Basilea – Processo contro un compagno basato su presunte tracce di Dna raccolte in un corteo

Il 23 marzo 2018, davanti alla corte d’appello di Basilea, si terrà un processo contro un compagno anarchico. Le accuse si riferiscono a due avvenimenti di qualche anno fa.

Il primo nell’ambito di una manif selvaggia nella Freiestrasse a Basilea nella primavera del 2010. Durante quella giornata, un gruppo di individui determinati era partito lasciandosi dietro delle vetrine di negozi di lusso ridecorate e distrutte in una delle vie più frequentate di Basilea. A causa di presunte tracce di DNA prelevate su degli oggetti mobili in prossimità di quella via, il compagno è accusato di aver partecipato agli innumerevoli danneggiamenti materiali.

L’altra accusa si inserisce nel contesto di una delle numerose azioni di disturbo della “Marcia per la Vita” nel 2013, una sfilata di cristiani conservatori/reazionari e di oppositori all’aborto a Zurigo. L’incontro pieno di odio dei fondamentalisti cristiani si svolge da diversi anni in diverse città ed è sempre disturbato da azioni di vario tipo e selvagge. A questo proposito, il compagno è accusato di aver spintonato uno sbirro in borghese che stava per arrestare un’altra persona.

Nel primo processo per queste due accuse, nel settembre del 2016, il compagno è stato condannato ad una pena di 18 mesi di carcere dal tribunale correzionale di Basilea. Ha deciso di fare ricorso.

Sostegnamo il compagno per le sue idee anarchiche, non perché crediamo nella sua innocenza. Non facciamo distinzioni tra “colpevoli” o “innocenti” perché rifiutiamo queste categorie costruite dallo Stato e dalla società. Tutte queste categorie vengono utilizzate dai dominanti per gestirci tuttx e mantenerci ai posti che ci assegnano.

Per noi, gli atti di cui il compagno è incolpato, assieme ad altre azioni dirette di diverso tipo, si iscrivono nell’ambito di una lotta per un mondo senza dominazione. Distruggendo una vetrina luccicante della logica mercantile capitalista o agendo in maniera solidale durante un controllo della polizia o un arresto, si esprime un atto autodeterminato, che smaschera e attacca lo Stato e la società capitalista, sessista ed oppressiva. È quindi nella logica di qualsiasi Stato di attaccare con accanimento, di denunciare, di punire e di rinchiudere gli/le incontrollabili e le loto idee, che si oppongono ad esso e fanno crollare le sue fondamenta.

La repressione non colpisce unicamente nel momento specifico del processo in tribunale. È presente ogni giorno sotto tutte le sue forme e non prende di mira solo noi sovversivx. Viene indirizzata contro chiunque non vuole o non può conformarsi alle sue leggi e alle sue frontiere, contro le persone sfruttate e oppresse che lottano per sopravvivere. Per questo tuttx noi avremmo potuto essere presx di mira. Ma è il nostro amico e compagno che viene preso di mira questo 23 marzo. L’attacco contro il nostro compagno è un attacco contro delle azioni e delle idee ribelli. Anche se tentano di rinchiudere, di isolare, e di spezzare i/le nostrx compagnix ed i/le nostrx simili, le mura delle prigioni non riusciranno a sottometterci e nemmeno a separarci. Abbiamo innumerevoli maniere di esprimere la nostra solidarietà.

fonte: frecciaspezzata.noblogs.org