Opuscolo sul TAP aggiornato

opuscolo TAP
aggiornamento 2018 opuscolo TAP

Contro TAP, contro la Turchia, contro questo mondo.

Le Rote Zora, una rete di gruppi di guerriglia urbana femminista internazionalista tedesca, aveva un’idea semplice della solidarietà internazionalista. Colpire le complicità industriali, politiche e finanziarie degli assassini lontani per mezzo dell’azione diretta: disturbare la produzione, sabotandola, danneggiare i mezzi ed attaccare coloro che sono responsabili delle iniquità. Queste sono le molteplici e variegate possibilità che si offrono agli individui in lotta contro questo mondo.
In questi mesi molta attenzione è stata posta sull’ Operazione Ramoscello d’Ulivo (vedi la campagna internazionalista fight4afrin ) condotta dalla Turchia nei territori del Kurdistan siriano. Tuttavia, se Erdogan può permettersi di fare il bello ed il cattivo tempo, massacrando migliaia di esseri umani e ricostruendo il sogno imperiale ottomano, è solo perché il ruolo geopolitico del suo paese glielo permette: da un lato controlla per l’UE le “nostre” frontiere orientali, tenendo lontani gli indesiderati, dall’altro controlla l’afflusso delle risorse energetiche nel vecchio continente. La centralità del settore energetico per il potere turco è stata sottolineata ancora una volta a metà febbraio 2018, con il blocco militare della nave italiana Saipem 12000 (proprietà di ENI) al largo di Cipro, in acque contese: quegli idrocarburi che i tecnici italiani stanno cercando devono restare nella sfera d’influenza turca, non c’è santo che tenga.
Allora, se la tecnologia non è neutrale, ed il gasdotto TAP sostiene ed alimenta un certo modo di vivere, ancora meno neutrale può esserlo un gasdotto dal forte peso geopolitico: e TAP non fa che rafforzare il potere di Erdogan. Sostenere TAP significa sostenere uno dei futuri elementi della legittimazione geopolitica turca, ovvero avallare e rafforzare i progetti imperialistici turchi (confronta, inoltre, il paragrafo “ osservazioni sui territori e le popolazioni coinvolte ” nell’estratto dall’opuscolo “ Dall’altra parte ”): i progetti di costruzione di questo gasdotto sono responsabili delle guerre tanto quanto il progetto di allargare la base militare americana di Camp Darby (il più grande arsenale estero statunitense) che in questi mesi sta prendendo corpo a Pisa. Quel cemento e quell’acciaio non sono “solo” cemento ed acciaio, ma concretizzazioni di questo mondo, indipendentemente dal danno ambientale e dal quantitativo di risorse pubbliche che secondo alcun* verrebbero così distratte da interventi più “urgenti”: per questo l’opposizione a queste scelte progettuali del Dominio può benissimo prescindere da questi aspetti.
Per attaccare la guerra, inoltre, non occorre necessariamente spendersi in elogi alla “ rivoluzione in Rojava ”. Condividiamo le difficoltà di alcun* ad immaginare come possa realizzarsi una vera rivoluzione sociale facendo accordi con la NATO, con il regime di Assad o le forze speciali francesi (finimondo.org/node/2131). Stare in disparte e fare finta di niente, quanto chiudere gli occhi di fronte alle contraddizioni del nostro tempo, appare allo stesso tempo sbagliato. Occorre per questo trovare un modo per intervenire nella realtà, agire nel proprio circostante , per esempio colpendo la guerra laddove viene prodotta o dove viene rinsaldato il ruolo geopolitico dei diversi Stati. Questo è il nostro approccio anarchico alla realtà, nella prospettiva di alimentare il conflitto sociale.
Ci sono molti modi per articolare un percorso di lotta ed il discorso che lo sostiene. La forza di un intervento rivoluzionario nella realtà pensiamo stia nella capacità di riuscire a collegare diversi aspetti e tematiche che, sebbene ci vengano presentate da questo mondo come separate , possono e devono essere riunificate nella critica radicale, per far sì che il nostro agire non si sclerotizzi nello specialismo, ma riesca piuttosto a fornirci una visione globale e complessiva delle possibilità che hanno il pensiero e l’azione di concretizzarsi nella (e contro la) società che ci circonda.
Lottare contro TAP, quindi, non significa “solo” opporsi ad una nocività o portare solidarietà ad altri individui in lotta; significa “anche” lottare direttamente contro i massacri che avvengono in Medio Oriente ed opporsi alle ambizioni geopolitiche turche o di qualsiasi altro Stato od alleanza militare (come la NATO). Similmente, combattere la guerra e gli interessi turchi è anche lottare contro TAP, essendo la guerra in Siria (ma non solo) profondamente collegata ai diversi progetti di approvigionamento energetico. Come molte volte ripetiamo, senza magari comprenderlo a fondo, la dimensione del Dominio è unitaria, sebbene si presenti ai nostri occhi settorializzata. Attaccarne un elemento, guardando prospetticamente alla totalità dell’ esistente , potrebbe creare riverberi dalle conseguenze inaspettate, in grado di condurci fin nei luoghi più impensati.
Sono all’altezza i nostri progetti rivoluzionari di questa complessità o, magari, non riusciamo neppure a scorgere tutta questa ricchezza di possibilità?
ASP – Alcuni Studenti Pisani
12 Aprile 2018