Su Piazza Fontana e Pino Pinelli

LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA: ALCUNI ASPETTI

Ripeto di non essere uno storico e mi limiterò a testimoniare su avvenimenti dei quali sono stato testimone diretto.
La strage è avvenuta il 12\12\1969,una gran parte della popolazione aveva vivi nella memoria i bombardamenti alleati,le stragi nazifasciste e la gloriosa lotta partigiana.Era gente che conosceva la violenza e con essa aveva convissuto lungamente.in particolare la gente di Milano.
Eppure la strage di P.Fontana fu quella che più di ogni alta sconvolse l’opinione pubblica di Milano e dell’Italia tutta.Dopo ci sono state altri stragi con molti più morti,basti pensare a quella alla stazione di Bologna con oltre 80 morti,ma nessuna fu vissuta con l’intensa drammaticità di quella del 12 dicembre.
Si sono cercate molte spiegazioni sul perchè la strage di Milano sia considerata la madre di tutte le stragi,ma nessuna è risultata conclusiva.
La strage è avvenuta nella sede principale della banca dell’agricoltura,sita in piazza Fontana,in pieno centro,attaccata alla fiancata del duomo e sede dell’arcivescovado,la bomba causò 13 morti e numerosi feriti,scoppiò venerdì 12 dicembre 1969 circa alle 16,30.

Ero un giovane anarchico,che senza colpa,nè merito si trovò coinvolto in quell’inferno: cercherò, per quanto possibile di raccontare l’atmosfera di quei giorni.

Il 12 dicembre non ero a Milano,dalla radio seppi della bomba,verso tarda sera mi telefonò mia madre piangendo e mi disse:”è venuta la polizia a cercarti,non ti hanno trovato ed hanno arrestato tua sorella,hanno detto che la libereranno solo quando tu ti presenterai alla questura centrale”(SIC).Mia sorella non si era mai interessata di politica e questo primo fatto mi fece capire che aria tirava.

Naturalmente mi presentai al più presto e mia sorella fu immediatamente rilasciata.

Rimasi sbalordito l’ufficio politico non era mai stato così pieno,c’ erano tutti i compagni che conoscevo e anche altri che non avevo mai visto.Sembrava di essere ad un bivacco di sfollati,gente seduta anche per terra,altri in piedi e tutti avevamo l’aria sbalordita e frastornata e tutti ci dicevamo le stesse parole:”ma che cazzo vogliono questi stronzi da noi ? Cosa abbiamo a che fare noi con questa storia?
Nel frattempo vedevo sfilare un’incredibile serie di poliziotti in borghese,che portavano nuovi fermati.Era incredibile quanti fossero gli sbirri in borghese e come fossero ben camuffati, di tanti si diceva :”di questo non avrei mai sospettato”e dai quei giorni è nata in me una diffidenza,che a volte sembra esagerata.

Non siamo stati particolarmente maltrattati ,a parte la mancanza di cibo e il fatto che ti tirassero su la testa per i capelli per impedirti di dormire.

Poi le entrate sono diventate inferiori ai rilasci e alla fine siamo rimasti in due:io e Pino,ma di questo non voglio parlare qui.

La mattina dopo l’assassinio di Pino sono uscito da S.Vittore e vedevo che la gente per strada mi guardava strano,dopo aver fatto con la mano alcune volte il gesto di”che cazzo vuoi?” ho pensato che dovevo essere conciato,da quattro giorni non vedevo un letto,anche se mi sembrava strano essere più conciato del solito.Mi sono avvicinato ad un’edicola ed ho visto i giornali,parlavano solo di P. Fontana e del mostro e degli amici del mostro.Sorelle,fratelli quello che hanno potuto scrivere i giornali in quei giorni supera ogni fantasia,proverò a farvi alcuni esempi.Il nostro fratello Pietro veniva chiamato il mostro,fra le sue colpe c’era quella di essere un ballerino,il suo alibi di essere a casa dalla nonna non poteva reggere con la motivazione”Figuriamoci se gli anarchici hanno le nonne!”(SIC),la colpevolezza di Pietro veniva motivata con argomenti scientifici del tipo “se è anarchico è amico del diavolo,il diavolo maneggia lo zolfo e dallo zolfo alle bombe il passo è breve”(SIC),ecc.ecc.Una campagna di stampa veramente vergognosa,tutte le calunnie immaginabili e le solite immancabili cose:sporchi,puzzolenti,promiscui,capelloni,senza dio e senza famiglia,invero alcune accuse erano complimenti.

Quello che mi lasciò veramente sgomento fu vedere che anche i giornali dei compagni si univa al coro di quelli,che senza alcuna seria ragione ,condannavano Pietro prima di processarlo.Una vera vergogna della quale non ho mai perdonato i responsabili e che ancora grida vendetta.Ancora oggi odio chi per codardia abbandona i compagni in mano alla repressione.

Noi,gli amici del mostro,non avevamo pace,per strada venivamo indicati a dito,avevamo paura a tornare a casa in un abbaino buio e isolato e quando camminavamo per strada molte volte si fermava una volante e caricava uno per portarlo in questura ad essere interrogato.Fra noi si commentava”sai tizio è scomparso,caio fa finta di non conoscermi,sempronio scappa appena mi vede”
Il clima non risparmiava le nostre famiglie,che dovevano subire commenti malevoli ed emarginazione,la mia famiglia non ha retto e si è trasferita a Roma per trovare un poco di pace.

Sono state settimane dure, non eravamo preparati,ma sono durate poco abbiamo reagito e abbiamo ricominciato a lottare più forti,più determinati,più consapevoli,ma purtroppo definitivamente più tristi: la nostra illusione che la rivoluzione potesse essere una grande festa collettiva era morta.

fonte: nelbuio.altervista.org

CONOSCIAMO MEGLIO PINO PINELLI

Si sono scritti molti libri su l’assassinio di Pino Pinelli e sulla strage di pizza fontana: alcuni ottimi,molti pessimi,ma quasi tutti col grave difetto di non conoscere i protagonisti involontari di questa vicenda.
Senza conoscere bene i protagonisti, la vicenda rischia di diventare uno scontro fra vari periti ,un intreccio di questioni tecniche,di testimonianze ingessate, di ricostruzioni fantasiose nelle quali ognuno tira l’acqua al proprio mulino.Senza conoscere atmosfera e persone,si rischia di capire poco.
Naturalmente mi riferisco a quanto successo a Milano,per quanto successo a Roma ci sono altri testimoni: all’epoca non conoscevo Roma.
In questo scritto cercherò di farvi conoscere Pino con gli occhi di un giovane militante,quale ero.

All’epoca Pino era un uomo sui trentasette,trentotto anni,se non vado errato,aveva famiglia :moglie e due figlie.
Aveva un lavoro fisso :era ferroviere :faceva il frenatore,ossia univa un vagone all’altro.
Da molti anni era un anarchico attivo , in quegli anni i diversi ambienti anarchici erano molto contigui,eravamo pochi e ci si conosceva tutti.
Come conseguenza de 68 erano sorti molti gruppi e molti giovani avevano imboccato la via anarchica,ero uno di quelli.
Il contatto con gli anarchici ,che esistevano prima del 68 non è stato facile.Non avrebbe potuto essere altrimenti,noi eravamo capelloni ,anticonformisti e totalmente antisistema e gli altri erano più conformisti e “normali”.Noi volevamo tutto subito e loro erano abituati a tempi più lunghi noi vivevamo nelle strade e loro in normali case.Nacque un contrasto politico esistenziale,che praticamente non si è mai sanato.

Pino naturalmente frequentava gli ambienti ante 68,ma lui si mostrò subito diverso,più aperto,fu pronto a capire la nostra sincerità anarchica e divenne un nostro caro amico,oltre che compagno.Ma non si limitò a questo,senza arroganza,senza presunzione cercò di aiutarci a capire l’anarchia ,cercò e riuscì a farci crescere come compagni e come persone e con grande umiltà fece sue alcune cose nostre.
fu sempre molto disponibile e pronto ad aiutarci in molte circostanze difficili , non si è mai tirato indietro e non ha mai avuto paura di dare la sua solidarietà a chi ne avesse bisogno.
Era un compagno molto attivo sul fronte della solidarietà internazionale,ha sempre aiutato con grande generosità compagni spagnoli e greci,sempre pronto ad aiutarli in tutto quello che serviva.

Era anche simpatico e sapeva ridere in compagnia e si divertiva insieme a noi,il che non era male.

Io gli volevo e gli voglio bene,per me non è l’anarchico che è stato fatto volare dalla finestra,per me è quel compagno con cui ho diviso un pezzo della mia vita,quel compagno più grande,che mi ha insegnato tante cose,quel compagno che era bravo a fare tante cose che io neppure conoscevo ,quel fratello sul quale potevo sempre contare,ancora adesso quando scrivo di Pino mi commuovo e la mia rabbia per l’ingiustizia,il mio dolore per la perdita e il mio desiderio di giustizia non diminuiscono col tempo,anzi aumentano.
Tramite Pino capisco meglio la tragedia,che ha colpito tanti compagni quando uno di noi è stato assassinato e quello che sento per lui diventa quello che sento per tutte le ingiustizie del dominio e il mio dolore e la mia rabbia diventano rabbiosa voglia di giustizia e di rivoluzione.

Pino era un lottatore ,non è mai stato una vittima e per ricordarlo degnamente dobbiamo moltiplicare le nostre lotte E’ in nome di Pino e di tutti i nostri fratelli morti,che dobbiamo diventare sempre più determinati e sempre più efficaci per distruggere questo mondo dominato da neonazisti assassini.

fonte: nelbuio.altervista.org