Firenze – Testi sull’antifascismo e sull’assassinio di Idy Diene

FACCIA A FACCIA COL FASCISMO

 

“Comunque si travestano linguisticamente il fascismo e la democrazia o la dittatura del proletariato, il nemico capitale resta l’apparato amministrativo, poliziesco e militare; un nemico non identificabile con quello che ci sta di fronte, identificabile perché si presenta come nemico dei nostri fratelli, bensì è il nemico che dice di essere il nostro difensore, mentre ci rende schiavi. In qualunque circostanza il peggiore tradimento possibile consiste sempre nell’accettare la subordinazione a questo apparato e nel calpestare in se stessi e negli altri, per servirlo, tutti i valori umani.”

Simone Weil

 

“Non sono razzista, sono loro che sono troppi”; “Non sono contro l’immigrazione, ci vorrebbero solo maggiori controlli: questi vengono qui per fare i criminali”; “Già il nostro Stato non riesce a provvedere a noi italiani, non c’è lavoro.. come facciamo ad accoglierne altri?”

Quante volte ancora saremo costretti a sentire queste odiose falsità, queste farneticanti e inconsistenti argomentazioni che sempre più spesso riempiono la bocca di persone che (alle  volte) si ostinano a definirsi antirazziste?

Gli italiani hanno un evidente problema di memoria corta. Guardano con simpatia, o indifferenza, al risveglio del fascismo, al proliferare di simboli e programmi politici che rispolverano e rievocano i tempi del defunto Duce, alle aggressioni mirate di squadracce contro migranti, rom e senzatetto, alle marce su Roma (e non solo) in occasione degli anniversari dei loro camerati morti.

Come se il Ventennio non fosse stata una tragedia umana, politica e sociale che ha coinvolto tutto il Paese e tutto il mondo, come se non fosse stato un regime totalitario che ha negato ogni tipo di libertà individuale, come se le sue mire espansionistiche non fossero state pagate con migliaia di corpi trucidati nella carneficina della seconda guerra mondiale.

Il fascismo non è mai stato debellato: il germe si è conservato, ha resistito alla Resistenza, si è evoluto ed adattato ai nuovi tempi. In tempi critici di difese immunitarie basse, torna ad essere contagioso. A Firenze come a Macerata, i fascisti hanno già iniziato a sparare sul colore sbagliato della pelle, come non troppo tempo fa mettevano le bombe sui treni, nelle banche e nelle stazioni, uccidendo nel mucchio.

La reazione istituzionale, sempre meno interessata a mantenere una facciata antifascista, si accontenta di blaterare sull’introduzione di un’ “anagrafe antifascista”, sorta di contratto che le forze politiche dovrebbero firmare per farsi concordare le proprie apparizioni pubbliche. Nel frattempo, le sedi fasciste si moltiplicano su tutto il territorio nazionale, i loro banchetti elettorali spuntano come funghi, i loro cortei infestano le città sbandierando celtiche e saluti romani. Chi ha conservato un minimo di memoria storica non può non notare le somiglianze con la propaganda ed il modus operandi del fascismo degli albori, rivisti in salsa moderna. Il sincero antifascista sta a guardare, riversando al massimo la propria occasionale indignazione sui suoi amici virtuali; poi, magari, vota Lega.

“D’altronde, effettivamente, ‘sti immigrati…”

Vittime di una fulminante amnesia collettiva, gli abitanti della penisola si riscoprono fieri di essere italiani, superiori culturalmente ed economicamente rispetto alle torme di disperati che sbarcano sulle coste e cercano di sopravvivere. Nessuno sembra più ricordare i tempi in cui erano i nostri avi a sbarcare sulle coste altrui, fuggendo da miseria e persecuzione, arrangiandosi per vivere in paesi più “ricchi” in cui spesso venivano emarginati e discriminati, sfruttati ancor più che nel paese d’origine ed accusati di aver esportato forme di criminalità organizzata. Nessuno sembra accorgersi del fatto che le migrazioni di massa sono provocate dalle guerre neocoloniali portate avanti dall’Italia e dai suoi alleati, dalle bombe sganciate sulle loro case e dal saccheggio delle loro risorse. Nessuno si vergogna dell’ipocrita consapevolezza di quanto sia conveniente, per l’economia italiana, sfruttare la manovalanza di muratori, raccoglitori, badanti, prostitute, spacciatori e via dicendo che permetta all’italiano di pagare un prezzo concorrenziale per le sue imprese ed i suoi sfizi, mentre si unisce al coro di quelli che li vorrebbero “ricacciare a casa loro”.

No, è troppo facile dimenticarsi dei lager di ieri per evitare di ammettere che sono uguali ai lager di oggi (vere e proprie discariche per migranti in Italia – i Cpr – e in Libia), troppo facile dimenticarsi di ciò che è stato il Fascismo per farsi cullare dalle parole d’ordine che propongono soluzioni semplici ed un nemico comune da debellare. Troppo facile far finta di non sapere che il silenzio è complice, e che l’indifferenza per il razzismo istituzionale di oggi alimenta l’instaurarsi di un regime sempre più totalitario con cui ci troveremo a fare i conti domani.

Nel dicembre 2011, Casapound si dissociava da Casseri, dipingendolo come un folle qualsiasi, “dimenticando” che il loro camerata era considerato, fino al giorno prima della sparatoria, un ideologo dai propri camerati, oltre ad essere un militante assiduo della loro sede di Pistoia.

Oggi, invece, Forza Nuova e Lega Nord promettono di pagare le spese legali per il camerata pistolero Traini, assicurandogli sostegno e copertura politico-istituzionale, mentre i giornali ci vomitano addosso l’immagine di una donna fatta a pezzi accostata alla foto di un nero, o ci rincoglioniscono di statistiche sulla criminalità degli stranieri, legittimando di fatto un razzismo sempre più assassino. Così, mentre associazioni “partigiane” e politici sinistri rivelano la loro muta servitù rinunciando a manifestare in ossequio alla richiesta di “tranquillità cittadina” del sindaco di Macerata, quando invece i fasci sfilano indisturbati per il centro rivendicandosi il “senso” e il movente politico ed emotivo dell’ “azione” xenofoba, neanche un mese dopo, a Firenze, la propaganda elettorale e mediatica ha armato la mano di un razzista qualunque, che ha deciso di “suicidare” il primo nero che gli è capitato a tiro, Idy Diene. Sempre a Firenze, un nostro compagno, Ghespe, è rinchiuso a Sollicciano da più di sei mesi, con l’accusa di aver tentato di far saltare la vetrata della libreria fascista di CasaPound “Il Bargello” in v. Leonardo da Vinci la notte di capodanno 2017 (fatto che ha avuto risalto più che altro a causa della sprovvedutezza dell’artificiere che si è ferito nel provare a disinnescare l’ordigno senza protezioni). Altri compagni hanno subìto misure cautelari e andranno a processo con, tra le tante, l’accusa di aver assaltato la precedente sede fascista di viale d’Annunzio con mazze e mattoni, e per un altro ordigno esplosivo di fronte alla stessa libreria nel mese successivo. Non ci interessa stabilire se siano colpevoli o innocenti, chiunque sia stato ha semplicemente messo in pratica un antifascismo che non si ferma alle dichiarazioni di intenti, né si accontenta del sapore paraculo dell’antifascismo istituzionale, agendo in prima persona per contribuire ad estirpare il morbo del fascismo, colpendone le sedi qui ed ora.

Chiunque sia stato, non è rimasto a guardare.

A chi ha subito e sta subendo la vendetta di uno Stato interessato a mantenere vivi i valori mai sopiti del fascismo, va tutta la nostra solidarietà. A chi decide di agire, senza deleghe e senza mediazioni, contro ogni fascismo e per realizzare un mondo che non abbia più bisogno di galere, frontiere e autorità, va tutta la nostra complicità.

 

“Nessun governo combatte il fascismo per distruggerlo. Quando la borghesia vede che il potere le sta scivolando dalle mani, chiede aiuto al fascismo per mantenere i privilegi.”

Buenaventura Durruti

Anarchici

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 Chi sono i responsabili?

 

Di tutte le stronzate che Nardella sta proferendo in questi giorni, una cosa l’ha detta giusta:

la sua presenza al presidio di martedì scorso sul Ponte Vespucci, dove a freddo è stato ucciso Idy Diene, poteva benissimo puzzare di  provocazione. E siamo convinti che il perché lo sapesse anche lui.

In ogni caso, qualcuno l’ha colta la provocazione, sputandogli addosso.

Tanti altri, spinti da una rabbia viscerale, gli si sono scagliati contro urlandogli quello che è fin troppo palese:

IL FATTO CHE DARIO NARDELLA E COLORO CHE SIEDONO ACCANTO A LUI A PALAZZO VECCHIO, COSI’ COME LA POLIZIA, I CARABINIERI, I VIGILI URBANI, I GIORNALISTI E I FASCISTI SONO FRA I DIRETTI RESPONSABILI DELL’ASSASSINIO DI SAMB MODOU E DIOP MOR, PRIMA, E DI IDY DIENE, POI.

Stiamo parlando di omicidi.

Uccisioni annunciate dal clima di odio verso gli immigrati sapientemente ordito nelle camere del potere, orchestrato da giornali e televisioni, messo in atto da forze dell’ordine e fascisti, da almeno una quindicina di anni.

La Sinistra al Governo non ha fatto altro che spianare una strada per la xenofobia che ora percorrerà senza troppo indugi una Destra Leghista o Pentastellata che sia.

Il più è fatto.

Da anni la giunta comunale sguinzaglia i propri Vigili cani da guardia affinché i venditori ambulanti vengano privati della minima possibilità di sopravvivenza nel vendere qualche gingillo agli stranieri dai portafogli più gonfi, i turisti.

Da anni la lotta al degrado mira a far scomparire dalla circolazione chi non è in linea con il profilo di una città per ricchi, dove la merce per ricchi la fa da padrone.

E allora saranno immancabili le crociate de La Nazione e del Corriere Fiorentino contro piazze e strade dove c’è ancora chi non respira il profumo di Gucci o non si veste con la giacca di Cavalli.

E allora i pericoli più grandi arriveranno da coloro che, pur non avendo una casa, cercano di lavare se stessi e i propri vestiti nelle fontane pubbliche.

Pericoloso diverrà il venditore di frutta abusivo, l’occupante di immobili e la prostituta.

In una propaganda assillante e martellante che ha fomentato il razzismo nelle persone intimorite al pensiero di perdere i propri pochi privilegi.

Tutto questo (da Piazza Dalmazia a Macerata, e di nuovo a Firenze) sta dando i suoi putrescenti frutti.

C’è da chiedersi come si sentivano i tedeschi durante gli anni ’30, quando sotto i loro occhi si stava consumando una delle tragedie più immani della storia, quella delle retate e delle deportazioni di massa. Vedere le persone sparire e non fare niente affinché tutto questo abbia un termine.

Per quanto tempo si può assistere a tutto questo senza porvi un freno?

Anche questa volta la democrazia con il suo effetto cloroformizzante ha visto sfilare uniti vittime e carnefici. Con un primo cittadino baldanzoso (la faccia salvata anche stavolta grazie soprattutto ai portavoce senegalesi pompieri della rivolta) che, solamente qualche giorno prima, quando gli animi ribollivano e la rabbia sprizzava vivida, se n’era dovuto andare via, farfugliando qualcosa di insignificante.

Quante persone ancora dovranno morire prima che i veri responsabili vengano additati come tali?

Contro tutto questo si deve agire e non saranno le manifestazioni pacifiste a cambiare l’ordine delle cose. Perché, se c’è una cosa che accomuna le dichiarazioni dei politici di ogni risma è che: “Certo che si può manifestare, ma pacificamente”. Costoro sono interessati solo a mantenere il loro esclusivo monopolio della violenza. A tutti gli altri rimangano le manifestazioni di massa, con tanto di cartellini di protesta, ma che mai si tenti davvero di fermarli nei loro progetti assassini.

Davvero vogliamo lasciarli agire indisturbati? I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

Per la violenza degli sfruttati contro gli sfruttatori!

Ba-STA’ RAZzi-SMO’! Ba-STA’ RAZzi-SMO’!

Più fioriere frantumate!

 

Alcuni anarchici e alcune anarchiche