Genova – Contro ogni fascismo

Volantino distribuito nelle strade di Genova.

Vogliamo essere chiari da subito; considerare il razzismo una mera questione culturale è ciò che i nostri governanti cercano di inculcare nelle nostre menti, troppo distratte dalla velocità e dall’ipertrofia dell’informazione mediatica.

Il razzismo è più che mai un fenomeno sociale e politico. L’esercizio della violenza, della discriminazione, della reclusione, del dileggio nei confronti di persone povere provenienti da altri continenti è la diretta conseguenza delle politiche economiche degli Stati più ricchi.

La necessità di controllare e attaccare i movimenti migratori di chi fugge dalle guerre e dalla miseria è la necessità del Capitale Internazionale a cui nessun partito politico degli Stati “occidentali” può sottrarsi, pena la destabilizzazione dei propri equilibri interni basati sullo sfruttamento e la messa in discussione delle esigenze di conquista e saccheggio delle risorse presenti a sud del mondo.

Facciamo attenzione a non farci ingannare dalla farsa elettorale con cui vorrebbero ulteriormente intorpidirci. La campagna elettorale è un mercato in cui ogni componente politica individua un settore della popolazione a cui promettere, sfruttando le sue difficoltà e contraddizioni, ciò che apparentemente desidera in cambio di voti.

Ma la tendenza del Capitale non può fare a meno dell’impegno legislativo e militare degli Stati per garantire la sua prosperità.

Quindi: i partiti come Lega Nord, Casa Pound, Forza Nuova, Fratelli dItalia – sempre ben accolti nelle istituzioni democratiche  dai partiti che ora, per esigenze elettorali, fanno finta di osteggiare – fomentano l’odio tra poveri e organizzano le loro squadracce armate per ripulire le strade dagli indesiderati dal Capitale (stranieri in eccesso, refrattari, ribelli, poveri non addomesticati). Intanto polizia, carabinieri, militari e vigili urbani eseguono operazioni di natura razziale: retate, deportazioni, pestaggi. La Croce Rossa, la Misericordia, la Lega Coop gestiscono veri e propri campi di concentramento (C.I.E., HOTSPOT, CARA ecc.).  Gli eserciti bombardano le popolazioni e garantiscono la difesa militare di chi depreda e avvelena i territori da cui provengono queste persone.

I governi di sinistra varano leggi come il decreto Minniti-Orlando e introducono l’utilizzo del DASPO urbano. Frontex (agenzia per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea) con l’utilizzo di tecnologie prodotte da aziende dai fatturati abnormi (Leonardo, Thales, Finmeccanica ecc.) e con l’aiuto di milizie (come quelle neo-naziste in Ungheria o quelle islamiche in Libia) organizzano il controllo militare delle frontiere e la riduzione in schiavitù di uomini e donne. Schiavitù che si ripropone nelle fabbriche e nei campi dei Paesi democratici dove approdano.

Non sarà la creazione di un fronte democratico lusingato dalle istituzioni ad impedire il dilagare del fascismo nelle strade e nei palazzi del potere.

Solo con la propria presenza e il proprio agire, in maniera auto-organizzata, senza delega e mediazioni, riusciremo ad esprimere la forza necessaria per invertire questa tendenza.

In questa direzione esprimiamo la nostra solidarietà a chi, nel tentativo di portare la propria critica reale, è stato aggredito dai fascisti di Casa Pound e a chi è stato fermato e/o denunciato in occasione del corteo antifascista del 3 febbraio.

 

NESSUN RICORDO PER I FASCISTI DI IERI…

Il 10 febbraio il Parlamento italiano celebra il “Giorno del Ricordo” ai cosiddetti martiri delle foibe e l’esodo degli italiani dai territori jugoslavi dopo la Seconda Guerra mondiale. Vengono contrapposti i barbari “slavo comunisti” alle povere “vittime italiane” colpevoli, queste ultime, solo della propria nazionalità.

Questo è uno stravolgimento della storia! Il revisionismo non tiene minimamente conto degli eventi che caratterizzarono le vicende del confine orientale. I fascisti italiani durante l’occupazione di parte dell’ex Regno di Jugoslavia negli anni 1941/1945, imposero alla popolazione locale ogni genere di brutalità. In 29 mesi di occupazione italiana della sola provincia di Lubiana vennero fucilati 5000 civili e 900 partigiani, oltre a 200 civili arsi vivi; vennero deportate 7000 persone (su 33000 deportati) e devastati 800 villaggi, compiendo quella che storici come Angelo Del Boca hanno definito un’autentica bonifica etnica. Inoltre con l’italianizzazione forzata venne completamente distrutta la cultura slovena e croata. Complessivamente, durante l’invasione nazi-fascista dell’ex Jugoslavia, morì un milione e mezzo di persone. Uomini e donne per cui non sarà mai istituito né un Giorno del Ricordo, né una Giornata della Memoria. Vittime che si sommano ai 100.000 libici e ai massacri compiuti in Etiopia, Somalia, Eritrea durante l’espansione coloniale dell’Italia fascista in Africa, in continuità con il precedente governo liberale. Vicende che cadono nell’oblio, come quella dei campi d’internamento per slavi costruiti dagli italiani, tra cui quello di Chiesanuova a Padova.

Per questo nazisti e fascisti vennero a loro volta uccisi, a loro appartengono i corpi dei cosiddetti infoibati.

Ma il revisionismo storico vuole assolvere a più funzioni:

–          infanga la memoria dei partigiani antifascisti, italiani e slavi e la loro fratellanza nella lotta contro il nazifascismo, condannandoli quali assassini e celebrando, invece, le camicie nere del
ventennio.

–          fomenta le divisioni su basi nazionali ed etniche e riabilita il fascismo coprendo, finanziando e concedendo spazi fisici e mediatici ai nuovi fascisti, come accade per organizzazioni xenofobe, quali Casa Pound, funzionali alla mobilitazione reazionaria.

–          omette che il colonialismo italiano fascista serve a legittimare le guerre d’aggressione di oggi. Infatti come ieri i fascisti giustificavano la guerra con la finalità di ricavare un meritato “posto al sole”, oggi il potere definisce “missioni di pace” le invasioni imperialiste Nato in ex Jugoslavia, in Iraq, in Afghanistan o in Libia e, proprio in questi giorni, nel Mali del Nord.

Criminalizzare la Resistenza antifascista significa infangare la lotta di classe nel nostro paese. Lotta che si poneva come prospettiva il cambiamento rivoluzionario della società, combattendo non solo il fascismo, ma anche la classe dominante politica che del regime fascista si era servita per perseguire i propri interessi coloniali e di controllo sociale interno. Un tale esempio risulta più che mai pericoloso per i padroni italiani e la loro rappresentanza politica, oggi tanto impegnata nella farsa elettorale. I valori e gli insegnamenti della Resistenza possono animare lavoratori, studenti e tutti gli sfruttati nella lotta di oggi contro gli attacchi perpetrati dai borghesi in nome della crisi da lei stessa prodotta. Denigrare quei valori significa disarmarci per mantenere il controllo del presente.

…NESSUNO SPAZIO PER I FASCISTI DI OGGI

 

 

controognifascismo@gmail.com