Roma – Sul presidio a Ponte Galeria il 25 novembre

Il 25 Novembre eravamo, come quasi ogni mese, di fronte al centro di permanenza per il rimpatrio di Ponte Galeria a Roma.
Nella giornata contro la violenza maschile sulle donne, abbiamo scelto di portare la nostra rabbia di fronte a quella galera per donne senza documenti.
Lo abbiamo fatto per tante ragioni che abbiamo provato a spiegare qui:
https://roundrobin.info/2017/11/25-novembre-solidarizziamo-sabota-lotta-le-frontiere-le-galere/
Nonostante la lotta contro il patriarcato attraversi la nostra quotidianità, abbiamo scelto di cogliere il significato simbolico della giornata per ricordare che ci sono donne troppo spesso dimenticate, che vivono recluse, e per incontrare le compagne che hanno raggiunto Roma per il corteo nazionale. Un momento gioioso, di risposta collettiva alle grida “libertà” che si alzavano da dentro le mura, nonostante le ragazze fossero state chiuse nelle celle (dalle operatrici e operatori dell’accoglienza) come ormai è abitudine ad ogni presidio. Un momento di sano disinteresse per le minacce della digos che provava a relegarci nel solito angolo di marciapiede dove ci costringono quando siamo pochx. Un piccolo momento di forza e di ripresa di spazio senza mediazioni né deleghe.

Questo momento, insieme al tentativo costante di rimanere in contatto con l’interno, ci ha permesso di sapere che vi sono attualmente recluse dalle 80 alle 100 ragazze. La situazione è sempre la stessa e con l’inverno  non fa altro che peggiorare: cibo di merda, freddo, scotto, scaduto; asciugamani di carta, anche per asciugarsi i capelli e il corpo. Forse anche per questo motivo la situazione è molto tesa, e specialmente tra alcune ragazze tunisine e marocchine ci sono stati momenti di tensione e minacce. La polizia è intervenuta piu volte, cogliendo l’occasione per fare perquisizioni dentro le celle.

Il ritorno in treno – come sempre senza biglietti – è stato inframezzato da un ridicolo siparietto con un controllore che, spalleggiato da pochi sbirri, ha provato a fermarci sul binario della stazione d’arrivo ma, visto il disinteresse e l’estensione sonora dei cori, anche questo tentativo come quello precedente della digos si è spento nel silenzio dei malcapitati tutori dell’ordine.
Cerchiamo di rimanere prontx all’eventuale chiusura del centro, di cui dall’interno giungono voci da almeno un mese, con eventuali deportazioni e trasferimenti, mantenendo alta l’attenzione nelle varie città. Contiamo sulla complicità delle compagnx di questa città per non lasciar passare sotto silenzio la ristrutturazione del cpr di Roma col relativo aumento di posti disponibili, per non vanificare gli sforzi di quelli che a Torino hanno bruciato due stanze del centro dove sono detenuti, diminuendo così il numero di persone recludibili in Italia e riprendendosi la libertà di agire.(https://www.autistici.org/macerie/?p=32839).

Un abbraccio solidale alla studentessa francese che, protestando contro l’imperialismo in Libia, ha perso l’uso di un occhio. Sappiamo che anche questa è violenza di stato, una violenza indiscriminata e considerata “legittima”. https://roundrobin.info/2017/11/cahan-francia-studenti-campi-migranti-libia-liceale-perde-un-occhio-un-flashball-sparato-dalla-polizia/

Costruiamo percorsi di solidarietà che combattano i privilegi prima di tutto al loro interno.
Lottiamo ogni giorno contro il privilegio maschile, della bianchezza* e dei documenti al fianco di coloro che vivono le oppressioni e a esse resistono attaccando con ogni mezzo necessario.

Nemiche e nemici delle frontiere