Nessun ingiuria senza risposta

riceviamo e pubblichiamo questa a risposta al testo “Ossimori e Ovvietà”

NESSUNA INGIURIA SENZA RISPOSTA – LUOGHI COMUNI DURI A MORIRE

le deleterie eredità del Novecento

Nessuna ingiuria senza risposta A5

Nessuna ingiuria senza risposta A4 OK

_Quando c’incontrammo […] dicemmo all’unisono. «Quando parlo con un comunista mi dicono che penso da anarchico e quando parlo con un anarchico mi dice che sono un comunista…», con la nostra prosaicità tipica del genovese autentico, e vieppiù sampierdarenese, esprimemmo reciprocamente una lieve smorfia di sorriso, tipica del luogo._

Anonimo genovese del XXI secolo.

_«Quando parlo con un comunista mi dice che penso da anarchico e quando parlo con un anarchico mi dice che sono un comunista…». Con la prosaicità tipica del milanese, gli rispondo: «Pirla!»._

Anonimo milanese del XXI secolo.

CON PIACERE PUBBLICO IL BREVE SAGGIO DI AGUSTÍN GUILLAMÓN, in risposta alla critica _Ossimori e ovvietà_,  pubblicata dal sito
_Finimondo_ (https://finimondo.org/node/2164 ) al suo libro: _Contro l’anarchismo di Stato. Tesi sulla Guerra di Spagna e la situazione rivoluzionaria esplosa in Catalogna il 19 luglio 1936._ _Il
Rapporto segreto di Helmut Rüdigher_. Michel Olivier, _La tragedia della Spagna non ha limiti, _All’Insegna del Gatto Rosso, Milano,
2017[1].

La critica di _Finimondo_ ha l’encomiabile merito di inanellare una bella dose di quei luoghi comuni germogliati durante il Novecento. Il cosiddetto «secolo breve», durato fin troppo, benché nella sua sostanza si sia concluso da più di vent’anni, quando la crisi del modo di produzione capitalistico ha gettato nell’immondezzaio della storia tutte quelle illusioni sorte, non sull’onda delle vittorie proletarie, bensì sulle sconfitte.

Sconfitte cui concorse l’azione congiunta di fascismo, stalinismo e democrazia che, coniugando, alla bisogna, modalità differenti – nonché il micidiale contributo di due guerre mondiali -, _normalizzarono_ i proletari, aggiogandoli al carro del capitale, offrendo loro un illusorio ed effimero benessere, il Welfare State. Un benessere, pagato a caro prezzo, con lotte e sacrifici, che assicurò (almeno in Occidente) trent’anni di pace sociale.

In quei frangenti, ogni velleità di sovversione – comunista, anarchica o anarco-comunista – venne emarginata. I superstiti, tranne apprezzabili eccezioni, sopravvissero coltivando orticelli che, vieppiù si immiserivano, tanto più i coltivatori si frazionavano, incaponendosi in sciocche gelosie, gli uni nei confronti degli altri.
Fare l’elenco di tante miserie, sarebbe peggio che sparare sulla croce rossa. Preferisco lasciare la parola a Guillamón. Certo, Guillamón è marxista – e io pure lo sono -, ma sulla NECESSITÀ DI ABBATTERE LO STATO, QUALSIASI STATO, oggi, lasciatecelo dire, siamo più anarchici di tanti anarchici che recitano tristi spettacoli nei teatrini della politica politicante.

E così, sia chiaro una volta per tutte: sovversivi (anarchici e comunisti) da una parte, liberal-democratici e nazionalisti di ogni risma, dall’altra!

d. e., Milano, 20 maggio 2018.

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[1] Piaccia o non piaccia, Agustín Guillamón è sicuramente il maggior storico della Guerra civile di Spagna. Vedi la bibliografia dei  suoi scritti (nove libri e decine di articoli, alcuni tradotti in
italiano e francese) in: Guillamón Agustín, _I Comitati di Difesa della Cnt a Barcellona (1933-1938). Dai Quadri di difesa ai Comitati rivoluzionari di quartiere le Pattuglie di Controllo e le Milizie
Popolari_, Introduzione: Dino Erba, _Spagna 36. Una rivoluzione impossibile? O l’impossibilità della rivoluzione?_, All’Insegna del Gatto Rosso, Milano, Nuova edizione,  2018, p. 168.