Locarno – Antifascista accoltellato da un appartente alla Crew 38 degli Hammerskins

Venerdì 17 novembre un ragazzo è stato aggredito a Locarno da un simpatizzante di estrema destra. L’aggressore – da alcun* già individuato al Bar Castello durante la serata – portava infatti una pezza ben visibile della Crew 38, una rete di supporto degli Hammerskins, ferventi sostenitori della razza bianca: 3=C, 8=H Crossed Hammers. La discussione tra i due sarebbe nata all’esterno del bar, dove molta altra gente presente invitava il filo-nazista ad andarsene, ribadendo che a Locarno i nazi non sono i benvenuti. L’alterco si è poi spostato in Piazza Grande sfociando in un accoltellamento. La vittima è stata ferita poco sopra la spalla, non molto distante dal collo. Il coltello, gettato in un cestino dal neonazista in fuga, è stato ritrovato in seguito dalla polizia: presentava una svastica e la scritta “Sieg Heil”.

Sul caso è stata aperta un’inchiesta penale, ma nessuno è stato arrestato. La vicenda come sempre, viene minimizzata e sminuita da diversi fronti: la polizia precisa che “non è stata una rissa ma lesioni semplici aggravate in un alterco fra due persone”. E nonostante l’aggressore sfoggi armi e tatuaggi che mostrano una forte simpatia per gli ambienti di estrema destra, viene sottolineato che “l’aggressione non avrebbe motivazioni politiche”. Verrebbe da chiedersi, dove sta la differenza? Un’ideologia machista dell’odio e dell’oppressione, della violenza contro il diverso e contro il più debole, dove diventa politica? I/le neonazist* si organizzano e si muovono in diversi modi, è importante identificarl* e non permetterne la radicalizzazione sul territorio. Ciò che è successo a Locarno dovrebbe essere un campanello d’allarme, l’ennesima ragione per lo sviluppo di una lotta da una prospettiva antifascista, mantenendo un occhio critico verso gli/le indifferenti.

Non si tratta di un caso isolato, il filo-nazista e il suo gruppetto (Crew 38) sarebbero personaggi già noti per risse e intimidazioni di gruppo. E se anche il fattaccio non fosse così grave – come sottolineato dalle autorità – come mai l’avvocato di famiglia dell’aggressore si sarebbe fiondato tempestivamente in centrale subito dopo l’accaduto? Insabbiare questioni scomode sembra essere diventato tipicamente in voga in Ticino.

E intanto dopo le minacce di stampo neonazista apparse in maggio a Lugano contro il concerto di Bello Figo, le aggressioni e la pubblicazione sui social network di pagine con contenuti razziali e intimidatori (Ticino non conforme, Ossessione antifascista, Resistenza Autoctona) – seguite tra l’altro anche da politici nostrani – la presenza di un’estrema destra tutta ticinese cresce e si muove indisturbata. Ma peggio ancora, viene sminuita, banalizzata e soprattutto tollerata (talvolta addirittura aizzata) dalle istituzioni e da parte della comunità ticinese. Basti leggere qualche commento da ticinese medi* sui social network, dove qualche muro imbrattato crea più sdegno di un accoltellamento, dove i neonazisti sono “sempre meglio” delle “zecche rosse” o dei “molinari”. Noi non ci stiamo e non accettiamo che l’ideologia fascista possa venire tollerata, normalizzata ed accettata.

Per togliere spazio a neonazismi, neofascismi e a* loro proseliti occorre un impegno comune. Alcune delle armi più importanti sono la solidarietà e l’informazione. Contrastare l’odio e la violenza neonazista è un dovere sociale, occorre stabilire una solida rete antifascista e organizzare una resistenza comune che possa smascherare e rifiutare le destre estreme, nelle strade e nelle istituzioni.

fonte: rrn.tracciabi.li