Tilt numero 2 – Luoghi comuni

È uscito il nuovo foglio

In questo numero:

• Luoghi comuni

• L’anima e gli ingegneri

• Il loro mestiere

• Il proprio dovere

• Unità di misura

• Il grigiore dei giorni nostri

• Il lavoro è un ricatto

• Frammenti

fonte: tiltap.noblogs.org


Luoghi comuni

Tutti noi siamo nati e cresciuti in questo mondo di supermercati e banche, caserme e tribunali, dove fare la fila e chiedere permesso. Ma siamo davvero convinti che sia il solo possibile? Si direbbe di sì, se si considera la reazione provocata da chi sfida certi luoghi comuni.

Se qualcuno mette in dubbio la necessità dello Stato, ad esempio, viene sospettato di volere stupri ed omicidi ad ogni angolo della strada. Eppure una organizzazione sociale basata sull’autonomia e la responsabilità dei singoli individui favorirebbe una diminuzione dei “delitti”, non un loro incremento. Inoltre l’assenza delle forze dell’ordine spingerebbe le persone ad imparare a difendersi da sé, non a rimanere in balìa del sopruso. Infine, lo Stato non può impedire comunque il verificarsi di simili atti, al massimo cercare di punirli (sempre che a compierli non siano i suoi stessi uomini).

Se qualcuno mette in dubbio la necessità del lavoro, viene deriso per voler vivere sdraiato in attesa che un frutto maturo gli cada in bocca dall’albero. Eppure il lavoro non è sinonimo di attività umana, così come Stato non è sinonimo di organizzazione sociale. Il lavoro è lo sfruttamento dell’attività umana, la sua riduzione a produzione di merci e servizi. Il lavoro non viene quasi mai scelto, si prende quello che viene offerto (fosse anche il più nocivo e insensato). Si producono merci scadenti e si prestano servizi mediocri per conto di qualcun altro. Si fatica solo per ottenere denaro con cui comprare merci scadenti e pagare servizi mediocri. Lavoro è il nome dato all’attività umana quando ci si prostituisce all’economia di mercato pur di sopravvivere.

Se qualcuno mette in dubbio la necessità di centrali a carbone e gasdotti, di parchi eolici o solari, viene accusato di voler far morire gli ammalati negli ospedali o voler far vivere i sani nel disagio. Eppure l’energia necessaria all’essere umano per vivere (anche bene) è una minima parte di quella prodotta, la cui stragrande maggioranza serve solo per fare affari, fare politica, fare guerre.

Non abbiamo bisogno dello Stato, possiamo auto-organizzarci senza venire organizzati da altri. Non abbiamo bisogno del lavoro, possiamo costruire e creare senza dover produrre per conto di altri. E non abbiamo bisogno di enormi quantità di energia, possiamo vivere senza dover saccheggiare e devastare il pianeta che ci ospita.

La sola cosa da fare è uscire dai luoghi comuni.

fonte: tiltap.noblogs.org