Il fascista, l’antifascista e il robot. Quasi una barzelletta

IL FASCISTA, L’ANTIFASCISTA E IL ROBOT. QUASI UNA BARZELLETTA

L’antifascismo sarà il peggior prodotto del fascismo

Amedeo Bordiga

Giornate di dolore, 

momenti di passione,

 ti scrivo cara mamma, 

domani ce’è l’azione

Dai monti di Sarzana, canto partigiano anarchico

Se questa volta scendiamo anche noi nell’agone delle insulse interpretazioni dei risultati di quell’evento miserrimo che sono le elezioni è perché, ci sembra, questa volta dalla natura dello spettacolo del teatrino della politica si possano fare delle riflessioni sui gusti di quegli spettatori che ancora si ostinano a partecipare, e quindi, in parte, sulla realtà che sta dietro la fiction. 

In primo luogo, osserviamo che quelle che sono state le elezioni con meno partecipazione della storia repubblicana, sono state anche quelle con la minore, per non dire quasi del tutto assente, “campagna astensionista”. Dopo anni di rotture di ovaie e palle su cos’è sociale cos’è antisociale, non siamo nemmeno riuscite a fare la cosa più facile: attaccare, ognuna e ognuno coi mezzi che preferisce, la fiction e provare a stare in mezzo al disgusto sempre più generale che molte persone ormai provano verso i politici; magari anche provando ad indirizzarlo verso i loro padroni.

L’unica cosa su cui si è percepito in giro un certo fermento combattivo è stato il fronte dell’antifascismo. E qui veniamo al secondo punto, cioè alla figura barbina che hanno fatto i partiti del fascismo elettorale. Dietro a tanto allarme, alla onnipresenza mediatica, alle pagine facebook, alle magliette, agli striscioni, ai manifesti, i concertini e i saluti sulle bare dei boia repubblichini…c’era solo una bolla mediatica. I partiti fascisti Forza Nonna e  China Pound (quelli che hanno la sede nell’Esquilino, il quartiere cinese a Roma) hanno preso pochissimi voti, facendosi addirittura superare dai Centro-socialisti di Potere al polipo e dai sinistrati di Sinistra all’inGrasso di D’Alema. Scena patetica è stata quella di Di Stefano che piangeva su La7 perché era deluso e frignava che non lo avevano mai ospitato in televisione. Nel dubbio mena? No, nel dubbio piangi. Ahahahah!

Bisogna capirci quando si parla di “pericolo fascista”. Se si intende che c’è un “pericolo fascisti” che escono nelle strade e ti accoltellano per le tue idee politiche, di genere, per il colore della tua pelle, siamo d’accordo. Non c’è però un “pericolo fascismo”, ovvero non è, ancora, in corso una mobilitazione reazionaria di massa. Il razzista medio democratico sceglie ancora la Lega porn, non vuole mica tornare al Ventennio! Nella democrazia, nei lager in Libia, nell’esercito nelle strade trova la sua soddisfazione; di tornare ai fez e all’autarchia non ci pensa nemmeno. Il sabato si va in discoteca, non a piazza Venezia.

In altre parole, i fascisti del terzo millennio hanno lo stesso problema che abbiamo noi anarchici: il salto di livello dal consenso alla complicità. Un conto è fare un commento razzista durante l’aperitivo, altro conto è andare in piazza con caschi e bastoni. Ogni volta che ci provano, trovano dall’altra parte un numero di compagni di almeno dieci volte superiore. Meglio un Campari al bar che uno Scotch in piazza a Palermo.

Questo non significa che sminuiamo lo squadrismo fascista, che negli ultimi 15 anni ha provocato almeno una decina di morti fra i compagni e i migranti. Questi sacchi di merda, sull’onda del consenso razzista, stanno provando a tirare fuori la testa dalle fogne. Il fatto è che, fuori dalle loro cloache putrescenti, ci sono tanti bravi cittadini che applaudono, ma ben pochi che passano all’azione insieme a loro. Almeno per ora. Così come non c’è l’appoggio delle classi dominanti, condizione necessaria perché il fascismo vada al potere; classi dominanti che oggi preferiscono, alle famose leggi del 1926, le Leggi Democraticissime di Minniti e complici.

Come anarchici siamo caduti con tutte le scarpe dentro a questa fiction. A furia di dire che l’analisi è roba del passato e che ad essa preferiamo il desiderio, non analizzando niente, al solito, non ci abbiamo capito niente.

Perché il nuovo totalitarismo che sta arrivando – perché sta arrivan do – non sarà il totalitarismo di China Pound – nel dubbio piangi. Sarà il totalitarismo tecnologico. La nuova rivoluzione industriale, rappresentata dalla robotica, dalle stampanti 3D, dal digitale, dalle scienze convergenti (convergenti verso la nostra carcerazione tecnologica permanente). E questo totalitarismo lo stanno portando avanti quelli del partito di Krusty il Clown, il ricco comico immorale e moralista, vero vincitore delle elezioni a Springfield.

In questi mesi, mentre perdevamo tempo a disquisire sul sesso dei robot, mentre dibattevamo sulla questione davvero a-stringente se la tecnologia è de-realizzante o se la realtà piuttosto non esiste, il capitale stava dando una pesante accelerazione verso la sua riconversione all’industria 4.0.

E qui veniamo al terzo punto. Che il partito di Krusty il Clown sia oggi il partito dei robot, lo dimostrano non tanto le dichiarazioni di idolatria nei confronti della quarta rivoluzione industriale, della democrazia digitale o di altre panzane futuristiche. Lo dimostra il punto più dirimente del programma dei 5 stelle: il reddito di cittadinanza. Secondo studi di Oxford, la rivoluzione tecnologica distruggerà nel mondo 1 miliardo e 100 milioni di posti di lavoro. In Italia circa 12 milioni. Il progetto grillino al servizio del capitale è quello di rendere questa transizione il meno dolorosa possibile. Di sterilizzare il conflitto. Il reddito di cittadinanza avrà proprio questo come scopo principale, cioè allargare il consenso nei confronti dell’invasione delle macchine.

Il rimbecillimento comincia da piccoli. Oggi molte scuole hanno il registro elettronico, un tablet dove i prof segnano voti e assenze. Qualche giorno fa, i genitori di un nostro compagno che fanno i professori ci confessavano, con depressione, che i loro studenti non scioperavano nonostante i termosifoni fossero spenti durante l’ondata di freddo…perché avevano paura del registro che avrebbe inviato sul telefonino di mamma la notifica della loro assenza! Questi fra qualche anno saranno i nuovi sfruttati, i nuovi sbirri, i nuovi politici. Questo è il grado del totalitarismo tecnologico prossimo (prossimo?) venturo.

Il partito di Krusty il Clown è il partito che vuole realizzare, in maniera indolore, questa svolta tecnologica. Un partito che non a caso piace tanto a certi “autonomi” (o automi?) visto la sequela di luoghi comuni sul reddito, la fine del lavoro…e daje a ride!

Come se fosse vero che scomparirà lo sfruttamento dal pianeta e non che piuttosto saremo tutti più schiavi, come sta già avvenendo coi braccialetti elettronici di Amazon e i chip sulle tute degli operai FIAT.

Allora forse è il momento che oltre che continuare a fare a mazzate coi fascisti cominciassimo davvero a prendere a mazzate i grillini, magari partendo da quelli che popolano le assemblee e i cortei a cui spesso ci troviamo anche noi a partecipare – da Bussoleno a Melendugno, da Norcia a Nuoro. Forse sarebbe il momento di mettere nel cassetto della storia del Novecento l’esistenzialismo e le chiacchiere filosofiche franzose. E ricominciare con un nuovo, sano, luddismo.

Il problema non sono i grillini in sé, ma i grillini in me.

compagne compagni di campagna