Affaire Quai de Valmy – Aggiornamenti su Krem

Notizie sul trasferimento di una delle persone condannate per aver preso parte all’incendio della macchina della polizia quai di Valmy a maggio 2016.

Essendo stato condannato a più di 2 anni, fu trasferito, coi ceppi ai piedi, dalla prigione di Fleury-Mérogis al centro di detenzione di Meaux, carcere in “gestione delegata” GEPSA, filiale di Engie. Se molti prigionieri aspettano mesi o anni per il loro inserimento in CD, sperando in condizioni di detenzione meno dure, per lui è stato veloce.

Data la volontà dell’Autorità Penitenziaria di intimidire detenuti e persone solidali, non crediamo che questo sia un favore:

Dopo la condanna, il detenuto può chiedere un’audizione dinanzi al giudice della condanna, che deve aver luogo entro quattro mesi per quanto riguarda l’ eventuale condizionale. Nel suo caso, l’ udienza è stata fissata a sei mesi dalla sua richiesta. Detto questo, non sorprende perché non corrono alcun rischio di superare i limiti temporali: l’ unico ricorso è quello di rivolgersi direttamente alla corte d’appello. Sapendo che questo tribunale (la Camera di esecuzione delle pene o “cappello”) è considerato più duro perché si pronuncia in assenza delle persone interessate. Inoltre, non essendoci l’udienza, quindi toglie una possibilità per avere un accordo.

Inoltre, la richiesta di adeguamento della pena dipende dal dipartimento in cui si trova il carcere, il che significa che probabilmente dovrà riformulare una richiesta al JAP di Meaux e attendere una nuova udienza.

Infine, per più di tre settimane, vale a dire fino al 3 marzo, non è stato possibile effettuare nessun colloquio. Il loro numero è ridotto da 3 a 2 alla settimana e si concentrano su due giorni consecutivi. Le lettere impiegano molto tempo per arrivare o scompaiono, probabilmente passano nelle mani dell’ex magistrato indagatore. Il regime di detenzione rimane “a porte chiuse”, condizionato da un seguente “reinseriemento” più oppressivo e individualizzato che a Fleury.

Mentre ogni storia è diversa, queste pratiche sono estremamente comuni ed è il sistema repressivo nel suo complesso che cerca di rompere ogni individuo, con la forza della burocrazia e della legge, ma anche con migliaia di piccole e grandi vessazioni che scandiscono la vita quotidiana di coloro che sono catturati nella sua rete .

Tutti a modo loro, lasciamo che i rifiuti sappiano che i prigionieri non sono soli di fronte allo Stato e ai suoi secondini!

fonte: sansattendre.noblogs.org