Torino – Una babele di… geni

Domenica 4 febbraio a Torino presso Cascina Roccafranca si è svolta l’edizione 2018 de “Una Babele di semi” (qui [1] il programma), manifestazione incentrata sullo scambio libero di semi; e fin qui nulla di male, tutt’altro. Il problema sono stati i relatori e le relatrici invitatx dall’organizzazione a parlare delle popolazioni di mais nelle conferenze della giornata: studiosx peroranti la causa degli OGM di nuova e vecchia generazione, nonostante la manifestazione si dicesse
contro -appunto- le bio e nanotecnologie.
Già lo scorso anno le conferenze a margine dello scambio avevano tracciato il sentiero che quest’anno si è fatto ancora più palese, quello della collaborazione tra Rete Semi Rurali ed il CREA (consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) al fine di realizzare una sinergia tra laboratorii e campi insomma, tutto il contrario di ciò che un libero ed orizzontale scambio di semi autoprodotti vorrebbe e dovrebbe significare, quello dell’autodeterminazione fuori delle logiche del dominio.
Per questo Domenica 4 febbraio ci siamo recatx a Cascina Roccafranca ad informare x partecipanti della deriva che ormai ha preso “Una Babele di semi” e di chi avrebbero ascoltato durante i convegni, visto che l’organizzazione sulla locandina aveva subdolamente omesso la provenienza dei relatori.
Di seguito il testo del volantino distribuito.

Una Babele di geni

Torino - Una babele di geni

L’autoproduzione e gli scambi di semi sono azioni fondamentali e benefiche per l’indipendenza alimentare, azioni imprescindibili in una prospettiva di rivolta nei confronti del sistema dell’agrobusiness, delle istituzioni e delle multinazionali che vendono veleni e semi brevettati standardizzati, aziende commerciali assassine, privatizzatrici della biodiversità e addomesticatrici del selvaggio, animale e vegetale.

Sembra quindi inconcepibile come alcune di queste realtà possano essere state inserite nel programma di un libero e gratuito scambio di semi, oggi qui a Cascina Roccafranca. E’ un paradosso, o una provocazione.

Se gli OGM “classici”, nel corso di decenni, sono stati e continuano ad essere osteggiati attraverso informazione, pratiche e azioni dirette, ci si chiede per quale ragione gli OGM 2.0, ovverosia le NBTs, New Breeding Techniques, manipolazioni genetiche che cambiano forma, cioè le tecniche, senza cambiarne la sostanza, debbano godere invece di un riguardo particolare che oltre a riecheggiare fuori dalle stanze istituzionali e di business, attraverso campagne di marketing e di informazione a tappeto, si stanno aprendo varchi sempre più ampli anche attraverso iniziative che in primis dovrebbero contrastare la loro natura e il loro fine.

Sicuramente è qualcosa che noi non accettiamo, giochi di prestigio a cui non vogliamo abboccare.

Ogni canale di comunicazione istituzionale/mercantile verso l’opinione pubblica è strutturato al fine di ottenere consenso e docilità. Il dichiarare che questi non siano i “mostruosi OGM” ma soltanto degli acceleratori di ciò che la natura normalmente farebbe, oppure qualcosa che comunque non è o non sarebbe alterato con materiale proveniente da organismi viventi altri (come avviene nella transgenesi), non può e non deve essere recepito, o ancor peggio assecondato, con una sorta di sobrietà e leggerezza.

Sulla scia di Expo 2015, punta dell’iceberg dove governi, multinazionali, aziende e parte di un associazionismo di base sono usciti a braccetto ritingendo di un ipocrita green un pianeta allo sfacelo, chi detiene il controllo, sempre più avido, cerca spasmodicamente di conquistare territorii che si professavano contro gli OGM. Anche iniziative come quella di oggi, o altre che vedono ad esempio un sodalizio tra Rete Semi Rurali e CREA, lasciano quantomeno “perplessx” dando voce e spazio a istituzioni manipolatrici di vivente e di informazione.

Ci domandiamo quindi quale interesse possano avere gli organizzatori della Babele rispetto a questa subdola operazione, visto che alle nostre ripetute segnalazioni sulla natura delle ricerche di determinatx personaggx e sulla loro impostazione ideologica, abbiamo ricevuto nel migliore dei casi un’alzata di spalle.

Innanzitutto il CREA, acronimo che sta per consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, principale Ente di ricerca italiano dedicato all’agroalimentare, con personalità giuridica di diritto pubblico, vigilato dal ministero per le politiche agricole. Il 22 giugno 2017 viene presentato “Prima i geni: liberiamo il futuro dell’agricoltura Italiana”, manifesto della SIGA (Società Italiana di genetica Agraria), patrocinato e sottoscritto tra gli altri anche dal CREA che ha contribuito alla elaborazione del documento scientifico. “Prima i geni” è un appello semplicemente disgustoso che propaganda a gran voce ogni tipo di miglioramento genetico ingegneristico -passato, presente e futuro- come progresso positivo irrinunciabile per la civiltà umana e il pianeta tutto.

Che si parli di OGM di vecchia o nuova generazione, in questo manifesto e nei suoi allegati, gli uni legittimano gli altri in un loop da capogiro.

La dott.ssa Carlotta Balconi e la dott.ssa Rita Redaelli lavorano presso il CREA di Bergamo, e, per quanto il titolo della discussione odierna sia “La valorizzazione di popolazioni open di mais” ci chiediamo cosa ci possa essere di open nelle loro attività, quando si parla di licenze esclusive, riscossione di royalties ed altre mercantilità seguitando.
Basta leggere un estratto a caso, questa volta relativo all’avena: “_Il CREA-MAC _(MAC= Unità di ricerca per la maiscoltura)_ intende valutare l’interesse di Aziende Sementiere con sede legale nel territorio dell’Unione Europea, ad acquisire un contratto di licenza esclusiva per la moltiplicazione e lo sfruttamento commerciale della Varietà di avena nuda denominata “Irina” limitatamente al territorio dei paesi dell’Unione Europea_” (cit. da CREA Comunicazioni Generali N° 0036844 del 05/08/2016 firmato da Carlotta Balconi)

Se finora quello della ricerca era stato l’àmbito-anello di congiunzione irrinunciabile tra le istituzioni e le aziende profittevoli, ora essa scende su altri campi, finora desueti, quelli che volevano essere liberi dagli OGM, per portare il seme sterile della biotecnologia, provando a modellare artificialmente un ibrido tra lavoro contadino supportato da conoscenze, competenze, capacità ed autodeterminazione da una parte, e dall’altra la vorace e non neutrale ricerca in camice bianco sovvenzionata da stati e da enti privati, azione che ha il sapore di un’invasione, una mortifera infiltrazione a scopi propagandistici.

Ci vogliono vendere la MAS (Marker Assisted Selection), la selezione assistita da marcatori, tecnica di selezione genetica che impiega vari generi di marcatori -morfologici, biochimici e genetici- che consente di migliorare caratteri di piante ed animali che si ritengono essere d’interesse, ovviamente dopo specifica mappatura, come sempre tralasciando da parte il fatto che questo non è altro che il primo passo per l’ennesimo tentativo di controllo e di mercificazione del vivente. Perchè la ricerca non ha interesse solo ad osservare, la ricerca deve rendere soldoni, deve veicolare finanziamenti, supportare start-up e spin-off, manipolando e brevettando: dominando.

Scivolare nelle mani delle multinazionali che anelano anche al possesso delle varietà sementiere locali, autoctone, libere, che non hanno bisogno di monete per cadere e germogliare nella terra, non lo vogliamo. Superpotenze come Bayer e Pioneer & Co sono lì, sventolando la bandiera de “salviamo il pianeta”, scalpitano e sponsorizzano fior fior di convegni partecipati tra gli altri anche dal dottor Amedeo Rayneri (Università di Torino), come quello, ad esempio, su “La filiera del Mais: sicurezza, qualità, tecnica”.

Se vogliamo crearci uno spazio che non sia commerciale, dove si possano scambiare semi e saperi pratici contadini e per ostacolare l’avanzata del dominio, concediamo che si acceleri dunque lo sviluppo delle necrotecnologie dando proprio ai loro portavoce la parola?

Con tutta evidenza ormai da un paio di anni la “Babele di semi” pare diventata la crepa complice e consapevole attraverso la quale il sistema egemonizzante sta tentando di penetrare all’interno di un mondo resistente fatto di recupero degli antichi ed attuali saperi e tutela delle varietà sementiere con il palese scopo di renderci parte del sistema tecno-scientifico spogliandoci di una delle possibilità di autodeterminazione che al dominio fa più paura, quella dell’autodeterminazione alimentare.

Noi che siamo contadinx non abbiamo paura dei tempi della natura, né dell’attesa che ne deriva, il ritmo delle stagioni è la nostra melodia, il laboratorio verniciato di un verde artificiale la loro cacofonia.

E chi contadinx non lo è, non può stare ad assistere nel vedere mercificato e strangolato ogni sforzo di resistenza.

Il sistema tecno-scientifico-industriale sta solo da una parte, e non è e non sarà mai la nostra.

_ANIMALX_

http://primaigeni.it/
http://sito.entecra.it/portale/public/documenti/36844.pdf
http://sito.entecra.it/portale/cra_dati_istituto.php?id=224
http://www.crea.gov.it/wp-content/uploads/2018/01/Programma-Giornata-Mais-2018-1.pdf
http://www.conaf.it/sites/default/files/volantino%20convegno%20mais.pdf
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