Berlino – Vernice e pietre a Zalando

Berlino (Berlin), 22 marzo 2018

Berlino - Vernice e pietre a Zalando„Dobbiamo essere i più aggressivi, tanto aggressivi da sorprendere tutti!“ (Oliver Samwer, CEO Rocket-Internet [1])
Con tali e simili parole si mette in mostra Oliver Samwer, il cofondatore e direttore del cd incubatore-Internet Rocket-Internet. Tutto stile Amazon & Co, il gruppo tenta la corsa all’egemonia. Quasi ammiratx si deve dire che con la sua strategia Copy&Paste la „fucina imprenditoriale“ porta agli apici mondiali il progresso capitalista e la massimizzazione dei profitti ottenuti dallo sfruttamento. Addirittura nella tana del leone, nella Silicon-Valley,i sedicenti pionieri Start-Up si sono fatti ogni onore. Perlomeno per la temuta nomea d’imprenditori che copiano e rivendono sotto nuova marca tutto quel che si può.

Uno di questi progetti di successo è Zalando. Fondato nel 2008, l’impresa ottenne notorietà con lo slogan pubblicitario „Urla di gioia“ [2]. Di questo successo resta oscuro se è dovuto alla penetranza del ciclo continuo di pubblicità TV che ha prodotto acufeni a non pochx oppure al suo humour cretino e insolente che si è impresso a fuoco nella memoria delle persone. Nel frattempo l’impresa ha raggiunta un valore di circa sei miliardi di dollari e si è fatta la maggiore commerciante di moda della Germania [3].

Ma anche se questo ambiguo Samwer-mondo con i suoi stivaletti e le sue scarpette di lacca  c’interessa ben poco, ora purtroppo ci riguarda del tutto direttamente con il suo atteggiamento imprenditoriale aggressivo. Vicino all’arena Mercedes-Benz si pianta un enorme mucchio di merda sotto forma del nuovo campus Zalando. Dove 5000 nuovi sviluppatori, analisti di dati, professionisti pubblicitari ecc. andranno a servire l’impero Zalando [4]. E pensare che tutta Berlino è già disseminata di tanti altri siti ancora. Nel Ostbahnhof, nel vecchio edificio del supermercato Kaufhof innalzano molto discretamente un’altra fortezza in vetro che getterà la sua ombra „moderna“ sulla città [7]. Alcune strade più in là, pure l’edificio della vecchia posta alla Skalitzer Straße fu eletta tempio Rocket. Così il club privato, un luogo per concerti, vive già ora delle grosse limitazioni e conta di dover sgomberare l’esercizio affinché abbiano via libera i vibes innovativi della Start-Up-Community [6]. La disdetta del contratto con il Cuvry-Campus si può considerare una piccola consolazione. Anche lì in origine era progettato un grande sito [5].

Non è che sia uno sviluppo tutto nuovo. Quel che una volta era una Kreuzberg a effetto malfamato-alternativo, attualmente nuota nel bel mezzo della corrente trendy. Nella sciccosa Zalando-Lounge /Zeughofstraße, la tech-community hip vive nella sua Shopping-Club-Centrale. La Start-Up-Factory al Görlitzer Park offre ai suoi membri esclusivi con 14.000m² il maggiore club per l’innovazione e lo sviluppo d’Europa. E anche Google s’assicura il proprio posto al sole nel quartiere e s’annida nel Umspannwerk/Kreuzberg investendo proprio ora un bel mucchio di soldi.

Così l’arrivo delle ditte internet di gran successo economico e impiegatx produce il ricambio d’interi strati di popolazione. Vecchi negozietti sempre aperti con i generi più urgenti e bettole diventano negozi di scarpe fair-trade oppure di sapone. Quel che prima era spazio abitativo si fa appartamento esclusivo o casa vacanziera.
Ma anche il valore aggiunto attacca i nostri quartieri a un altro livello. Il global-player s’interessa sempre di più anche degli immobili di questa città e spreme del profitto dal focolare di tante persone, come se si trattasse di smerciare un altro paio di scarpe. Diventando in modo mirato socio nelle unioni di proprietarx, Rocket-Internet costringe alla vendita parziale all’asta degli immobili per sopprimere l’unione e alla fine diventarne proprietario unico [8].

Ma il nostro odio contro Zalando non termina alla gentrificazione. Quest’impresa è simbolo dell’industria 4.0. La smart-ificazione della vita è accelerata con tutta la forza. La tecnologia invade così tutti gli ambiti della nostra vita e li collega in rete. Quel che palesemente spacciano per pura filantropia è ottuso senso per gli affari.
„Presupponiamo che il marketing in futuro deve basarsi sempre di più sui dati. Per questo ci serve una quota maggiore di sviluppatori e analisti di dati“ (Rubin Ritter, co-capo di Zalando[11])

La persone pagano due volte: Con i propri soldi e i propri dati. Quel che prima quasi nessunx avrebbe svelato di se stessx, ormai si può rilevare nei profili user. Queste informazioni permettono non solo la previsione dei bisogni ma rendono possibile anche il comando diretto. La pubblicità è impiegata in modo mirato, le informazioni fluiscono come per caso nel retroscena oppure ne sono filtrate. Quel che neanche troppo tempo fa sarebbe stato eliminato come teoria paranoica della cospirazione, è oggi realtà onnipresente. Ecco perché le recenti prime pagine su Facebook non stupiscono affatto [10]. Con 0 e 1 s’esprimono le nostre caratteristiche e gli algoritmi permettono la correlazione secondo dei valori di probabilità e statistici. La continua valorizzazione di tutti gli ambiti di vita è il modello di affari convincente della New Economy.

In un rating e scoring permanente si valutano sempre di più delle persone sempre più trasparenti come il vetro. O cliente o collaboratrice, il valore economico si misura in base alle azioni ed esternazioni individuali. La persona non è più proprietaria della propria forza lavoro e la vende. Sono tutte le sue caratteristiche ed il suo Essere a diventare bene economico. Questa coazione agisce in modo onnipresente e ci forma a massa normata e disciplinata. Un taylorismo digitale ridurre in pezzetti e riorganizza non solo la produzione ma anche le nostre abitudini di consumo e da tempo libero. Una fede quasi devota nella tecnologia e nelle sue promesse salvifiche fa sperare nella soluzione di tutti i problemi sociali [9].

Ma allo stesso modo si muove anche la resistenza nei più vari angoli della città. Contro questi sviluppi ci furono indubbiamente già tanti attacchi con il fuoco, le pietre e la vernice. Con lo slogan a libera interpretazione: „Urla di gioia – oppure rimandalo indietro!“ rimandiamo al mittente il nostro saluto di contestazione. Con vernice e pietre nella notte del 22.03.18 abbiamo attaccato il sito della Zalando-Lounge nella Zeughofstraße.

Fuck off Google, Zalando and Factory Berlino!
Alcunx anarchicx non troppo smart
Se non si legge già con Tor-Browser, allora ulteriori link dovrebbero esser richiamati solo così!

Fonti:
[1] https://www.facebook.com/media/set/set=a.10152944081254141.1073741828.9183509140&type=3
[2] https://www.youtube.com/watch?v=YR_GUH7pklY
[3] http://www.spiegel.de/wirtschaft/unternehmen/zalando-steigt-ins-beauty-geschaeft-ein-a-1173568.html
[4] https://www.konii.de/news/colliers-international-zalando-campus-wird-in-Berlino-entwickelt-201511174517
[5] https://www.morgenpost.de/bezirke/friedrichshain-kreuzberg/article213789061/Zalando-zieht-sich-vom-Cuvry-Gelaende-zurueck.html
[6] https://www.qiez.de/kreuzberg/wohnen-und-leben/privatclub-kreuzberg-club-gentrifizierung-rocket-internet/182798656
[7] https://www.morgenpost.de/bezirke/friedrichshain-kreuzberg/article213654217/Aus-dem-einstigen-Kaufhof-am-Ostbahnhof-wird-Zalando.html
[8] https://unserblockbleibt.wordpress.com/tag/eigentuemergemeinschaft/
[9] https://makeamazonpay.org/broschuere/
[10] http://www.spiegel.de/netzwelt/web/facebook-in-der-krise-zu-gross-um-nicht-zu-scheitern-a-1199227.html
[11] https://www.golem.de/news/marketing-zalando-ersetzt-beschaeftigte-durch-algorithmen-1803-133259.html

fonte: chronik.blackblogs.org