Grecia – Testo di analisi sul disegno legge riguardante il nuovo codice penitenziario

Per il nuovo disegno di legge penitenziario (Grecia)

 

Il 16/10/2017 è stato sottoposto a consultazione pubblica da parte del Ministro della Giustizia Stavros Kontonis, il nuovo disegno di legge penitenziario. Al termine delle procedure il 30/10, diventa evidente lo sforzo del governo SYRIZA. – ANEL per votare, attraverso procedure sommarie, il nuovo disegno legge. I’irregolarità della procedura si evidenzia anche dall’assenza, durante il processo, della commissione di avvocati la quale ha assunto tanto il ruolo di rappresentare che di informare i prigionieri per quel che riguarda gli sviluppi circa il codice penitenziario. Questo è un disegno legge che abolisce  i diritti che i prigionieri hanno conquistato da anni per migliorare le loro condizioni di vita in prigione con lotte ininterrotte sia all’interno che attraverso il sostegno e la  solidarietà fuori dalle mura, e anche senza questa specifica contesto politico che richiede con delle scuse l’accettazione di  misure così dure. Un disegno legge cucito su misura sul prototipo di un governo autoritario.

 

Durante il periodo elettorale di gennaio 2015 e dal momento che aveva già ottenuto un beneficio politico dall’appoggio che aveva dato alle lotte dei prigionieri politici (cfr. caso di Nikos Romanos), SY.RIZA. Ha utilizzato i prigionieri come terreno di pompaggio per l’avviamento di una politica ancora più grande sia dal punto di vista dello spazio della sinistra sia dal punto di vista dello spazio anarchico, siccome si impegnava tanto nell’abolizione dei carceri speciali per i terroristi, quanto nell’effettuare riforme favorevoli all’interno delle prigioni per i carcerati. Questo suo attegiamento ebbe come conseguenza il conseguimento delle percentuali più alte – 70-80% – all’interno delle carceri. Circa 3 anni dopo, è in qualità di governo, si ritroverà ad utilizzare di nuovo i carcerati, con un disegno di legge che prevede misure totalitarie, puntando questa volta, così come in altre circostanze, sul sosegno delle parti più conservative della società greca, quelle della dottrina della quiete della classe e della sicurezza. Diventa chiaro in questo modo, il suo tentativo di schiacciare qualsiasi tentativo di resistenza all’interno delle prigioni portando allo sterminio fisico e psicologico dei prigionieri. Parallelamente i mezzi di comunicazione in quanto pilastro di base della  costruzione della coscienza si occuparono fin dall’inizio di presentare il nuovo disegno legge sulle carceri come qualcosa di umanitario. Quindi in ogni riferimento alle novità del disegno legge parlano di modernizzazione delle carceri e di un trattamento più favorevole per i detenuti. In totale collaborazione con il governo i media danno enfasi a tutto ciò che potrebbero adattare alla formula  “Sicurezza – Umanesimo – Riabilitazione-Trasparenza ‘. alla stesso tempo sottolineano l’importanza di un miglioramento dell’infrastruttura del carcere e dell’ampliamento dello spazio per ogni prigioniero dimenticando ovviamente di menzionare le novità, introdotte dal nuovo decreto, in termini di controllo, disciplina, repressione e punizione.

 

Tra le altre cose, la nuova legge sulle carceri prevede il ritorno del controllo anale e vaginale col pretesto del trasporto intacorporeo delle droghe. Una pratica che almeno sulla carta era stata abolita dal 2011 che mira a distruggere non solo lo spirito ma anche ad umiliare i prigionieri, sia quando entrano per la prima volta in prigione, sia al loro ritorno dopo i permessi di uscita. E’ un fenomeno frequente che molti prigionieri siano sogetti al controllo anche se il loro caso non ha niente a che fare con le droghe, rendendo ancora più chiaro l’uso pretestuoso della misura, considerato che il più delle volte manca anche il medico durante lo svolgimento di questa procedura. Dall’altro lato i mezzi tecnologici di visualizzazione, che già sono usati in altri stati, vengono proposti da questo decreto come mezzi di controllo sofisticati che non fanno altro che perpetuare l’umiliazione e il controllo sul corpo umano.

 

Mentre nel 2015 SYRIZA  fu costretto all’abolizione dei carceri di tipo gamma (carceri ad alta sicurezza), a seguito dell’intensa pressione che era stata esercitata su di lui dallo sciopero della fame dei prigionieri politici e dell’appoggio che c era stato da parte dei solidali fuori le mura, ritorna indirettamente ed in maniera camuffata a ristabilirle con un particolare riferimento all’articolo 11 (in relazione alla discriminazione e segregazione dei detenuti) e in specifico al paragrafo 6 che dice ” i detenuti di ogni categoria legale vivono in reparti speciali o in settori indipendenti o in diverse aree di detenzione disegnate collettivamente o individualmente”.  Il decreto prevede anche la detenzione nelle stazioni di polizia, l’isolamento, i nuovi reparti speciali, una cosa che vale anche oggi per i prigionieri politici nonostante la supposta abolizione del carcere di tipo gamma. Un regime speciale dentro il regime già speciale del carcere.

 

D’altronde molte delle nuove disposizioni hanno conseguenze chiare per chi decide di alzare la voce. Un esempio paradigmatico è la possibilità da parte dei pubblici ministeri di applicare l’alimentazione forzata ai prigionieri che si trovano in sciopero della fame, fatto che costituisce una crudele tortura. (é il mezzo ultimo che molto spesso i prigionieri politici utilizzano mettendo in pericolo il loro stesso corpo per conseguire rivendicazioni che migliorano la loro vita nelle celle). La regolamentazione autoritaria senza precedenti include anche l’annullamento retroattivo degli stipendi che sono stabiliti a discrezione del consiglio penitenziario nel caso in cui un prigioniero abbia commesso un illecito disciplinare, la qual cosa conterà negativamente anche nel calcolo in positivo dei giorni di pena da scontare.

 

Per quel che concerne la questione dei permessi, dopo il veto del procuratore rimane la possibilità che il PM che presiede il consiglio penitenziario scelga chi risulta adatto e chi no a prendere la licenza, decisione che si basa sia sulla condotta che sugli anni di carcerazione. Una minoranza, può presentare ricorso in cassazione, mentre l’approvazione della licenza rimane sospesa fino all’emissione della decisione finale. Al di là di tutto ciò, il regolare permesso dei prigionieri sarà limitato e ristretto dal braccialetto elettronico, dispositivo di geolocalizzazione il cui costo è di 15 euro ogni giorno di permesso, costo che è tenuto a pagare il prigioniero. Il suddetto disegno legge regolamenta ex novo importanti aspetti della natura strutturalmente classista della giustizia civile, infatti quesa misura è destinata sostanzialmente solo a quei prigionieri ricchi con una forza economica che gli permetta di rimborsare il costo del braccialetto.

 

Nello stesso momento, L’ingresso della multinazionale inglese G4S- produttrice di braccialetti elettronici- apre la strada per un ulteriore privatizzazione all’interno delle carceri, fatto che renderà ancora peggiore la situazione per i prigionieri. La Grecia in quanto membro dell’Unione Europe e della NATO sta cercando di allineare la politica che si esercita a livello locale per quel che riguarda il sistema penitenziario con quella dei paesi nord-atlantici. Un alleanza che consente il funzionamento di carceri privati o la cooperazione con società private, nei quali i diritti dei prigionieri passano in secondo piano in quanto lo scopo principale è il profitto. Carceri che vengono a fare il lavoro sporco una volta che lo stato gli abbia preparato il terreno sia creando misere condizioni di vita all’interno delle carceri e ai centri di detenzioni sovraffollati, sia propagandando attraverso i giornalisti l’idea di un aumento della criminalità, della corruzione e dell’assenza di misure di sicurezza adeguate. Stiamo parlando di un campo di profitto i cui principali rappresentanti sono le imprese private che vanno sempre piu a braccetto con i legislatori, più prigionieri significa più profitto, con lavoro all’interno delle carceri che non può essere considerato niente di meno che schiavitù. In Grecia le discussioni ed i riferimenti alle privatizzazioni delle carceri si svolgono ormai da anni, anche se la voce rimane ancora non espressa ufficialmente ma ufficiosamente dai pappagallini e dai secondini del potere.

 

Ovviamente non possiamo ignorare i centri di detenzione per migranti che hanno assunto forma istituzionale durante il ministero di Dendias (ministro della pubblica sicurezza durante il governo di Nea Demokratia), così come le retate della polizia che continuano fino ad oggi come parte della gestioni dei flussi migratori. Stato, NGO e compagnie private, per somme di milioni di euro, gestiscono le vite di migliaia di migrati con unico obiettivo finale il profitto. Ogni tentativo di rivendicazione viene soppresso a colpi di manganello e di prodotti chimici lanciati (lacrimogeni), mentre l’arma più potente che lo stato si ritrova tra le mani è la minaccia di deportazione. Campi di concentramento, con condizioni di vita deprovevoli, costruiti strategicamente fuori dal tessuto urbano, per impedire i contatti sociali e la creazione di forme di resistenza dall’esterno, con persone all’interno che fondamentalmente costituiscono per il capitale una riserva di lavoratori. Una parte delle quali saranno spremute nel nome del profitto.

 

Più in generale, l’obiettivo del governo è quello di creare paura e scoraggiamento per le lotte, tanto dentro che fuori dalle celle, per l’unione delle resistenze e delle rivendicazioni delle evidenze che vengono ancora una volta richieste, cosa che non ci provoca nessuna reazione. Una volta sfruttata la paura, lo stato tenta di rafforzare le sue difese, di costruire una prigione in cui ci marcirai dentro se osi disobbedire. Una prigione fatta su misura per coloro che insistono nel resistere e nel non rispettare l’esistente o incapaci di conformarsi alle regole del lavoro retribuito e che successivamente sono riciclati sia all’interno che all’esterno delle prigioni in diverse forme di illegalità per la stigmatizzazione sociale, la strumentalizzazione e l’emarginalizzazione che hanno subito. Loro prendono di mira e dopo di loro gli altri che verrannο.

 

In relazione alle condizioni che prevalgono all’interno del carcere in un preciso periodo storico, ci sono quelle che prevalgono nella società e viceversa. L’attacco all’interno del carcere attraverso il nuovo codice penitenziario, non può essere considerato come una scelta autonoma e pratica da parte dello stato, ma fa parte di un piano politico più generale che deve essere accettato da tutta la società. Un piano politico per acuire le divisioni di classe, sopprimere e controllare ogni aspetto dello spazio pubblico. Partendo dall’elusione dei diritti fondamentali del lavoro, legiferando per ostacolare la decisione di sciopero ed arrivando a criminalizzare i sindacati di base e schiacciando i salari e le pensioni, il governo dimostra con quanto impegno si piega agli interessi di classe e del capitale. Da un lato, l’aumento delle telecamere sul posto di lavoro e dall’altra l’intensificazione del controllo sui mezzi di trasporto di massa con l’introduzione del biglietto elettronico e dei tornelli nelle stazioni della metropolitana, evidenziano la dottrina del “controllo e sorveglianza” che  rendono manifeste le esclusioni sociali imposte dallo stato in ogni modo possibile.

 

La giustizia da sempre ha avuto un chiaro orientamento sociale e di classe.  In una società capitalista strutturata gerarchicamente, non ci aspetteremmo nulla di diverso da parte di  coloro che legiferano sulle nostre vite. Lo stato per sua stessa natura difende gli interessi del capitale e la giustizia non può  che andare nella stessa direzione, fatto che risulta evidente in ogni parte della sua struttura, a cominciare dai pubblici ministeri che, tra l’altro, non sono obbligati a dichiarare la provenienza dei loro patrimoni, come stabbilito dalla legge statale pertinente.

Caratteristiche, dall’altro lato, sono i ridicoli processi e le parate di culo di alti funzionari delle amministrazioni precedenti, attraverso la creazione ad hoc di leggi fatte apposta per evitare responabilità giuridiche a chi copre cariche ministeriali, anche se immischiati in una serie di scandali politici e finanziari. Dall’altro canto ci sono le detenzioni di persone che per esempio si sono solo rifiutate di pagare i pedaggi. Altrettanto caratteristiche sono le divisioni di classe che esistono all’interno delle celle, tra  i crimini  di persone con un alto status sociale e  con un profilo di potere economico che sono trattati in modo preferenziale con celle di lusso, nello stesso momento in cui i prigionieri per micro-violazioni sono accatastati a decine o lasciati a morire lentamente  nella disastrosa infrastruttura carceraria (vedi l’ospedale del carcere di Korydallos).

 

Noi dal canto nostro saremo solidali nel sostenere la lotta dei prigionieri fin tanto che non verranno rispettate tutte le loro richieste come la revoca del veto ministeriale sui permessi di uscita, il ritiro del controllo elettronico e dei carceri domiciliari che sostituisce il permesso d’uscita regolare, stabilire a 1/5 di pena il limite per ottenere il permesso canonico, l’ immediato ritiro dell’articolo11, l’eliminazione dei carceri ad alta sicurezza, la fine delle degradanti perquisizioni corporali dei prigionieri con la scusa della ricerca, il ritiro delle restrizioni introdotte dal nuovo codice penitenziario per quel che riguarda la loro istruzione ( che dipendono sempre dall’umore dei pubblici ministeri), la rimozione dei dati elettronici sulle persone e parenti che sono in contatto con loro, il ritiro del paragrafo 3, articolo 31 che consente l’alimentazione forzata in caso di sciopero della fame e la soppressione della clausola punitiva dell’articolo 67, che autorizza il consiglio penitenziario a ridurre i giorni in meno da scontare dal calcolo complessivo della pena.

 

Il sostegno morale e materiale alla lotta dei prigionieri è per noi scontato, poiché soddisfare le loro richieste ogni volta porta ad un miglioramento delle loro condizioni di vita all’interno delle prigioni. Senza avere nessuna illusione, la condizione di imprigionamento e la cosiddetta “punizione” dei criminali sono strutturalmente finalizzati a disciplinare e ad adeguarsi all’esistente, sempre nel nome della società e della sua “difesa”. Ponendoci quindi la questione delle carceri, non abbiamo come obiettivo il loro miglioramento o la loro umanizzazione, ma la loro abolizione definitiva.  In un momento storico caratterizzato dal crescente coinvolgimento di interessi privati ​​all’interno del carcere e la loro comparsa come un settore chiave di investimento e di redditività per il capitale, tutti gli argomenti che girano intorno al “carattere riabilitativa della pena” sono ipocriti e pericolosamente ingenui. In altri termini, l’ideologia riabilitativa che storicamente ha costituito una delle basi sulle quali si è istaurata l’istituzione carceraria, comincia a crollare.

 

Per la difesa della lotta dei prigionieri

Per la distruzioni delle prigionieri

Per la liberazione dalle catene dello stato e  del capitale

Per la rivoluzione sociale

 

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Gennaio 2018

fonte: stegastro.espivblogs.net