Saronno – In girum imus nocte et consumimur igni

IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI

– andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco –

Saronno, 10 marzo 2018

La rabbia di quei giorni
Brucia ancora dentro”

Quanti posti, quanti sgomberi.
Sui tetti come i gatti, arrendetevi siamo matti, mossa Kansas City, sassi sulla Digos.
In 600 in corteo. In qualche decina a riprenderci il Telos di via Concordia.
Tanti ricordi impossibili da mettere in ordine, né di importanza né temporale. Ognuno di noi ha la sua narrazione personale, l’insieme di queste narrazioni personali forma la narrazione collettiva.
“O profughi d’Italia a la ventura, si va senza rimpianti e né paura..”
Quante volte l’abbiamo cantata? In piazza contro il tricolore, in una bettola occupata durante la notte bianca dei consumi.
Più di ogni altra cosa ciò che ci portiamo dietro da questi nove anni furiosi è la consapevolezza di esser riusciti a deviare – anche se di poco – il fluire degli eventi in una cittadina come tante.
Cittadina che come tante altre ha nell’ultimo decennio virato verso un’idea di città classista e razzista, con un centro storico svenduto a privati, imborghesito, pieno zeppo di telecamere e infatti deserto se non durante gli orari di flusso lavorativo, pendolare e consumistico che sia.
Verrebbe spontaneo rassegnarsi di fronte a questo mare di merda in cui siamo immersi. Le rivendicazioni più radicali non reclamano altro che l’autogestione della miseria: un lavoro, un salario, una cella addobbata in cui vivere, la sicurezza di trascorrere la vita senza particolari patemi.
In questa vita terribilmente simile alla prigionia assistiamo pure ad un sentire comune che poco si discosta da quello che ha consentito la nascita e il riempimento dei campi di concentramento. Rassegnati a dover vivere abbiamo perso il piacere di vivere.
Una società basata sul profitto, sul dovere, sullo sfruttamento non può che generare una geografia simile a quella in cui viviamo: grandi magazzini in cui smistare merci e sfruttare persone, grandi edifici in cui educare i giovani all’insegna del rispetto del proprio ruolo di sfruttati. Una geografia del genere non può che castrare il piacere, e che dire della miseria dei rapporti, della sessualità?
Che dire del mostruoso numero di suicidi e morti per overdose? Che dire degli psicofarmaci, sempre più strumento e condizione necessaria al perpetuarsi della società per come è? Così abituati al mondo per come è che non riconosciamo neppure la violenza estrema che ci circonda, fondamenta e architrave dell’esistente. Talmente assuefatti da non riuscire a vedere nel sasso che sfonda una vetrina un’irruzione della solidarietà e della gioia in questo monotono e mortifero tran-tran.
Non esiste nessuna gestione differente dell’esistente che dia colore alle nostre vite, l’unica avventura appassionante è la distruzione della società, l’unica che può dare criteri altri per tracciare una rotta.
Di fronte a tutta questa miseria indirizziamo i nostri passi guidati dalla solidarietà e dalla gioia, dal piacere e dall’avventura, consapevoli che insieme siamo meno deboli di fronte al peso del denaro, del lavoro, degli obblighi e delle leggi. Ed è camminando in quella direzione che negli anni abbiamo incontrato compagni e compagne con cui proseguire la strada intrapresa, abbandonando ogni modello e sperimentando un modo altro di stare insieme contro questa società.
Oggi abbiamo occupato uno spazio per passarci una giornata insieme, per farci una festa, come sempre senza capo né coda.

E se come diceva un poeta fare poesia è fare matrimoni e divorzi illegali tra le cose, che dite, di fronte a tutto questo, ce lo riprendiamo un Telos?

“Ciò che siamo e ciò che vogliamo cominciano con un no. Da lì nascono le sole ragioni per alzarsi al mattino. Da lì nascono le sole ragioni per andare armati all’assalto di un ordine che ci soffoca”

TeLOS – stiamo tornando!