Cile – Aggiornamento sui compagni Nataly, Enrique e Juan + lettera di Nataly e Juan

Lunedì 11 dicembre è iniziato il processo di “replicas” del caso Bombas 2, che consiste nel discutere i più “solidi” argomenti dell’accusa contro i compagni, dove saranno messe a confronto le accuse e le rispettive difese.

E’ previsto che il processo duri la settimana tra l’11 fino e il 15 dicembre.

Una volta finita la parte dedicata alla discussione, i giudici hanno un massimo di 48 ore (giornate lavorative) per esporre il verdetto finale: dichiarare la colpevolezza o l’innocenza (in termini di potere).

Viene lanciata una chiamata di fare attenzione alla data del verdetto, che dovrebbe essere tra lunedì, 18 dicembre, e martedì, 19 dicembre

fonte: anarhija.info

Riportiamo qui sotto una lettera di Juan e Nataly a proposito di questa fine processo:

Prigioni cilene: parole di Juan e Nataly a sulla fine del processo del cosiddetto “Caso Bombas 2”

ricevuta il 5/12/2017:

Un nuovo avvicinamento agli individui in conflitto permanente con il potere e ai compagni solidali in qualsiasi luogo del globo. A più di 3 anni dal nostro arresto e più di 8 mesi dal processo per il cosiddetto “caso bombas 2”.

Il tempo trascorso in prigione sottolinea in ogni momento il significato della vita che abbiamo scelto coscientemente da quando sentimmo la necessità di attaccare questa realtà di sterminio e devastazione con le sue relazioni di potere e sottomissione, per vivere realmente, ci avviciniamo ineluttabilmente a qualche fine…

Ci troviamo incarcerati da più di tre anni per aver preso posizione contro il sistema di dominazione, senza alcun rimorso per questo. Non possiamo negare noi stess*, e ancora meno quello che significa questa lotta contro il potere, in cui molt* compagn* ci sono stati strappat*, essendo per noi una necessità mantenerl* presenti, nei pensieri e nelle azioni, per continuare così ad essere complici, distruggendo le frontiere del tempo e dello spazio.

Da più di otto mesi è in corso un processo contro di noi, del quale chiaramente non ci sentiamo parte siccome da molto tempo sappiamo di essere gli unici padroni delle nostre esistenze, qualunque sia il luogo in cui ci troviamo. Il presentarsi quotidianamente in questo luogo significa sentire ancora di più la reclusione fisica, lo stare ammanettat*, in gabbie piccole e repressioni quotidiane. Nonostante questo abbiamo potuto stare vicini tutto questo tempo più di quanto non abbiamo potuto fare in più di due anni di prigione.

Vi raccontiamo che ci troviamo vicini alla fine di questo processo, tra circa una o due settimane. Aspettiamo che finisca una volta per tutte, siccome la lunghezza di questo processo è stata dovuta solo alla decisione del PM di presentare le sue “prove” fino allo sfinimento… (la sua esposizione è durata 7 mesi), sappiamo che questo caso è piuttosto fantasioso rispetto alla Realtà.

Da ciò che abbiamo visto e sentito qui ci si accusa di:

1-Attacco esplosivo del 08/09/2014 nel centro commerciale “Subcentro” vicino alla stazione Escuela Militar (si accusa Juan). Attacco del quale si avvisò la polizia (numero 133), secondo loro con solo 3 minuti di anticipo rispetto alla detonazione. Informazione della quale non dubitiamo esista manipolazione, questo perché dopo l’avviso non si adottò nessuna misura, neppure si comunicò questo avviso. Fatto che ha portato alle conseguenze di feriti già conosciute.

2-Attacco esplosivo del 13/07/2014 alla stazione del metro los dominicos, l’ordigno è esploso più di 10 minuti dopo essere stato trovato da un impiegato del metro su un seggiolino della metro (si accusano Nataly e Juan).

Queste due azioni furono rivendicate dai compagn* della cospirazione delle cellule di fuoco

3-Attentato esplosivo del 11/08/2014, ordigno messo sotto l’auto personale di un poliziotto, questo nel parcheggio contiguo al primo distretto di polizia di Santiago centrale. (Si accusano Nataly e Enrique di aver “procurato” l’ordigno a Juan, accusato di averlo collocato). All’inizio Juan era stato accusato anche della collocazione di un ordigno nel 39 distretto di polizia del Bosque. Questo lo stesso giorno, in un orario che differiva di solo circa 10 minuti dall’esplosione del primo, in luoghi separati da una distanza troppo grande.. situazione che insultava la logica ed era possibile solo nell’immaginazione del PM, per cui quest’accusa alla fine è stata ritirata, nonostante questo fatto sia stato utilizzato come prova durante tutto il processo.

Entrambe le azioni sono state rivendicate dalla cospirazione internazionale per la vendetta

4- Si accusano Nataly e Juan del possesso di polvere nera

L’accusa, e non solo loro, pretendono di condannarci e condannare questi fatti con la legge antiterrorismo, chiedendo l’ergastolo nella tomba che sono le loro carceri per Juan, vent’anni e un giorno per Nataly e 10 anni e un giorno per Enrique.

Questo processo, per la sua natura repressiva, poliziesca, mediatica, giuridica e carceraria cerca di essere soltanto un colpo ed una dimostrazione di forza contro le individualità che negano il loro potere. Questo è un “processo” che dal nostro arresto del 18/09/2014 ha visto più di 2000 poliziotti per arrestarci, nel bel mezzo di un festino mediatico.

Poliziotti di diverse istituzioni come GOPE, LABOCAR, DIPOLCAR, PDI, tra le altre, molte delle quali hanno partecipato a questo processo in qualità di testimoni e/o periti, con relazioni sui luoghi degli avvenimenti (GOPE), presentazione di prove (LABOCAR e DIPLOCAR) e intelligence dei Carabinieri a capo di questo caso. Pretendono di legarci a questi fatti con perizie come quella del DNA, DNA mischiati, al limite della rilevazione e di altre complicazioni tecniche che non hanno nessuna certezza scientifica, anzi, queste perizie sono solo l’interpretazione tendenziosa, distorta e ai limiti della manipolazione delle prove da parte dei poliziott* di LABOCAR, come abbiamo potuto vedere in questo processo. Oltretutto cercano di giustificare una nostra relazione con i fatti attraverso le nostre posizioni. Fatti dei quali abbiamo sostenuto di non essere autori, però le nostre posizioni sono per l’accusa un elemento estremamente importante dovuto alla vaghezza delle accuse.

Oggi abbiamo la necessità di non cedere di fronte ai colpi dei nostri nemici e di rispondere ad ogni compagn* solidale e d’azione che sia stat* con noi in questa carcerazione, dai diversi luoghi del globo, Argentina, Brasile, Grecia, per dirne alcuni. Le loro diverse forme di arrangiare e propagare il conflitto sono fondamentali per noi che viviamo la prigione, e oggi vogliamo abbracciarli una volta di più. Abbiamo ancora chiaro che nulla di ciò che loro vogliono determinare sarà sufficiente per cancellare i nostri desideri di libertà. La libertà dei compagn* arrestat* e la necessità stessa della distruzione sono parte delle nostre convinzioni ed obiettivi, per questo toccare e scontrarsi contro questi muri non può far altro che rinforzare questa necessità…

Oggi vogliamo salutare fraternamente Byron Robledo, compagno investito in difesa della proprietà privata dei ricchi da un miserabile autista di transantiago. Rompiamo la passività e solidarizziamo con Byron!!! Un abbraccio a distanza al compagno Konstantinos Yajtzoglou, sequestrato ad Atene, accusato di un attentato al primo ministro e impiegato del FMI Loucas Papadimos. Solidarietà rivoltosa ai compagni delle CCF, e un abbraccio complice a Freddy Fuentevilla, Marcelo Villarroel e Juan Aliste, sempre attenti e disposti a solidarizzare.

Riceviamo con allegria la notizia della libertà di Hans Niemeyer e di Javier Pino. Altrettanto per quella dell’uscita di prigione degli 8 mapuche arrestat* nella cosiddetta operazione Huracán e di quell* assolt* per il caso Luchsinger Mckay.

Dai muri della prigione di San Miguel Nataly Casanova e dal CDP stgoSur (ExPenitenciaria) Juan Flores.

fonte: contrainfo