Bruxelles – Una sera di novembre non ordinaria

Quando il sole della rivolta squarcia il grigiore della normalità

Incontrollabili
Bruxelles scontriIn tempi normali, la società ci strappa la nostra libertà senza troppe resistenze. Fin dal mattino dobbiamo rientrare nei ranghi: in fila sulla strada, davanti all’entrata della metropolitana, agli sportelli dell’amministrazione… È così che ci vogliono. Ogni giorno attraversiamo gli stessi paesaggi tristemente identici. Questi corridoi e questi quartieri, stracolmi di telecamere, assomigliano sempre più ad una prigione. Dove la minima particella viene attentamente controllata per evitare ogni occasione di disordine. Non vogliono solo incanalare i nostri atti e gesti al servizio dell’ambiente, ma inoltre che la nostra immaginazione sia limitata alla propria cornice. Che i nostri pensieri soffochino nei ruoli esistenti: cittadino, consumatore, impiegato… senza poter più desiderare qualcosa di profondamente altro. Perché questa società non ha altra scelta da offrirci che la formazione scolastica, l’inserimento nel lavoro o la sopravvivenza da disoccupati. Con sempre la stessa illusione di evadere nel consumo e nel divertimento proposti dagli schermi onnipresenti. Su chiunque si prenda la libertà di aprirsi un varco piomberanno addosso sbirri, controllori, vigili. Pronti a ricondurre ogni vita non sottomessa nel circuito della legge.
Ecco il corso normale degli eventi. O almeno, come  le autorità vorrebbero che siano. Perché per fortuna gli ingranaggi della soggezione non sono così ben oliati. E il sistema non riesce sempre a spegnere ciò che cova nel cuore degli sfruttati: la rivolta.
La sera dell’11 novembre, nel momento di una sommossa nel centro cittadino, tutta questa opprimente normalità è andata in frantumi. Una delle principali arterie commerciali della città viene trasformata in un terreno di gioco incontrollabile dove circa 300 persone danno libero corso alle loro passioni distruttive. Tutta la costosa pianificazione urbana, pensata per essere così ben regolata e ordinata dagli urbanisti, fa vomitare. Gli arredi vengono ribaltati e fatti a pezzi per essere utilizzati come proiettili negli scontri con gli sbirri. Le recinzioni e le righe, utilizzate per eliminare le iniziative spontanee nella vita di tutti i giorni, vengono calpestate con gioia dalla folla. Per non parlare dei semafori che, fino a ieri, regolavano la triste routine degli abitanti delle periferie: vengono sradicati a mani nude per servire da giganteschi mikado… Un blocco stradale fatto con cassonetti dell’immondizia e auto bruciate paralizza a lungo il flusso di merci umane. Aprendo per altro inedite possibilità di sperimentare altre relazioni tra le persone, senza essere risucchiati nella logica del lavoro, del denaro e dell’autorità.
Bruxelles riotAnche la sacrosanta proprietà privata viene colpita. Pensiamo agli oggetti di lusso dietro alla loro vetrina di lusso, destinati solo ad abbellire l’appartamento dei ricchi. Tutto è concepito per eccitare il desiderio di chi non ha abbastanza soldi per soddisfarlo. Ma non questa volta! Ogni vetrina che cade è una separazione in meno tra privilegiati ed esclusi. I negozi sono presi d’assalto per riprendersi ciò che ci viene strappato o negato ogni giorno nel nome della proprietà. La stessa sorte viene riservata agli schermi pubblicitari. Nessuno sguardo, nessun pensiero doveva sfuggire al loro influsso: ora sono sparpagliati per terra in mille pezzi.
Questa parte della città è solitamente pattugliata da soldati armati e da altri servitori statali. Che stanno là a ricordarci di stare zitti e continuare ad obbedire. Ma poche ore intense di baraonda hanno reso la zona pericolosa per ogni genere di uniforme. Che boccata di ossigeno!
Ovviamente tutto il mondo politico condanna questi fuochi di gioia e rabbia, come ha sempre fatto. Poiché nella rivolta di quelli in basso, è il loro potere ad essere in gioco. Di fatto, se la fanno addosso. Perché sono ben consapevoli che nello spazio di poche notti selvagge, una folla insorta potrebbe abbattere tutto ciò che tecnicamente consente la riproduzione dell’esistente. Allora si scatena il sistema giudiziario e tutti gli ingranaggi del mantenimento dell’ordine, dagli agenti antisommossa agli educatori di strada. Al fine di riprendere al più presto il normale andamento degli affari, a scapito nostro e a loro beneficio.
Per far questo, fanno appello anche apertamente alla delazione di rivoltosi e saccheggiatori. Ma chi può ancora stupirsi? Monitorare tutto lo spazio con telecamere non è abbastanza, vogliono risvegliare il guardiano giustiziere che sonnecchia in ogni cittadino. E che ci si denunci a vicenda agli sbirri… Niente di meglio dei momenti di rivolta per individuare i nemici della libertà: vaffanculo ai media e agli infami, insieme a tutti i difensori dell’ordine!
Bisogna disobbedire alla voce del potere che ci dice che scontrarsi con la polizia è violenza, mentre si tortura nei commissariati e nelle prigioni, che ci dice che distruggere una banca è violenza, mentre ogni giorno distrugge vite umane ai suoi confini e con le sue guerre.
Teniamo aperte le possibilità del disordine, per spingerle oltre e inventarne di nuove. Riprendiamoci le strade, estendiamo la rivolta in tutti i quartieri e in tutti gli aspetti della città.
Noi non vogliamo solo una sera, vogliamo la vita intera!
Ogni esplosione di rabbia ci rafforza, perché propaga un’ondata di ostilità contro questo mondo.
Ogni barricata ci dà ossigeno, perché strappa lo spazio indispensabile per sviluppare altri rapporti.
Ogni poliziotto ferito ci riempie di gioia, perché è un ostacolo in meno sulla via della libertà.
[Bruxelles, 11/11/17]