Tra maraudes e passeurs – Notizie dal confine alpino

Il dispositivo frontiera si perfeziona.
RFI e ONG collaboratori del sistema.

Dalla parte italiana, tra Bardonecchia e Clavière, il dispositivo frontiera si perfeziona. Nell’ultimo mese RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha migliorato il suo sistema di controllo e selezione che applica all’interno delle stazioni dell’Alta Valsusa, in particolare a Bardonecchia. Per le Ferrovie infatti la presenza continua di profughi all’interno della stazione rappresenta “un problema di sicurezza per i ferrovieri in servizio e un disagio per i passeggeri in attesa di prendere i treni”. Da qui la decisione di ingaggiare due vigilantes in divisa che controllano lo stazionamento in sala d’attesa e cacciano fuori tutti coloro che non hanno un biglietto. Siamo infatti in piena stagione sciistica; la presenza delle decine di migranti che ancora affollano l’ultima stazione ferroviaria prima della frontiera, nel tentativo di raggiungere a piedi la Francia o perché già respinti dalla polizia francese e qui ricondotti, destabilizza l’ordine di una cittadina che d’inverno vive di turisti e sciatori.

Selezione ed esclusione. Dividere e nascondere per controllare meglio

Funzionale in questo senso è anche il prolungamento degli orari di apertura, ora anche diurni, della saletta della ONG Rainbow4Africa, adiacente alla stazione di Bardonecchia ma da questa separata, all’interno della quale ora i viaggiatori colpevoli di essere sans papiers possono trovare “rifugio” senza mescolarsi a turisti e sciatori.
Questa ONG funziona grazie al lavoro di diversi volontari che si alternano in stazione. Il loro lavoro è iniziato nel mese di novembre, alle porte dell’inverno, quando dopo varie pressioni sull’amministrazione ha ottenuto in concessione l’uso della stanza in stazione. L’umanitarismo sbarcato in frontiera grazie a R4A ha dato modo a decine di persone di non passare la notte al freddo, e di avere cure mediche: ma è presto diventato uno degli ingranaggi che permettono alla macchina dei respingimenti di funzionare, assumendo un volto più accettabile.
La gendarmerie francese e la PAF usano al loro meglio la struttura in piazza, deportando alla stazione di Bardonecchia su dei furgoncini bianchi decine di persone bloccate ogni giorno e notte al confine, dove sanno che Rainbow4Africa è lì pronta a mettere una pezza sulla brutalità della frontiera.

Al tempo stesso la possibilità per i solidali di intercettare, parlare e cercare complicità coi migranti si è ridotta al minimo, dal momento che gli operatori della ONG sembrano più ligi alla prescrizione del commissario di polizia (che formalmente regola l’utilizzo della saletta) che prevede che all’interno della stanza ci transitino soltanto gli “autorizzati”.
Rainbow4Africa ha inoltre ingaggiato dei “mediatori culturali” che pare dissuadano i migranti dal tentativo di passare la frontiera, e dei legali che di fatto operano una selezione tra chi ha qualche possibilità di entrare in Francia in modo legittimo, e chi è meglio che se ne torni nelle strutture di accoglienza da cui è scappato. Il nuovo “pacchetto Bardonecchia” prevede infine che, per coloro che vogliono, ci sia un servizio navetta della Croce Rossa Italiana che accompagna i migranti al Campo della Croce Rossa di Settimo Torinese.
Sembra così avviarsi, seppur in modo ancora poco strutturato, un sistema di controllo completo del destino del migrante, che passa attraverso la selezione e la reintegrazione nel circuito di accoglienza istituzionale.

Sull’altro fronte c’è Clavière, località immediatamente a di sotto del colle del Monginevro che a giudicare dai numeri, sembra essere più di recente il punto di passaggio privilegiato. Qui, al momento, il grande transito di migranti che tentano di attraversare a piedi o in bus la frontiera non sembra colpire né il sindaco secondo cui il “fenomeno” non esiste, né la curia locale, al cui prete qualche cittadino deve aver chiesto disponibilità su alcuni spazi riscaldati della chiesa, da utilizzare in caso di emergenza in questi giorni di freddo molto intenso (con temperature anche inferiori a -15° e l’inesistenza di spazi coperti dove ripararsi), sentendosi rispondere negativamente.

All Cops Are Borders.

Il problema maggiore continua qui a rimanere la presenza della gendarmerie e della polizia di frontiera francese, che pattugliano strade e piste innevate con delle nuove motoslitte, talvolta allertate dagli stessi autisti della compagnia di bus RESALP, a bordo dei quali i migranti cercano di valicare il confine.
Il dispositivo frontiera si perfeziona. E assume le sembianze del gendarme e della PAF francese che viene a Bardonecchia a controllare chi sale sui treni in partenza per Modane. È sufficiente non essere bianco e non sembrare un turista per farsi controllare. Assume il volto del mediatore linguistico che ti invita a rientrare nel sistema dell’accoglienza e ti offre un posto su dei pullmini gratuiti fino a Settimo Torinese. Prende le fattezze del vigilantes che ti butta fuori dalla stazione se non hai il biglietto. Il sistema si struttura, preparandosi all’estate.
Se ad oggi l’interesse principale è stato quello di non rendere troppo visibile il “fenomeno” e cercare di scongiurare il morto per non farsi cattiva pubblicità, proteggere l’immagine e il turismo di queste città di frontiera, vedremo cosa succederà appena la neve si scioglie e finirà l’inverno, finora complice naturale del dispositivo frontiera in alta montagna.
La primavera porterà con sé nuovi scenari in frontiera, numeri diversi da quelli di oggi e una pioggia di soldi a valle per moltiplicare i tentacoli e l’efficienza del dispositivo di controllo e selezione preventivo.
Fuoco alle frontiere

DA BRIANCON
Le maraudes [1] notturne in montagna degli ultimi mesi hanno senza dubbio raggiunto il loro obiettivo primario di evitare che le persone che cercano di attraversare la frontiera francese nel Briançonese si trovino da sole al freddo, alla mercè dei respingimenti in Italia da parte delle forze di polizia. I solidali portano vestiti, bevande calde, cibo, e qualche informazione legale per tutelarsi dalla polizia. Nelle ultime settimane abbiamo osservato un netto incremento dei passaggi, con picchi fino a 20 persone alcune sere, nonostante il freddo dell’inverno.
Possiamo correlare questo fenomeno con la forte copertura mediatica che ha ricevuto la solidarietà montanara?
A poco a poco si è anche rafforzata la certezza che i passeurs [2] siano molto vicini ai migranti, cosa che ha dato ai solidali una spiacevole sensazione di essere strumentalizzati. Se la dipendenza dai coxeurs [3] per l’attraversamento di questo confine è sicuramente legata alla mancanza di informazioni sugli itinerari di passaggio (linee e fermate degli autobus, treni), l’effetto psicologico della loro presenza non può essere sottovalutato: al momento del passaggio, sicuramente ci si sente meno isolati e vulnerabili se si ha dato fiducia a qualcuno, lo si ha pagato perché garantisca l’attraversamento, e magari è della propria comunità di origine.

La denuncia dei passeurs da parte dei maraudeurs agli occhi dei migranti avviata di recente, punta sicuramente a far evitare il pagamento di grosse somme e l’abuso finanziario che rappresenta tale pratica, ma questa scelta riflette una morale che rifiuta di vedersi come privilegiati perché in regola coi documenti e con piena libertà di circolazione. Un’altra possibile conseguenza dell’intervento solidale e della critica al fenomeno passeurs è una legittimazione delle maraudes come alternativa al sistema dei passeurs, indicati come imbroglioni. Questa sostituzione s’iscrive in un quadro più ampio: su questa frontiera fisica, come altrove nelle rotte migratorie, nei campi o nei PRAHDA [4], diverse “solidarietà umanitarie” partecipano alla gestione dei movimenti delle persone senza preoccuparsi delle modalità di organizzazione comunitaria. Stiamo attenti perché questa denuncia non venga strumentalizzata dalla retorica di stato, che potrebbe abilmente rigirarla contro il movimento di solidarietà giustificando l’intensificazione del controlli alle frontiere per limitare la tratta dei migranti [5].

Con questi passaggi quotidiani, assistiamo a una forma di tolleranza che interpretiamo esser motivata dal contesto invernale e dalla preoccupazione delle autorità di preservare quel poco dell’immagine umanitaria che gli rimane, in seguito alle denunce di abusi sistematici della polizia a Calais o degli scandali provocati dalle recenti circolari Collomb che incoraggiano a una maggior persecuzione contro i migranti [6]. Consapevole dei pericoli della montagna in inverno, il ministero potrebbe non voler causare un disastro umanitario su questa frontiera, soprattutto in un momento in cui i turisti sono numerosi. Ed evitare dunque uno scandalo. Le motoslitte della PAF circolano quindi abbondantemente in pieno giorno per rassicurare le famigliole di sciatori, e al tempo stesso tenere lontani gli indesiderati dalle foto vacanze, ma non si sente parlare troppo di abusi polizieschi, qui. Anche se… anche se a due riprese, nella settimana dal 12 al 18 febbraio, sono stati osservati alcuni arresti violenti di migranti. La violenza gratuita riportata esprime la frustrazione degli agenti della PAF o una certa etica repubblicana?

Mentre il sole ritorna di settimana in settimana, riprendono gradualmente anche i passaggi al Colle della Scala, dopo un mese di interruzione a causa dell’abbondante neve. Più di quindici persone hanno attraversato il confine da quel lato questa settimana, tra cui un uomo, disperso dopo aver lasciato il suo gruppo che ha preferito ridiscendere sul versante italiano. Portiamo la nostra attenzione sui rischi incontrati da coloro che sognano di venire in Francia nell’attuale contesto di disgelo e allerta valanghe. Tuttavia, riprendere le maraudes quotidiane al Colle della Scala potrebbe rappresentare una forma di incoraggiamento per le persone in attesa dall’altra parte della montagna, come garanzia di essere soccorsi durante l’attraversamento, e qualsiasi incentivo aumenterebbe il rischio di incidenti.

In questi giorni, la neve si scioglie e lascia apparire le prime macchie di terreno sottostante, ma anche uno sconcertante color kaki. A Monginevro qualche sera fa, abbiamo osservato sul parcheggio all’ingresso del villaggio 4 camion militari e 2 jeep laddove non avevamo mai visto sinora neanche un veicolo. Abbiamo incontrato anche un gruppo di 8 militari con gli sci sulle spalle, chasseurs alpini che si addestrano per la ripresa della caccia agli stranieri clandestini.
Tra meno di un mese sarà la fine delle vacanze per le zone francesi A, B, C. La fine delle vacanze?

Note:

[1]    Lett. “vagabondaggio”, termine utilizzato dai solidali francesi per indicare i presidi e le ronde effettuati nei punti di arrivo dei migranti sulle montagne.

[2]    Si intende qui chi effettua passaggi con scopo di lucro.

[3]    Dall’inglese coax (persuadere, incoraggiare), individuo incaricato di accompagnare i clienti ai taxi, alle auto, alle stazioni (passato al francese dal Senegal).

[4]    Programme d’accueil et d’hébergement des demandeurs d’asile, dispositivo di accoglienza d’urgenza per i richiedenti asilo attivo dal 2017. Qualche info sul suo funzionamento qui: https://blogs.mediapart.fr/agathe-senna/blog/091117/les-prahda-isoler-invisibiliser-expulser

[5]    In effetti, al minuto 7.24 di questo video la prefetta delle Hautes-Alpes equipara i solidali ai passeurs. Qui il link: https://www.rts.ch/play/tv/mise-au-point/video/les-citoyens-passeurs-au-secours-des-migrants?id=9345564&station=a9e7621504c6959e35c3ecbe7f6bed0446cdf8da

[6]    Dal nome del ministro degli interni francese Gérard Collomb, tale circolare del 12 dicembre scorso chiede ai prefetti di «costruire localmente un solido sistema di monitoraggio amministrativo per gli stranieri ospitati in alloggi di emergenza, con l’aiuto di équipe mobili responsabili della valutazione delle persone ospitate».

fonte: hurriya.noblogs.org