Modena – Su di un fermo e alcune scritte sui muri

Nell’arco di pochi giorni un compagno è stato fermato due volte dalla digos. In particolare, nel secondo fermo, è stato perquisito sul posto e, dopo il ritrovamento di “pericolosissimi” adesivi goliardici, è stato portato in questura. Qui è stato tenuto in cella un paio d’ore, fotosegnalato, gli sono state prese le impronte e rilasciato con una denuncia per violazione di foglio di via. In questo caso il fermo è avvenuto mentre il compagno transitava in una via del centro dove un paio di accaniti digossini si affannavano per assecondare le paranoie forcaiole di qualche cittadino perbenista turbato dalla comparsa di alcune scritte sui muri della zona. Da quanto si è appreso in seguito dai giornali, le scritte erano in solidarietà ai prigionieri anarchici e contro i militari, decreto Minniti e  neofascisti di Terra dei Padri.
Non stupisce che dei “bravi” cittadini rincoglioniti pensino che il problema siano delle scritte su un muro.
Noi crediamo che il degrado reale sia ben altro… Per citare qualche esempio: nell’accademia militare, in collaborazione con l’università, vengono formati i quadri dirigenti di eserciti sterminatori e devastatori per il profitto di multinazionali. Sempre più migranti sono stivati in quartieri ghetto o nelle prigioni del sistema dell’accoglienza (cpr, cara, hub).
Solo a Modena sono stati stanziati 130 mila euro per potenziare il sistema di videosorveglianza in centro, a difesa del cosiddetto decoro urbano e per mantenere una città vetrina in cui il disagio sociale è posto alle periferie, lontano dagli occhi di cittadini benpensanti.
Dunque, se la repressione si esplicita anche attraverso i fogli di via contro chi si oppone a logiche di sopraffazione e speculazione sulle vite, ci rallegra sapere che c’è chi se ne infischia e continua a vivere dove vuole senza lasciarsi intimorire da qualche sbirro frustrato.

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