Genova – Sul boicottaggio del film “Amor y Anarquia”

SUL BOICOTAGGIO DEL FILM “AMOR Y ANARQUIA” A GENOVA

Nei giorni scorsi, in concomitanza con le riprese del film ”Amor y Anarquia”, che la produzione ha spostato da Torino a Genova in seguito al boicottaggio lì subìto, si è dato vita a varie azioni di disturbo tese ad impedirne la realizzazione e ad allargare la questione a chi avesse il desiderio di saperne di più.

Per quanto ingenuamente qualcuno creda che, anche in una società dove tutto viene mercificato, possano esistere tentativi neutrali di trasporre fatti storici in ”pellicola”, l’Industria dello spettacolo, invece, si fa paladina del processo di banalizzazione culturale che pretende di ridurre e sottomettere agli interessi del capitale ogni singolare aspetto del quotidiano, astraendolo dalla realtà. Così viene chiamata ”arte” quello che in realtà è un mero prodotto commerciale, conforme alle regole del business, calibrato sulle richieste dei suoi fruitori e sulla visione della classe dominante .

E’ sufficiente partire da questi presupposti per comprendere come lo stesso “amor y anarquia” non possa essere altro che un prodotto di tale meccanismo e di come i suoi contenuti debbano per forza piegarsi alla logica del mercato, alla sua fruizione cieca ed ingorda a cui siamo, peraltro, sempre più assuefatti . L’arte, quella vera, dovrebbe rompere le convenzioni, non piegarsi ad esse o potenziarle.

Agustina Macrì, la regista, è la figlia del presidente argentino Mauricio Macri, perpetuatore di una politica di riconciliazione nazionale fondata sulla rimozione degli eccidi e delle atrocità compiute dai regimi che lo hanno preceduto, e responsabile del genocidio subìto dall’etnia mapuche, a prescindere dal governo in carica, sgomberata coattamente e progressivamente dalle terre abitate da sempre. Territori divenuti proprietà di novelli conquistadores, primo fra tutti Benetton, nota azienda trevigiana che, a partire dagli anni 90, è riuscita ad accaparrarsi ben 900mila ettari di terre distribuita tra la provincia di Buenos Aires, la cordigliera, la steppa della Patagonia e la costa argentina.

Agustina Macrì probabilmente nutre il fervore dell’arte, sicuramente pensa di essere una regista. Magari Agustina è in buona fede quando ritiene che, per emanciparsi da un padre tanto presente, non ci sia niente di meglio che raccontare un bel romanzetto moderno,  una storia di giovani,  pregna d’amore,  con una spruzzata di avventura e di idealismo.

In realtà, che cosa c’è di più funzionale al sostegno della politica paterna che sviare l’opinione pubblica nazionale con un prodotto costruito ad arte e alla bisogna, appunto raccontando una storia coinvolgente e “di sinistra”, che si è svolta lontano dall’Argentina e, apparentemente, dal clamore sempre vivo delle vittime sia note che desaparecide?

Davvero Agustina Macri non sa che suo padre ha mentito, insabbiando e depistando sull’assassinio di Santiago Maldonado, trovato morto nel fiume Chubut dopo 78 giorni dall’irruzione della gendarmeria argentina nel villaggio di Cushamen, dove Santiago partecipava alla resistenza contro l’ennesimo sgombero ed esproprio? Davvero non ha avuto notizia della recente morte di Rafael Nahuel, crivellato dalle fucilate delle forze di sicurezza federali  assieme ad altri uomini e altre donne, rimasti gravemente feriti nel tentativo di ridiscendere da una montagna sulla quale erano fuggiti dopo l’irruzione delle forze dell’ordine nella loro comunità?

Reificando e mercificando la vita a dispetto degli individui che l’hanno vissuta, Agustina Macri vorrebbe fare della storia di Sole e Baleno, due compagni anarchici morti suicidi mentre erano detenuti perché agivano per la libertà, la sua opera prima. Il suo vezzo borghese la spinge con arroganza estrema oltre quello che non potrà mai comprendere, tantomeno raccontare.

Indicativo anche il fatto che un film dal titolo ” Amor y Anarquia ” debba essere girato con la protezione di digos e celere. Qualcuno ancora crede che un’opera di tale sciacallaggio possa sensibilizzare le persone non informate sui fatti? Quello che passerà sarà sempre la visione estetica e faziosa di chi con l’amore e l’anarchia ci fa i filmetti sulla pelle di chi, invece , di amore e di anarchia ci ha vissuto con cosi tanto ardore da morirne.

FORSE IL FILM USCIRA’ MA LA STORIA NON FINISCE QUI, SOLE E BALENO NON SI VENDONO!

COMPAGNE E COMPAGNI DI GENOVA