Rovereto – I carabinieri picchiano un ragazzino in caserma, corteo in città

Giovedì 8 marzo, a Rovereto, i carabinieri sono intervenuti per una rissa scoppiata tra adolescenti. Un ragazzo di quindici anni è stato portato con la forza in caserma, dove è stato picchiato. Lo ha denunciato la madre in un messaggio in internet subito rimosso. La donna ha raccontato che, avvisata dal figlio (il quale era riuscito a mandarle un messaggio con il cellulare prima che i carabinieri glielo sequestrassero), è corsa in caserma. In un primo momento i militi non volevano farla entrare. Poi, quando ha sentito le urla del figlio, si è fatta aprire. Dentro ha trovato il figlio ammanettato in una stanza buia. La versione del maresciallo (la stessa riportata in seguito dai giornali) era ben poco convincente… Il ragazzino ha dovuto ricorrere alle cura del Pronto Soccorso. I carabinieri, come sempre quando picchiano qualcuno, si sono fatti a loro volta “refertare” e hanno denunciato il ragazzo per resistenza.
Qualcuno aveva “salvato” il messaggio scritto a caldo dalla madre. Saputo l’accaduto, non tutti hanno fatto finta di niente. Venerdì 16 marzo, alle ore 18,30, una sessantina di persone si sono ritrovate al “Cabana” di via Campagnole (circolo nato in ricordo di Stefano “Cabana” Frapporti, fermato dai carabinieri in quella stessa via il 21 luglio 2009 e trovato morto in carcere cinque ore dopo), per poi andare sotto la caserma dei carabinieri – che è a cinquanta metri dal Circolo – con gli striscioni “In questa caserma si pesta” e “Gira per la città Stefano Cabana”. Negli interventi al megafono si sono ricordati le violenze e gli assassini commessi in Italia dai carabinieri e dalle altre forze in divisa (più o meno alla stessa ora, nel quartiere romano di Monteverde, un carabiniere sparava contro un’auto che non si era fermata a un posto di blocco, colpendo due donne che passavano in scooter…). Coerenti con l’impegno preso subito dopo la morte di Stefano – quello di non lasciar passare alcuna violenza delle forze dell’ordine senza reagire –, compagni, amici e solidali del Cabana sono partiti in corteo spontaneo per le vie di Rovereto, con qualche blocco del traffico e numerosi interventi al megafono, per poi tornare davanti alla caserma e quindi al Cabana.