane di poco o nullo interesse se si guarda ai fatti all’interno dei loro contesti. Fatti e contesti che se non si conosce, ci si applica per conoscere. Questo dovrebbe essere il metodo di chi esprime la propria opinione sulla base delle sue proprie idee e accerta i fatti attraverso verifiche e riscontri. Al contrario, il saccente che non si abbassa al confronto, il passivo telespettatore o l’internauta (che si visitino siti “militanti” o beceri giornali on line, poco importa) deducono la realtà esclusivamente dalla sua narrazione e poi la trasformano in Storia. Spesso condiscono la minestra con un pizzico di sensazionalismo e onorano i loro personaggi del cuore con diagnosi psicanalitiche degne delle migliori sale da parrucchiere. Roba da lasciare perdere. Per questo mi sarei risparmiata di battere sulla tastiera stamattina se non fosse che mi è parso necessario correggere e rettificare poche affermazioni contenute nel testo titolato “della miseria” e fatto circolare via mail e anche su siti, recentemente. Per il resto delle affermazioni, invece, cito il famoso pensatore rumeno di cui si è servito l’estensore dello scritto di cui sopra: “a che serve polemizzare con il nulla?”

Al termine dell’udienza per direttissima contro un compagno arrestato nei pressi del cantiere TAP e appreso che era stato messo agli atti un manifesto dal titolo “piovono pietre”, è vero, ho sbottato all’indirizzo di una persona presente chiedendogli che dicesse ai suoi di questa acquisizione. L’intento di tracciare un profilo psicologico del compagno attraverso quel testo era, NATURALMENTE, una delle solite idee geniali di un pm, non certo una mia congettura o timore. Né io né nessun altro si è permesso di affermare che durante un processo non si possa scrivere manifesti di ogni tipo o che chiunque possa portare avanti le lotte come pare e piace. Ne sono prova i più recenti fatti accaduti lontano e vicino al cantiere di San Basilio a San Foca.

Tutto sommato, che i fatti e le parole siano stati riportati in modo corretto o distorto, che le telefonate che si citano siano avvenute nell’esatta sequenza riportata, che si sia usata la messaggistica di WhatsApp per comunicare, scusate, a chi volete che importi? Io mi auguro che non importi davvero a nessuno poiché il contrario sarebbe davvero un sintomo di malessere grave. Sarebbe il sintomo di inedia e indolenza talmente profonde da fare precipitare i compagni in una specie di voyeurismo giustificato dalla tensione rivoluzionaria, o meglio, del suo fantoccio. Una pratica degradante che avrebbe il potere di azzerare ogni fantasia, ogni slancio di ribellione, anche il più semplice.

Quanto al senso della mia ed altrui partecipazione alla lotta contro il gasdotto, alle sue modalità, alla scelta dei compagni con cui si condividono pezzi di strada, preferisco non scriverne qui, ma usare altri mezzi e altri spazi che mi sono più congeniali. Qui basti dire che molto è cambiato dai tempi in cui l’abbattimento di un muretto a secco destava scandalo e preoccupazione tra i no tap. Oggi la stessa gente, a voce e per iscritto, grida con convinzione che accanto a Saverio il giorno dell’arresto c’erano tutti, che al fianco dei feriti dai manganelli, insieme a chi blocca le strade con le pietre, ci sono tutti. Qui non si vuole affermare che il presidio no tap sia un pullulare di rivoluzionari, ma solamente che la voce di quella resistenza certo non si può sentire dai social media.

Concludo ringraziando dell’onore concessomi con ben cinque pagine di eloquio forbito.

C.