Monza – Ho fatto un sogno…

Ho fatto un sogno: avevamo scoperto che a Monza un gruppo di fasci di CasaPound voleva fare un banchetto di raccolta firme per potersi presentare alle elezioni. Che potevamo fare? Impedir loro di avere spazio sembrava il minimo.
La mattina del 20 Gennaio una quarantina di persone appaiono nella piazza in cui si sarebbe svolto il banchetto. “Nessuno spazio ai fascisti”: la scritta sullo striscione che viene srotolato è chiara.
Dopo un’oretta le forze dell’ordine notano la nostra presenza.
Dei fascisti neanche l’ombra. Che abbiano cambiato piazza?
Arrivano due camionette di celere, la Digos minaccia di caricare se non avessimo sciolto il presidio ma qualche risata e poi silenzio sono la sola risposta.
Giunge voce che il banchetto sia stato spostato in un’altra piazza così partiamo in corteo verso quella direzione. Passo svelto, cori e determinazione ci accompagnano alla ricerca dei fascisti. Alle nostre spalle la polizia inizia a mostrare nervosismo.
Arrivati nei pressi del mercato, davanti a noi una decina di brutti ceffi, appartenenti a Lealtà Azione, si sfila le cinghie.
Ed ecco che la ritualità dei presidi antifascisti scompare. La cantilena del “Fascisti carogne, tornate nelle fogne” viene sostituita da una sincera rabbia che con i mezzi a nostra disposizione ha costretto le merde ad indietreggiare. A quanto pare anche i fascisti, che troppo spesso vengono percepiti come intoccabili o invincibili, sono fatti di carne ed ossa, e si, anche loro sanguinano.
Ho fatto un sogno: i camerati scappano e la celere ci carica, ma nonostante il confronto coi primi e le legnate dai secondi rimaniamo tutti insieme, come ci eravamo più volte ripetuti. Non è il momento del panico o dell’incertezza. Nessun fuggi fuggi generale.
Finiti in mezzo al mercato la Digos capisce di non avere il controllo della situazione ed un paio di agenti si accaniscono sullo striscione strappandocelo dalle mani. Ma ancora nessuno scappa, tutti rimangono compatti anche dopo la seconda carica, tra cassette e frutta che volano in aria.
Le intenzioni da parte loro sono molto chiare, la nostra presenza non è più gradita in zona quindi iniziamo ad arretrare. Sempre uniti ci dirigiamo verso la fine del mercato dove imbocchiamo la strada verso casa.
Nessun fermato, nessun arrestato, nessun identificato sul posto; solo qualche ammaccatura dovuta alle cariche.
Ho fatto un sogno: arrivati a casa eravamo tutti contenti e con il sorriso stampato in volto.
Forse non ci siamo ancora svegliati, o forse era tutto vero.

…che sembrava vero.

ANTIFA