Archi e trivelle

La foresta di Sherwood, o per meglio dire ciò che ne rimane, sta per essere definitivamente devastata. Sotto i suoi alberi malati ci potrebbe essere infatti un giacimento di gas ed una multinazionale petrolchimica intende scoprirlo attraverso la fratturazione idraulica (quel fracking ritenuto responsabile dell’aumento esponenziale dei terremoti). Le trivellazioni pare arriveranno a poche centinaia di metri dalla Quercia Maggiore, il maestoso albero che fungeva da casa per i fuorilegge più amati, se non della storia, di sicuro della fantasia.
Di tutti i disastri di cui veniamo informati ogni giorno, questo rischia di assumere un contorno particolarmente lugubre. Non che abbiamo mai creduto di dover associare ad un luogo fisico, foss’anche leggendario, ciò che scaturisce dal nulla creatore, ciò che dipende soltanto dalla travolgente forza della nostra immaginazione. Ma l’esistenza stessa della foresta di Sherwood ogni primavera ridava alle idee di libertà e rivolta la sua fresca fronda, l’ombra nera dove nascondersi, giocare, amare e cospirare. Chi, fra tutti noi, non si è mai avventurato in cuor suo tra gli alberi di quella foresta? Chi non ha mai desiderato unirsi alla banda di Robin Hood, imparando così bellezza e significato di rubare ai ricchi per dare ai poveri? Chi non ha iniziato assieme a loro — e grazie a loro — ad odiare lo sceriffo ed i suoi sgherri, a combattere il re cattivo (perché il solo re buono è il re sempre assente) ed i suoi cortigiani?
Quella foresta, già invasa nel corso degli ultimi decenni dai turisti, verrà ora massacrata da ruspe e camion. Se le guardie di Nottingham non sono mai riuscite ad espugnare il nascondiglio di Robin Hood, Little John e Fra Tuck, gli ingegneri e le maestranze della Ineos lo spazzeranno via dalla faccia della terra. Sarà l’ennesima testimonianza della disperata inattualità delle immense lotte del sogno per incarnarsi. Come può un arco fermare una trivella?