Sputeremo sulla sua tomba

Tutti muoiono, soprattutto una volta raggiunta una certa età. La morte di una persona anziana non stupisce nessuno. In sé, è un fatto talmente banale da venir considerato un mero dato anagrafico: Ferdinando Imposimato, 1936-2018. Se la scomparsa del defunto può addolorare chi lo conosceva e stimava, viceversa non può che lasciare indifferenti tutti gli altri. Persino chi lo disprezzava e lo odiava quand’era ancora in vita, ha ben poco da gioire di fronte alla sua morte. Siamo sinceri: quando non si è fatto nulla per scavargli la fossa, quando sono solo il tempo e la malattia ad averlo spedito sottoterra… che gusto c’è?
Ecco perché non ci dà alcuna soddisfazione esultare per la scomparsa di uno dei magistrati che negli anni 70 e 80 più si è distinto nella lotta contro il «terrorismo», pavoneggiandosi alla testa della repressione di quei gruppi che insorsero a mano armata contro lo Stato. Non ci dà soddisfazione perché è morto in pace. La cosa ci rattrista a tal punto, ma a tal punto… che quasi quasi scappa da piangere anche a noi. Solo che così correremmo il rischio che le nostre lacrime di rammarico si confondano con quelle di commozione dei suoi molti ammiratori: servi dello Stato che onorano chi salvò l’infame pace sociale riempiendo le galere, spettatori nostalgici del giudice televisivo di idiotizzanti programmi berlusconiani, capipopolo infamelli che si spacciano per sovversivi untorelli (questi ultimi, orfani di cotanta legittimizzazione costituzionale, chi inviteranno a sedersi al posto di Vostro Onore alle loro mense popolari?).
Eh, no! Questo sarebbe davvero troppo! Suvvia, un bel sorriso! In fondo, basta allargare le narici e inspirare la fragranza del giorno. Come recita un detto, «il cadavere di un nemico emana sempre un buon odore». E poi, lo ammettiamo: i lutti istituzionali ci mettono sempre allegria.