Sul corteo del 9 Febbraio a Roma

Come progetto Torpignattara Solidale, a seguito dell’attentato di Macerata abbiamo subito sentito il bisogno di dare una risposta, organizzando un corteo. La manifestazione è stata prima di tutto un gesto di solidarietà verso le persone colpite dal fascista Luca Traini. Un momento per ribadire che i fatti di Macerata segnano un punto di non ritorno. Nei nostri quartieri non tollereremo più fascisti che strumentalizzano ogni tipo di problema per un tornaconto politico.

Siamo scesi in strada venerdì scorso come abbiamo fatto negli ultimi anni. Dopo l’attentato a Parigi nel 2015 abbiamo cercato di contrastare la retorica razzista e islamofoba degli sciacalli della stampa e della politica nazionale che volevano dipingere il nostro quartiere come un covo di
pericolosi jihadisti e un ricettacolo di degrado. Abbiamo portato solidarietà ai bengalesi colpiti da
aggressioni di stampo razzista. Abbiamo cacciato i fascisti che speculavano sulla violenza subita da una giovane donna nel nostro quartiere e ribadito che la violenza maschile sulle donne non ha né classe, né religione, né nazionalità, ha un genere.
Il progetto delle cene gratuite in quartiere iniziate a ottobre, fa parte di questo percorso, non caritatevole, ma che punta al riconoscimento reciproco, in una piccola porzione di città, tra tutti e tutte coloro che vivono le stesse difficoltà, tra tutti/e coloro che da questo sistema sono esclusi/e, ricattati/e, massacrati/e. Perché la divisione non è tra “italiani” e “stranieri”, ma tra chi ha tanto e chi non ha niente.

I fatti di Macerata rappresentano quello a cui i signori di questo mondo vorrebbero abituarci per il futuro prossimo: la barbarie! La barbarie che si esprimerà non più “solo” con la deportazione degli immigrati in Libia, la segregazione razziale, l’avvelenamento delle risorse idriche e alimentari, lo sfruttamento delle persone in nome della ricchezza, del “progresso”, del benessere (promesso a tutti, goduto da pochi)… ma anche con la criminalizzazione dei poveri e gli attacchi squadristi nelle strade. Cioè nei luoghi in cui le persone, lontane dalle poltrone del potere, si incontrano e si organizzano.

Ma quello che abbiamo visto nella risposta che oltre un migliaio di persone, la maggior parte abitanti del quartiere, hanno portato nelle strade è che c’è chi non vuole rassegnarsi e che non tutte le persone sono qualunquiste e razziste come ci raccontano i media.
Da questo bisogna ripartire.
Non si tratta di formulare programmi da proporre agli elettori nello squallido e vuoto gioco parlamentare.
Si tratta di pensare a come creare delle comunità in grado di autorganizzarsi.
In questi giorni, molte città si sono riempite di persone che hanno scelto di non stare a guardare: una boccata di aria fresca per tutti e tutte.
Avanti così!

TORPIGNATTARA SOLIDALE