Beznachalie – “Ecce homo maschio” di Juan

riceviamo e pubblichiamo quest’anteprima di Beznachalie n.13, il giornale con l’inserto completo uscirà nei prossimi mesi

ECCE UN HOMO MASCHIO !!

(NEL TESTO LA PAROLA MASCHIO VERRA’ UTILIZZATA TANTO CON ACCEZIONE NEGATIVA CHE COME DATO DI FATTO FISICO E MENTALE)

A QUANDO L’EMANCIPAZIONE ANTI-AUTORITARIA DEL RUOLO MASCHILE ?

Scrivo consapevole di essere soggetto alle imposizioni autoritarie del maschio. Scrivo avvantaggiato dai miei privilegi di uomo bianco eterosessuale, caratteristiche generiche del canone sociale, del ruolo maschile ; ma con la volontà di liberarmi da certe zavorre morali e relazionali…

Scrivo perché sono arrivato alla conclusione che il “maschio” dovrebbe intraprendere dei percorsi di lotta in quanto appartenente al genere maschile, partendo da se stesso, attraverso un percorso autonomo di “maschi-lismo anarchico” che deve essere differente dal femminismo antiautoritario .Questo provando a costruire dei mezzi e metodi teorici/pratici di conoscenza e consapevolezza di se stessi nella quotidianità e nella lotta in generale, in quanto uomini che tentano di liberarsi delle gerarchie sociali. ATTENZIONE! Differente non vuol dire contro o distaccato da, anche perché queste mie riflessioni e autocritiche derivano da un certo femminismo. Per differente si intende la necessità di un’ evoluzione propria, diversa perché siamo uomini. Un’ evoluzione maschile che porti a differenziarci e staccarci dall’ omogenizzazione acritica, ma pensata e sentita in base al ruolo e “classe” che formiamo come uomini maschi e che continuamente riproduciamo  in questa società autoritaria.

Scrivo perché penso che l’emancipazione dell’uomo come maschio debba passare attraverso la distruzione del patriarcato, e questa dovrebbe avvenire in equilibrio con la liberazione da ogni autorità. La (mia) concezione anarchica individuale non può prescindere da uno sguardo autocritico e radicale dei nostri privilegi oppressivi e dei tanti ruoli autoritari che rappresentiamo di questa società. Credo quindi sia necessario un generale sguardo critico della realtà anarchica italiana,europea e occidentale perché inserita in un’ area culla di fasce privilegiate e benestanti di questa società.

Scrivo perché il mio obiettivo è la distruzione del regolamento gerarchico, la sua sistematizzazione e la distruzione della sua stessa e della mia subordinazione alle autorità. E credo che questo sia possibile attraverso la distruzione del patriarcato, inteso come metodo gerarchico basilare,fondamentale della società capitalistica, così come di ogni altro ruolo gerarchico di sub-o-ordinazione: comandante/soldato, padre/padrone,capo…da rifiutare indipendentemente dai panni che vestiamo, sia che si è : uomini,donne,bianchi,negri,gialli,etero,bisex,froci,lesbo…

Scrivo perché è da anni che penso, che ciò che ha portato avanti il femminismo antiautoritario sia una lotta necessaria e basilare. Ovviamente ci sono tante correnti e sfumature del pensiero femminista,delle quali non posseggo una profonda e totale conoscenza; mi interessa e solidarizzo con quello antiautoritario, non moralista e politicamente molto scorretto; ovvero quello che gioca ed espropria forme e concetti moralmente corretti o incorretti delle diverse teorie e pratiche del TIPO (DEVENIR PERRA in spagnolo di LLTZIAR Ziga e King Kong Theorie. Editions Grasset et Fasquelle ,Paris, 2006.In italiano King Kong Girl, editore >Einaudi 2007).

Scrivo perché è da anni che il mio sguardo è puntato su ciò che è stato fatto, sia di pratico che di teorico,dalle femministe in quanto antiautoritarie; affascinato, senza idealizzazione, da alcune teorie e pratiche molto essenziali che sono riuscite ad unire ed inglobare la profondità dell’individuo con la collettività e la lotta in generale; basti pensare,per esempio a certe azioni delle rote zora.

Scrivo perché il mio obiettivo è la distruzione di ogni autoritarismo, a me interno od esterno, e quindi  non contemplo il rispetto per qualsiasi vita sacrificata all’adorazione di specifiche lotte o rivoluzioni: non sono un prete che accoglie tutti nel regno di dio.

Scrivo per chi tende e sente che liberarsi dall’autoritarimo/sessismo/macismo della famiglia gerarchica del patriarcato, non è questione di riforme o diritti; voglio provare a non cementificarmi nei miei privilegi, ma allo stesso tempo non voglio essere una sorta di “protettore”dei cosiddetti più “deboli”,ne incitare alla sacralizzazione di questi “soggetti ”infantizzandoli e tramutandoli in esseri intoccabili e non criticabili…Cerco complici affini,compagni/e di lotta…

Scrivo perché la lotta contro l’autoritarismo/sessismo/macismo credo parta innanzitutto dall’individuo,dalla sua coscienza e dai suoi infiniti modi (anche contraddittori), che possiede per affrontarli. Affrontandoli, l’individuo rischia di contraddirsi,omogenizzarsi a tutti nei modi,tempi e mezzi, perdendo la possibilità della scelta cosciente e personale e trasformandola in costrizione sociale con l’odiosa sensazione di un fondamentalismo di fatto:(il parlare politicamente corretto/scorretto, parlare in maschile/femminile, il volere che tutti partecipino a certi percorsi di lotta pacifica/lotta violenta).

Scrivo perché l’individuo, l’io, è pieno di contraddizioni, essendo oppressore e alla stessa maniera oppresso condizionato dal contesto dove è nato e cresciuto. Nato in una famiglia povera,immigrata del sud, cresciuto nel ghetto povero degli zingari,  in seno a problemi di alcolismo e violenza familiare…sta a me come individuo prendere o provare,per quanto mi sia possibile, le redini della mia vita,grazie ad uno sguardo generale e poliforme verso il mio essere e il tutto,senza cadere nei concetti moralisti dell’autorità: innocenti/colpevoli. Siamo responsabili (chi più chi meno) di questa società autoritaria. Però mi pongo come parte attiva (con tutti i miei limiti) nella lotta alla sua distruzione. Con le mie grandi e piccole contraddizioni. Diffido di me stesso appena credo di essere libero da ogni imposizione,percependomi e parlando dall’alto dell’ ego-centrismo di chi si sente il più libero e il più puro.

Scrivo perché bisogna stare attenti al doppio filo a cui ci lega L’AUTOCRITICA: mezzo positivo, ma anche molto distruttivo, dallo sguardo severo/moralistico/accusatore sulle situazioni e su noi stessi,portando così all’autodistruzione e suicidio della persona e di percorsi/situazioni. L’isolamento non è il mio obiettivo, penso che ogni prassi ribelle ed anarchica lotti contro l’isolamento cercando di accrescere  la lotta di attacco e la collettività combattiva, e la sensibilità non dogmatica (che spesso manca).

Scrivo perché non intendo proporre un percorso di lotta basato sul separatismo maschile totalitario ( anche se non vedo di malocchio che uomini maschi che posseggono più confidenza e più affinità in questo percorso di lotta approfondiscano certi sentimenti,modi e ruoli. Penso che ognuno si organizza come vuole e con chi vuole, anche individualmente. Sono sempre dalla parte dell’ eterogeneità e della sperimentazione.)Ma sento come bello un percorso basato sulla necessità di volgere lo sguardo verso noi stessi,verso la nostra interiorità e i nostri sentimenti, in quanto repressi/oppressi e privilegiati/oppressori. Una conoscenza del nostro essere in quanto maschi e del ruolo che rappresentiamo. Una conoscenza profonda e necessaria perché l’educazione maschile è fortemente caratterizzata dal non guardare i propri sentimenti. Quanti di noi in una relazione non hanno compreso il proprio malessere o il malessere generale con l’altra persona , il non capire che cazzo accadeva???Rimanendo rincoglioniti,senza capire cosa provassimo e ci corresse nella testa???? Creando così più sofferenza /represso e repressore????In generale la società va verso l’anestetizzazione , basta pensare a quella tecnologica (strettamente collegata a parer mio alle relazioni autoritarie di patriarcato – da non sottovalutare, ma di cui sarebbe necessario parlare in un altro momento-). Anestetizzazione che, volenti o nolenti, rappresentiamo. Ma, come maschi, dobbiamo aprirci ad una conoscenza dei nostri sentimenti , anche quelli sessuali…pensando alla poca consapevolezza che ho,mi domando se non sia tutto questo a renderci insensibili!!!Penso di si!!!Per questo penso sia ora che ci si apra alla conoscenza profonda della sensibilità delle nostre emozioni , per liberarci dal maschio alfa oppressore e da ogni autoritarismo e lottare fianco a fianco delle nostre compagne ,senza fissarci ad identità fisse  e monolitiche di uomini e donne.

Scrivo come uomo,che guardandosi un po’ dentro,si sente e gli piace essere “etero”,conscio che si tratti di un ruolo e di una gabbia; ma le norme sociali/concettuali mi etichetterebbero come bisex,visto che mi piace essere penetrato…io mi sento comunque così!E così sono!Non è un dato di fatto ma come uno si sente. Sensibilità, virilità, paura/vigliaccheria, forza/coraggio, debolezza, sessualità, l’essere penetrato o altre pratiche sessuali, non penso siano questioni dell’essere uomini o donne,ma dell’essere individuo libero, delle sue necessità,piaceri o situazioni in cui ci si trova e decide di trovarsi perché più adatti e consoni ai propri sentimenti che ascolta (ma più spesso non ascolta), nella propria auto-determinazione  e non in funzione al corpo collettivo sociale del gruppo o dell’altro.

Scrivo agli uomini che come me  provano a distruggere il maschilista interiore,ma che spesso continuano e continuano e continuano…a vomitarlo e riprodurlo…a quelli che sono consapevoli che le metodologie autoritarie e misogine sono ancorate al nostro essere maschi,disseminate e naturalizzate nel nostro essere interiore,riproducendole come maschi privilegiati ,indipendentemente che ci si senta etero,frocio,bisessuale,trans…in fondo dentro di noi abbiamo la paura misogina….

Scrivo a chi è cosciente che la polarità maschio/femmina è un metodo e mezzo di indottrinamento della società autoritaria(altro mezzo sono le nuove tecnologie). So che non potrò liberami dal ruolo binario, ma con il mio metodo individuale lo trasformo,lo deformo,lo modifico,lo cambio,lo muto,lo altero,lo commuto,lo traviso, lo fraintendo,lo sciupo,lo gusto, lo danneggio,lo imbottisco,lo deturpo e infine lo rovino…a mio piacere giocandoci cinicamente godo,vivo/lotto!!!…

Non scrivo al super guerriero cazzuto!!Scrivo a chi, come me,ha le sue paure e per la sua educazione di maschio le nasconde,dovendo essere”coraggioso” per non sentirsi inferiore ,declassato, per proteggere il suo ruolo di merda privilegiata. Scrivo a chi tristemente come me,per essere uomo,non piange mai, perché da piccolo la prima cosa che mi disse mia madre fu di non piangere come un bambino!!Ma dentro di me vorrei piangere e ritrovare il bambino e non posso perché ormai le mie lacrime si sono asciugate, perché il bambino e i suoi sentimenti si sono persi!!Scrivo a chi reprimendo tutto,ingoia le sue emozioni non normative, diventando il poliziotto di se stesso e degli altri,un mostro insensibile impossibilitato da se stesso a comunicare la propria sensibilità…accumulando frustrazioni sino a perdersi completamente nel proprio silenzio e mutismo ego-centrico ;senza auto-liberarsi dalle frustrazioni con il pianto o altre espressioni,sfoghi, solo per mantenere l’immagine e il ruolo del maschio. Spesso esplodendo,diventando così (da tanto si ha interiorizzato il proprio ruolo) macista,alimentando l’autoritarismo sociale in generale.

Infine scrivo perché ECCE UN HOMO MASCHIO è generalmente consapevole (ma spesso no) delle proprie mancanze ,dei propri limiti e autoritarismi.Sono maschilista per educazione, non sono spesso in grado di affrontare situazioni in cui ci sarebbe bisogno di una profonda sensibilità e tatto, e scappo per paura, di dire o non fare ciò che si dovrebbe fare, per paura che il mostro che ho dentro esploda senza controllo,come potrebbe succedere. E’ qui che si dovrebbe essere coraggiosi ,ma spesso non lo sono ,e lo vorrei essere per non essere giudicato debole, affrontando le situazioni contro la mia volontà…questo però non è coraggio ma sottomissione al ruolo del maschio.

“Ecce un homo” anche con i suoi pregi, che vuole tentare di essere sincero con se stesso,e spesso accade, e che si rimette in piedi di continuo; che lotta per la sua liberazione totale contro lo stato e la società relazionale autoritaria. Lotto e rischio la mia libertà ,perché senza una lotta permanente mi sento morto,vuoto, prigioniero di me stesso…

_”Non siamo garantiti a dichiararci individualisti ,noi non apparteniamo a noi stessi se non giocandoci tutte le volte ciò che rende questo possibile (quindi necessario) se ci ritiriamo indietro (sognando di “chiamarci fuori”) ci sperdiamo nell’esteriorità che ci ospita come prigione, con regolamenti e orari,numeri e riconoscimenti “- A.M.B-

sono testi come questo che mi hanno spinto a scrivere in questa forma,in quanto Virginie Despentes fa una “chiamata” alla fine del suo libro,e ciò mi ha fatto riflettere,lontano dal voler rappresentare nessuno,non essendo un teorico e lontano dall’essere libero dal mio macismo. Ma, penso che mi servirà a sviscerare ed a  incominciare a guardarmi in quanto uomo. Era già da un po’,da quando avevo cominciato a seguire percorsi sui generi e sui ruoli autoritari all’interno di un gruppo anarchico, che desideravo scrivere un testo,su ciò che significa per me,uomo, il patriarcato;parola spesso utilizzata nel nostro percorso,in maniera generalizzata e astratta,che può voler dire tutto e niente. Ho sempre  pensato in che cosa e modo le mie azioni si potessero ripercuotere sulle donne  senza però quello sguardo profondo e generale indirizzato su me stesso,in quanto uomo. Mentre ora ho pensato a come questo potrebbe ampliare la mia conoscenza e sensibilità maschile per provare a liberarmi dai miei privilegi,perché ho capito che mi piace essere uomo ma non mi piace essere maschio.

 

                                                       Juan