Besançon, Francia – Occupazione selvaggia alla facoltà di lettere

A Besançon, come in molte città (Montpellier, Nantes, Rennes o Tolosa), diverse facoltà sono state bloccate questo giovedì 15 marzo, giorno di sciopero contro le ultime riforme dell’istruzione e dell’istruzione superiore.

Ma a Besançon, questa terza notte di occupazione dell’università delle lettere è stata particolarmente selvaggia, come diverse scritte sui muri dell’università avrebbero potuto prefigurare fin dall’inizio del movimento: “Siamo selvaggi”, “Non siamo niente noi siamo folli”, “Cosa impari all’università, se non a sottometterti?”, “Non siamo studenti, siamo delinquenti”, “Viviamo, blocchiamo tutto”. Oltre alle solite scritte fatte durante le occupazioni notturne o nel bel mezzo della “normale” giornata di corsi, sono stati distrutti alcuni strumenti di alienazione tecnologica: in tre aule computer dello spazio del Mégevand, più di 40 schermi di computer sono stati rotti; i proiettori di altre aule sono stati strappati dal soffitto, smontati e rubati. Nello spazio dell’Arsenal, nelle sale informatiche sono stati svuotati degli estintori. Inoltre, i distributori automatici di cibi e bevande e le macchine per il caffè sono stati regolarmente svuotati e saccheggiati. Il danno ammonterebbe a decine di migliaia di euro.

Inoltre, gli uffici del Decano della Facoltà di lettere André Mariage e del capo del personale amministrativo, Thierry Liégeois, sono stati imbrattati con scritte e le loro serrature sono state riempite di colla. È stata una risposta diretta alla loro pressione e alle minacce di sanzioni disciplinari contro alcune componenti del “movimento” che all’inizio di questa settimana avevano allestito un tavolo informativo? Oppure per i consigli di disciplina dell’anno scorso contro due studenti che si oppongono alla selezione nei master? Oppure la gestione in stile France Telecom del nuovo capo del personale amministrativo? Una cosa è certa, le ragioni non mancano.

Da notare che i sindacati, assenti quando si tratta di lottare e rispondere alla repressione ma sempre presenti quando si tratta di salvarsi il culo con l’amministrazione, hanno condiviso comunicato di dissociazione e un piccolo incontro cordiale nell’ufficio del decano, per riaffermare una volta per tutte che sono, oggi come nel maggio 68, nemici dichiarati di qualsiasi rivolta.

È importante ricordare il ruolo di addomesticamento e alienazione che l’università svolge. La lotta contro la selezione, che è sempre stata in atto, anche se sta diventando sempre più drastica e formalizzata, non è sufficiente per noi. La ricerca, sia pubblica che privata, mira a rafforzare questa società di sfruttamento, controllo e sottomissione. Ad esempio, la sezione di Elaborazione Automatica delle Lingue (nel laboratorio CRIT) si è vantata qualche settimana fa della sua collaborazione con l’esercito. Si potrebbero elencare i numerosi studi in geografia, volti a soddisfare le esigenze di architetti, urbanisti e promotori immobiliari nel loro processo di gentrification a Besançon: Ad esempio, recentemente sono stati condotti studi in questo senso, da un lato, sul tema dei cartelloni pubblicitari negli spazi pubblici, con l’obiettivo di ripulire la città, rendendola uno spazio sempre più pulito, più favorevole al consumo di massa e al benessere dei più ricchi, dall’altro, sui mezzi di trasporto urbano utilizzati dalle persone, cercando di rendere più fluidi i viaggi “verdi” (biciclette e car sharing, tram, autobus…) attraverso la creazione di “hub multimodali”, molto pratici per aumentare gli affitti e scacciare i poveri…

Insomma, il mondo educativo e universitario, attraverso i suoi dispositivi di controllo, inculcando obbedienza, disciplina e lavoro, serve soprattutto a preparare i soldati dell’economia di domani e a far andare avanti questo mondo di miseria e di sfruttamento.

50 anni fa come oggi, morte allo Stato e ai suoi strumenti di addomesticamento!

fonte: sansattendre.noblogs.org