La ZAD resiste ancora a Notre-Dame-des-Landes

Sì, sono forti, vengono con tutte queste attrezzature, tutto questo gas, tutto questo inquinamento e tutta questa violenza fisica e psicologica, e ancora lo zad resiste, ancora la gente continua a forgiare legami e liberare spazio, mentre di fronte allo stato fascista con i suoi stivali schiaccianti che sta cercando di divorare la nostra vita e gli ambienti.

C’è una parte dell’ecosistema che non vuole essere regolamentata, né dallo Stato, né dai crapitalisti, né dagli oppressori. La terra sta ululando e noi sentiamo il suo richiamo e il suo ringhiare e il suo ululare. Alcuni di noi si muovono con una dolcezza nera ballando velocemente al suono della resistenza combattendo per poter continuare a ballare ai tamburi dell’emancipazione, cantando con i canti degli uccelli liberi. Ma i compagni stanno anche cadendo sotto i colpi di predatori violenti, affamati di potere, affamati di punizione, affamati di vittoria.

Non dimentichiamo quelli che sono nella morsa della repressione. Quelli che vengono messi dietro le sbarre perchè vedono chiarezza, obiettività, buon senso. Non dimentichiamo coloro che stanno cercando di incatenare, coloro che diventano movimento e coloro che non possono controllare o convincere alla servitù, né forzare alla sottomissione. Gli stati e le loro orde di robot mutilano e uccidono coloro che si trovano nella loro linea visiva, coloro che non riescono a toccare, coloro che danzano con amore, solidarietà e ispirazione o che si ergono in piedi di fronte all’oppressione e al dominio. Resistendo e lottando con la determinazione e convinzione che domani tutti noi potremmo svegliarci in un mondo dove la violenza non viene imposta o utilizzata per psicopatici progetti capitalistici ed egocentrici, o da sociopatiche strutture politiche sociali ed isolanti. Questi danno la caccia a coloro che stanno combattendo, coloro che tengono duro, coloro che stanno liberando la loro rabbia alimentata da verità, coscienza e riflessione. Essi manipolano e sfruttano coloro che non sono in grado di combattere, schiacciandoli e soffocandoli fino a quando non si rompono o non diventano di nessuna utilità e muoiono.

Sembra che la ZAD abbia ispirato molti di noi, in molti modi. Oggi ci troviamo di fronte a una realtà schiacciante. Alcuni vogliono negoziare, per paura, per opportunismo, per ideologie pacificanti e sottomesse. Ideologie basate sull’oppressione, l’omicidio, lo sfruttamento, l’autodistruzione. Per interesse personale, psicosi collettive o ricerca di tranquillità. Idee e progetti che non si adattano a molte delle visioni degli altri alla zad, progetti che non danno luogo a una solidarietà incondizionata per i bisogni fondamentali di tutti coloro che camminano in questo mondo una volta bello e vitale. Nella zad, come altrove, alcuni gruppi stanno cercando di creare possibilità di liberazione, di apprendimento, di scambio di sopravvivenza all’interno della matrice che si nutre di paura, menzogne, sfruttamento e sofferenza. I compagni in questi gruppi cercano di reinventare o mettere in atto nuovi e vecchi modi di interagire con i nostri ambienti, i nostri coetanei, i nostri cuori.

Il mondo che voleva l’aeroporto vuole prendere tutto da noi, non diamogli niente, riprendiamo quello che hanno conquistato, rubato o distrutto sulla madre terra. Siamo nati uguali, perché alcuni dovrebbero morire schiacciati dalla miseria, dall’odio, dalla frustrazione e altri godersi la vita senza alcuna considerazione per gli altri. Moriamo con dignità, sapendo che domani sarà un bel giorno per tutti e non solo per alcuni stronzi che decidono chi vive o muore.

Alcuni di noi non vogliono la guerra, non vogliono creare guerre… Stiamo lottando contro una guerra che è condotta contro di noi, contro molti altri come noi, contro la vita naturale e contro il nostro diritto di esistere. Una volta che un compagno ha detto: “rivoluzione non significa nulla se non la vivi pgni giorno”. R(adicale)evoluzione esiste quando la lotta diventa movimento, un determinato movimento di cambiamento, marciando verso lo stesso orizzonte, marciando sulle teste dei padroni, dei loro re e sugli elmi dei loro eserciti. All’interno della terra fertile e della resistenza alla zad di notre-dame-des-landes come in molte altre lotte territoriali o sociali, vengono piantati semi, semi di speranza, compassione e solidarietà, che crescono progressivamente fino a divenare alberi che formano foreste, che ospitano, cercano di proteggere e liberare i bisogni fondamentali della vita per fiorire e a noi per esplorare. Molti di noi difendono e si prendono cura dei bisogni di base e locali, della sopravvivenza autonoma e del comune sentire, al di fuori delle strutture imposte che ci spingono all’autodistruzione e alla miseria. Bisogni fondamentali di comprensione e di attività inclusive per tutti, giovani e meno giovani, umani e non umani. Il loro è un vero movimento dinamico che vuole difendere questa zona e ciò che esiste su di essa, interagendo con essa, difendendo oggi per le possibilità di ciò che esisterà domani.

Sembra un momento turbolento e stimolante per il cambiamento e la lotta. Un tempo che mette in contatto molti individui con sensibilità e realtà diverse. Essò ispira a svegliarsi domani e a impegnarsi in modo creativo in una lotta per un mondo che sia in grado di nutrire molte esistenze umane e non umane e modi di vita sani e intraprendenti. Mezzi creativi per soddisfare bisogni individuali e collettivi o desideri pieni di senso, accessibili e condivisi con tutti.

Fino a dove saremo spinti, fino a dove li lasceremo andare, questi sociopatici dello Stato che si infiltrano, ostacolano o uccidono i nostri movimenti? Quanto potere lasceremo loro mantenere prima che ne abbiano abbastanza per prendere il resto di noi?
Il potere collettivo è forza. Il potere collettivo è un insieme del nostro potere individuale che essi manipolano e ci convincono a donare loro. Vogliono negoziare le nostre forze e i nostri mezzi di emancipazione creativa e di solidarietà inclusiva. Vogliono che ci si arrendiamo perchè abbiamo isolato la sottomiss e la complicità con la violenza omicida. Nella zad come in molti altri posti, questo potere non è dato via, quantomeno non facilmente, non ancora. Si distribuisce in forze con cui fare i conti, forze di elettroni liberi, forma branchi, forma collettivi, crea, da e difende il luogo di idee e di esperimenti interconnessi e compatibili con forme di vita nuove e ispiratrici. Dando spazio ad una vita più naturale, vita che è la nostra fonte e mezzo di sopravvivenza. I capi di stato e dittatori, i crapitalisti, i padroni, i boss, e altri psicopatici e sociopatici, vogliono sfruttare quella forza, il nostro potere, per usarla contro di noi e abusarne per guadagni personali, controllarla e consumarla. Giocano con tutta la vita, con le nostre vite, come pedine su una scacchiera. Per essere in grado di giocare con la propria vita in armonia con tutti i ritmi che ci stimolano e ci sfidano o essere in grado di creare le nostre regole nella complessità e complicità delle nostre esistenze intersezionali e dei nostri modi di vivere, dobbiamo rompere la scacchiera, infrangere tutte le regole, infrangere i mezzi con cui cercano di muoverci tra confini invisibili, nei loro deserti concreti pieni di simboli manipolativi che ci spingono nel loro inebriante e faticoso stile di vita imposto.

Questo tipo di luoghi di lotta intensa come la zad ha bisogno di un afflusso costante e di forze ringiovanenti per resistere agli imponenti movimenti liberali e fascisti che schiacciano e cercano di schiavizzare la nostra vita comune. Questi luoghi hanno bisogno di forze determinate e inarrestabili per mantenere la crepa aperta al di fuori delle loro matrici ed istituzioni proprietarie, autoritarie, oppressive. Una forza che mantiene la crepa liberata dalla distruzione, dall’apatia e dalla violenza insensata.
Gli imperi hanno colonizzato il mondo, lo stanno sfruttando e uccidendo. Continuiamo a liberare ogni centimetro della terra, e a difenderla. Anche noi siamo in una lotta di potere asimmetrica e imposta, non disperiamo, continuiamo a ballare sul rombo e sulle ceneri delle loro istituzioni assassine, infrastrutture e mezzi di repressione, mezzi di esistenza. Non vogliamo negoziare la nostra vita, vogliamo autogestirla e condividere i frutti delle esperienze e della comprensione con i mezzi con cui ci sentiamo a nostro agio. Che sia attraverso il conflitto, la sperimentazione o attraverso incontri intimi. L’attuale situazione di la zad ci dà la possibilità di resistere al mondo che ha cercato di imporre un aeroporto. Offre opportunità e mezzi per convergere e raccogliere forze e per essere in grado di rompere e sovvertire i sistemi che funzionano sulla violenza imposta e sulla paura costante, sullo sfruttamento costante, sulla sofferenza costante. Cogliamo questa opportunità e diamo forza e ispirazione a chi è imprigionato, o privato dei bisogni fondamentali e di una vita gioiosa, diamo forza a noi stessi e alle nostre affinità.

La ZAD significa zona da difendere, può essere ovunque. Ovunque la lotta diventa movimento. La zad è il nostro pensiero, il nostro corpo, la nostra bussola, il nostro ambiente… la ZAD è la nostra squadra, la nostra casa, il nostro mondo. Vogliono che presentiamo un progetto, diciamo loro e mostriamo loro che la ZAD è il nostro progetto. Riprendiamo il nostro potere, occupiamo i loro spazi colonizzati, abbattiamo i loro muri di prigionia e isolamento, i confini escludenti e discriminatori, abbattiamo le loro infrastrutture di controllo e bruciamo le loro istituzioni e i loro mezzi di oppressione.

Con amore e solidarietà dalla ZAD.
Solidarietà con tutti coloro che lottano, resistono e vendicano per una società, una comunità o un quartiere più antiautoritario, anticapitalista, antifascista, antikyriarchica…

fonte: zadresist.antirep.net