Como – Città schiava del tempo e delle persone

riceviamo e pubblichiamo

Como, città schiava del tempo e delle persone. Calpestata da una moltitudine di passi, soprattutto durante le festività. Migliaia di persone che ci vivono e contribuiscono a farla morire. Como città di morti.
Una città dei balocchi morenti, che a Natale si illumina di mille luci per abbagliare alla meglio tutti i turisti, che compiaciuti dall’aspetto esteriore della città sono invasi dalla smania di spendere soldi e sperperare in cose futili.
Como, la città in cui ogni commerciante lucra sulla testa degli altri, cerca di prevalere su tutti con una gara a “chi ha il prezzo più alto”.
Perché “massì è normale, siamo a Como”.
Il non luogo per eccellenza.
Dove tranquillamente il fascismo dilaga in maniera silenziosa e silente, una sorta di consenso collettivo.
Siamo giunti al capo di questo anno di merda, in questa città altrettanto di merda, ma alla fine ci resta la libertà. Di riunirsi, di parlare e restare insieme per ricordarci che quello che brucia in noi non è ancora morto e non morirà mai.
Per questo il nostro pensiero va a tuttx quellx che la libertà ora non ce l’hanno. Sempre con voi.
E ai padroni vorremmo augurare buona crisi e felice paura.
Anche se non ci vedete e non avete notizie di noi aspettiamo solo il momento giusto per colpire dove meno ve lo aspettate.
E sarà un colpo spettacolare.
Un saluto caloroso a tutto il Bassone, alle e ai compagnx indagatx per il Brennero, i e le prigionere a seguito dell’operazione Scripta Manent, un saluto anche a Beppe, Jimmy, Davide, Nicola e Alfredo.

Comaschx contro il gabbio