Carcere di Colonia, Germania – Lettera dell’anarchica Lisa per le giornate anti-carcerarie di Berlino

(Lettera della compagna incarcerata a Colonia per la rapina di una banca ad Aquisgrana, come contributo alle discussioni anti-carcerarie tenutesi a Berlino da 6 a 8 ottobre 2017)

Non esiste sicuramente alcun altro luogo come il carcere dove l’ingiustizia, lo sfruttamento e l’oppressione sono così accentuati. Anche se vien detto che certe cose nelle carceri sono apparentemente migliorate o rese più flessibili in confronto al decennio precedente, questo non si avverte assolutamente nel regime di detenzione classica. Spesso le condizioni nelle numerosi prigioni sono addirittura ben peggiori rispetto a dieci anni fa, ad esempio. Di solito c’è solo un’ora di aria al giorno, con un po’ o anche nulla di lavoro, possibilità incredibilmente limitate di comunicare con il mondo esteriore (soprattutto in custodia cautelare), un’assistenza medica disastrosa, una negligenza verso i detenuti che soffrono di malattie psichiche e mentali, enormi difficoltà per gli stranieri, per le persone che non parlano tedesco o che sono analfabete, cioè la maggior parte di persone detenute. Inoltre, non ci sono praticamente possibilità di apprendimento, di formazione continua o di attività, e sempre più sbarre e “misure di sicurezza”.

Naturalmente, si parla costantemente di risocializzazione, ma alla fine questo semplicemente vuol dire integrare i prigionieri nel sistema di schiavitù salariale o persino, una volta usciti dal carcere, mantenerli come sfruttati addomesticati e dipendenti, per tenere sui detenuti la minaccia costante di punizione e dell’aggravarsi della situazione, che finisce ovviamente di abbattersi. Possiamo già notare come da decenni, persino da secoli, il sistema di punizione nel carcere continua costantemente ad essere migliorato, ma possiamo anche notare che, dall’altra parte, continua in verità a funzionare come ai suoi inizi. Attualmente, ci sono meno pestaggi e torture in Germania, ma in ogni caso i secondini ti privano di quelle poche cose che non ti sono ancora state tolte. I secondini ti possono cancellare le visite o le chiamate, tutti i contatti con i detenuti, il lavoro o le attività, rimuoverti la TV dalla cella o isolarti e chiuderti in un bunker o in una sezione di alta sicurezza. Le minacce sono costantemente presenti, come anche le esecuzioni; la prigione consiste solamente in schiacciare e spezzare tutti i tipi di persone libere, ribelli o semplicemente “disadattate”, educandole oppure punendole. Ovviamente, tutte le forme di intervento sociale, di solidarietà o di organizzazione con altri detenuti onde far fronte alle ingiustizie quotidiane vengono sanzionate in modo particolare, qualificandole immediatamente come “sommosse” o “rivolte”, anche se si tratta di una cosa di poco conto o semplicemente della difesa di propri diritti.

L’isolamento come rimedio permanente per “tutti i mali” non si applica solo come punizione per un fatto particolare, ma anche in altre occasioni. Ovvio, viene regolarmente utilizzata contro i detenuti detti “politici” che possono essere “pericolosi” o che hanno il sostegno di “movimenti pericolosi”, generalmente in detenzione cautelare quando c’è la “separazione di criminali” e quando i detenuti di reati comuni vengono isolati dagli altri. Anche una persona portatrice di una malattia contagiosa o se si rifiuta di farsi esaminare dai medici, viene messa in qualche tipo di “quarantena” all’interno dello stesso carcere e privata di tutti i contatti umani, cioè esclusa e isolata completamente. I detenuti sono trattati come merda, come persone che non valgono nulla. L’unica cosa che conta è l’ordine all’interno dello stesso carcere, che niente vada storto, anche se tutti vengono annientati: “tutto va bene” finché qualcuno non si suicida.

Le leggi, i regolamenti e le disposizioni sono talmente severe, mentre i diritti concessi sono minimi. Questo spesso conferisce ai secondini un enorme margine di manovra di cui possono approfittare a loro piacimento. In certi periodi di calma vengono tollerate più cose ai detenuti, ma questo viene fatto anche nell’intento di abituare i prigionieri ad un “regime rilassato”, e quindi di renderli più vulnerabili al ricatto, di modo che queste condizioni/questi privilegi possono essere annullati all’istante in caso i prigionieri non si comportano più come vuole il sistema carcerario. Questi fottuti regolamenti li permettono di tutto.

Ovvio, nel carcere c’è un sacco di razzismo, di sfruttamento e di violenza patriarcale tra gli stessi detenuti. Nella sezione femminile ci sono quasi sempre donne d’origine rom, che vengono maggiormente prese di mira, anche se pure altri gruppi e minoranze possono diventare un bersaglio.

Il potere e l’abuso che ne derivano vengono costantemente esercitati, sia da chi li possiede, ma anche tra gli stessi detenuti, il che spiega l’imperare di un potere e di un’impotenza incredibili, che conduce certi alla solitudine o alla depressione, e ad un egoismo e ad una sottomissione totale molti altri. Purtroppo, solo pochi detenuti sono in grado di insorgere contro questa ingiustizia permanente. Molto spesso questi interventi solidali vengono fermati o interrotti separando o trasferendo le persone in altri centri di detenzione. In mezzo a tutte queste vessazioni è importante agire in modo intelligente rimanendo dignitosi, sapere chiaramente quali conseguenze possiamo affrontare, e riflettere in anticipo cosa è meglio per noi stessi. Altrimenti, qui semplicemente ti schiacciano. Tuttavia, è altrettanto importante non accettare tutto, ma impegnarsi e battersi, altrimenti sarai intaccato a livello umano. Ma non è facile equilibrare questi due modi.

Il sistema carcerario non si trova all’esterno della società, ma esso è un elemento fondamentale senza il quale lo Stato e il suo sistema di repressione e di dominio non esisterebbero. Essi minacciano con sentenze e col carcere affinché le persone si integrino in questo mondo miserabile, che semplicemente non oltrepassino i limiti fissati, che vengono controllate e tenute a freno, o altrimenti rinchiuse. Si parla continuamente di stupri e crimini sessuali, in modo da giustificare tutto il sistema penale e di intimidire la società. Però, la maggior parte di detenuti sono dentro per reati legati al denaro, all’economia e alla violazione di proprietà, soprattutto quando si tratta di proprietà dei ricchi e dei potenti. Molti prigionieri provengono da strati più poveri e più miseri, e cercano semplicemente di condurre una vita un po’ più dignitosa. Inoltre, le donne devono confrontarsi con la violenza patriarcale e lo sfruttamento, e spesso finiscono in carcere proprio per questo.

La repressione e la prigione mirano anche ad avere un effetto dissuasivo su di noi, anarchici, di modo che non diventiamo troppo selvaggi, ribelli o organizzati, e soprattutto che non rappresentiamo alcun pericolo per il sistema. Nello stesso tempo, la prigione viene sempre associata all’isolamento totale, alla solitudine, alla noia e alla reclusione costante, le quali, sebbene può essere anche questo, non possono essere l’unica cosa esistente. Anche qui, dentro, è importante sfruttare al meglio ogni situazione, resistere in maniera attiva e multiforme, instaurare rapporti sociali, imparare molto da altri, ma anche da sé stessi, e mai arrendersi.

E’ veramente importante lottare contro la nostra propria paura collettiva di questo sistema carcerario di merda, e trarre i punti di forza dalle nostre esperienze, dal vissuto e dalla resistenza, ma non dovremmo mai giocare in maniera troppo frivola o incosciente con la nostra libertà. Però, la vita e la lotta continuano anche in prigione, e dopo il tempo trascorso. Spesso sono proprio queste esperienze difficili nelle nostre vite che ulteriormente ci sensibilizzano, radicalizzano, saldano, ci donano un forza e una determinazione che non avremmo ottenuto altrimenti.

Con queste parole vi invio saluti solidali e combattivi, a Berlino per le giornate anti-carcerarie. Spero veramente di sentire discussioni e dibattiti molto appassionati, da quali sorgeranno numerosi progetti e complicità.

Abbiate cura di voi! Continuate! E non lasciatevi mai addomesticare! Molta forza a tutti che devono passare per il carcere!

Finché tutte le prigioni saranno in macerie e tutte le forme di dominio e di autorità saranno distrutte.

Per la ribellione, la libertà e l’anarchia!

Lisa
agosto/settembre 2017

Per scrivere:
Lisa, nº 2893/16/7
Justizvollzuganstanlt (JVA) Köln
Rochusstrasse 350
50827 Köln (Germania)