Berna, Svizzera – Incendio alla Seco in solidarietà con Afrin

12.05.2018

Dopo la notizia trapelata secondo cui la Seco (Segretaria di Stato dell’Economia) nel 2014 ha autorizzato l’export di Isopropanolo in Siria, questa notte abbiamo appiccato il fuoco alla Seco a Berna. Lo facciamo perché quest’autorizzazione ha manifestato a tuttx con chiarezza l’ipocrisia dell’industria svizzera delle armi – anche la Svizzera fa dei guadagni con le guerre, poco importa quali siano le frasi vuote di Ruag, Rheinmetall e consorti per mascherare il loro sporco affare. Poiché l’ Isopropanolo è una componente del gas tossico Sarin. La nostra azione è, inoltre, parte delle azioni della campagna “Fight for Afrin” che tra l’altro invita all’attacco contro chi nel proprio paese trae profitti dalla guerra.

Noi tuttx sappiamo che l’industria delle armi in Svizzera è economicamente molto importante. I (pochi) limiti all’export sono applicati con troppa disinvoltura e abbassati ogni qualvolta i dirigenti dell’industria delle armi avanzano delle richieste. Basta che parlino di posti di lavoro e si leggono sulle labbra ogni loro desiderio. Questa caso attuale del profitto sulla guerra non ci stupisce affatto poiché fa parte della migliore tradizione svizzera. Non per nulla nelle manifestazioni si dice sempre: Anche le armi svizzere e i soldi svizzeri ammazzano in ogni dove.

Ma solo perché nel capitalismo è normale trarre profitti dalla guerra, non vuole dire che lo si deve accettare come se nulla fosse. Al contrario, tali fatti dimostrano da un lato la brutalità di questo sistema che da ogni situazione, per merdosa che sia, spreme più profitto possibile, ma dall’altro lato sottolineano anche quanto la lotta contro il capitalismo sia importante.

In questo caso, nel 2014 la Seco ha autorizzato l’export di circa 5 tonnellate Isopropanolo in Siria. Quando trapelò la notizia, la Seco ha citato l’ingenuità e la disattenzione come motivi per l’autorizzazione dell’esportazione. Argomentazione tanto idiota quanto incredibile! L’Isopropanolo è una sostanza che può essere utilizzata per la produzione del gas tossico Sarin. Un gas tossico che fu impiegato nella guerra in Siria negli ultimi anni per ammazzare dex civili nel modo più bestiale. Il gas non distingue tra combattenti e civili, tra giovani e anzianx. L’impiego di questo strumento è una delle forme più infide della conduzione di guerra, una forma per la quale lo Stato svizzero è corresponsabile.

Concludendo vorremmo ripetere che intendiamo la nostra azione come parte della campagna militante “Fight for Afrin” lanciata dopo l’entrata dell’esercito turco (e NATO) ad Afrin. Da settimane sono sotto attacco coloro che sono invischiati in qualche modo con lo Stato turco e traggono profitto da questa entrata – le imprese delle armi, le banche, i locali d’organizzazioni vicine all’AKP oppure le rappresentanze dello Stato turco.

Consideriamo questa campagna valida ed importante. Anche se in questo caso si trattava di una fornitura che non andava direttamente a delle forze alleate direttamente con lo Stato turco, è però una fornitura che potenzialmente influiva sull’andamento della guerra in Siria. Inoltre è da specificare che la Seco è corresponsabile del trattato di libero commercio con la Turchia e perciò anche del il flusso di capitale dalla Svizzera in Turchia.

Fight for Afrin!

Difendere il Rojava – niente retroterra tranquillo alla guerra!

fonte: frecciaspezzata.noblogs.org