Brasile -Sull’Operazione Érebo

“L’Operazione Érebo” la terra si muove. Agitazioni e riflessioni anarchiche il vento soffia.

All’alba di 25 ottobre 2017, il cielo si è oscurato per gli anarchici di Porto Alegre. La Polizia Civile ha, con la cosiddetta “Operazione Érebo”, lanciato assalti e perquisizioni, riprese dai media locali e trasmesse dagli altoparlanti del sistema a massimo volume.

Da questa reazione di polizia, dallo spettacolo e strazio mediatico, e dall’agitazione nell’ambiente anarchico, mille e una necessità, urgenza, idea, impulsi e sentimenti ci hanno attraversato. Da questa riflessione nasce questa volontà di comunicare. Puntiamo la nostra determinazione contro il nemico e consolidiamo il passo con quelli che vivono l’anarchica nelle sue posizione e pratiche.

La nostra tendenza naturale al caos.

Noi siamo, esistiamo e agiamo al di là dello Stato, delle leggi e della democrazia. Noi cerchiamo e diffondiamo autonomia, ma sappiamo che non possiamo raggiungerla negoziando con il potere[1].

Eredi della lotta per terra e libertà, di guerrieri che ci insegnano che è possibile vivere in varie maniere al di là della società impostaci. Percepiamo una non conformità che persiste e insiste.

Osservando da questa parte del fiume, la democrazia è solo un’altra forma (attuale) con la quale la civiltà domina, uccide e cerca di cancellare forme di esistenza che sfuggono all’ordine militare e all’obbedienza cieca. Questa democrazia che si presenta come “il” valore in voga. E molti cadono ciechi, o abbagliano la propria vista con i suo bagliori. Ma quelli che amano essere liberi sanno che esiste solo un modo di governare, e la vita è ingovernabile, come i fiumi che cambiano i propri percorsi, come gli animali che attaccano i propri domatori, come le persone che non si “vendono” al lavoro schiavista della società occidentale. Perciò, la democrazia è un’ideale incompatibile con quelli che non permettono di essere governati.

I suoi assiomi, i diritti, sono strumenti di colonizzazione e una forma di umanitarismo che ancora distingue gli essere umani in prima, seconda, terza e altre categorie. Può qualcuno argomentare questo?

Le loro punizioni, le leggi, sono catene che alcuni amano, ma che puniscono e marchiano quelli che avendo fame rubano, invece di mendicare.

Negoziare con questo mondo è impossibile, la nostra rapporto con esso può essere solo antagonista[2].

Loro cercano di dominare, e noi non possiamo smettere di lottare contro di questo, senza tregua. In questa istintiva tendenza alla libertà senza regole e ordini, ci riconosciamo nel caos dell’anarchia.

La ricerca dell’anarchia è di per sé una sfida al potere. Tutte le prospettive dell’anarchia mirano a smantellare le istituzioni di potere. Ci possono essere tra di noi dei disaccordi su come realizzare ciò, ma ogni anarchico desidera vedere gli Stati, le corporazioni, le loro istituzioni e valori in rovine. Crediamo che su questo non ci sbagliamo. In questo modo desiderare l’anarchia nella democrazia è già di per sé un crimine.

Non trovandosi nel codice penale, l’anarchismo e l’affinità con esso, non sono effettivamente dei reati. Questo ci concede un margine di azione, lasciandoci più spazio ad identificarci con esso. Ma la corda di questa libertà non è molto lunga.

La chiave che svela il mistero. Piante esotiche e agitazione anarchica.

L’idea che esseri alieni portano il “male” è un vecchio meccanismo di controllo e repressione. Su questo continente sono arrivati molti compagni anarchici dall’Europa, espulsi o in fuga. Qui sono stati scoperti e catalogati come piante esotiche [nota del traduttore in inglese: letteralmente così il governo chiamava i primi anarchici che “apparvero” sul territorio brasiliano intorno al 1890], portatori di idee e azioni pericolose.

Nell’ultimo decennio del XIX secolo, i padroni del potere avevano già espulso gli anarchici considerati nocivi alla “pace sociale”. Cioè, esseri indomabili, bestie che non si sottomettono a leggi e ordini che garantiscono lo sfruttamento. Ricordiamo Giuseppe Gallini che assieme ad altri compagni agitatori viene arrestato ed espulso dalla città di São Paulo. Ricordiamo anche José Saul, espulso dalla città di Pelotas per essere un anarchico agitatore. Altri compagni anarchici hanno avuto lo stesso destino.

Nel 1907, in risposta alle crescenti agitazioni sociali (rivolte, scioperi, organizzazioni autonome dei lavoratori) e alla crescente presenza anarchica, il governo brasiliano inasprì la sua politica di espulsioni contro gli indesiderabili. Poi viene fatta la “legge Adolpho Gordo” [n.d.t. in ingl.: A. Gordo fu il nome del senatore che ideò questa legge, che mirava principalmente ad espellere ogni “straniero che per qualunque motivo compromette la sicurezza nazionale o la quiete pubblica, su una parte o su tutto il territorio nazionale”], che confezionò una nuova fantasia legale per le danze repressive.

Quando i governanti, giudici e sbirri dicono, dall’Ottocento fino ad oggi, che gli anarchici sono “piante esotiche”, favoriscono sentimenti di xenofobia, costruendo anche l’immagine di una presunta “passività” nativa.

Le politiche di espulsione e di rifiuto contro i portatori della “teoria del caos”[3] sono state e continuano ad essere un meccanismo per disperdere gli incontri combattivi. In base a questo, l’agitazione anarchica sarebbe esotica e potrebbe essere estirpata buttandola fuori dal Giardino.

Una cosa è sicura, gli anarchici sono arrivati con le navi e continuano ad arrivare per vari sentieri; eppure, l’impulso anarchico e la lotta contro il dominio[4] erano presenti in queste terre da tempi immemorabili. Il desiderio di libertà non ha epoche, patrie o frontiere, e come anarchici non riconosciamo la divisione del mondo in paesi, in Stati. La debolezza che avremmo immaginando il mondo diviso da linee artificiali ci fa star male, senza la capacità di riconoscere la terra con i suoi propri confini mutabili, montagne, fiumi, foreste, gole.

Quindi, non riconosciamo che i nostri compagni appartengono ad un altro paese, siamo anarchici e compagni per l’affinità che possediamo in opposizione al controllo e dominio. Non abbiamo patrie o bandiere, e siamo lontano da essere guidati da sentimenti nazionali che possono solo flirtale con il fascismo. Il mondo è nostro perché noi siamo con lui, e dalla terra che abitiamo proviamo solo disgusto verso il progresso.

Inoltre, le azioni realizzate nelle “Cronologias da Confrontação Anárquica”[5] non sono affatto aliene o disorientate dall’attuale contesto sul territorio controllato dallo Stato brasiliano, come possiamo vedere.

I partiti politici come PSDB [Social-democratici], PSB [Partito Socialista], PSD [Social-democratici], DEM [Democratici] hanno ricevuto visite di anarchici[6]. L’agribusiness, che devasta terre e persone, attaccato col fuoco contro la banca Bradesco, la distruzioni delle piantine di eucalipto, come anche le barricate incendiate e i blocchi stradali nel territorio in lotta contro la civiltà.

Anche la militarizzazione della vita è stata chiaramente respinta con l’attacco del graffiti-gruppo “Galera do Pixo do Triangulo CAV do Terror” contro il monumento che elogia la guerra negli archi della Redenzione, con la parziale distruzione del monumento al Battaglione di Suez/ONU, nonni di quelli che oggi hanno militarizzato Haiti, realizzato dal “Gruppo di Ostilità Contro il Dominio”, e con l’attacco dei “Vândalos Selvagens Antiautoritários” che hanno contribuito alla rimozione del carro armato esposto come monumento nel viale Ipiranga.

Alcune di queste azioni sono state, secondo noi, incomprensibili alla logica di competizione del potere. Erano azioni che né chiedevano né esigevano qualcosa. Hanno semplicemente attaccato il dominio. Fino all’apparizione della chiave che ha svelato il mistero (secondo il telegiornale Fantastico), come le “Cronologias da Confrontação Anárquica” e la pubblicazione di “Welome to Hell”.

Maledetta letteratura anarchica!

I libri nel mirino degli sbirri, a parte diffondere l’idea, parlano di azioni reali. Raccolgono e presentano varie peripezie e audacia di alcuni indomabili. Varie bande che si sono scontrate con ciò che li opprimeva. Libri che un amante di controllo e sottomissione non vorrebbe mai vedere diffusi. Questo è il motivo per cui questi libri ripugnano le autorità, ma anche perché sono libri con alta consistenza di non sottomissione.

Camminando per il sentiero anarchico, abbiamo imparato da vari esempi di questo tipo di persecuzione letteraria nelle democrazie, che scrivere sullo scontro è considerato un affronto al potere. La pubblicazione di Gioia Armata di Alfredo Maria Bonanno ha portato al suo arresto in Italia, e anni dopo la sua pubblicazione e stampa hanno rappresentato una della “prove” nelle accuse contro il compagno anarchico Spyros Mandylas dello spazio occupato Nadyr in Grecia. Sullo stesso continente, in Spagna, il libro “Contro la democrazia” è stato utilizzato come prova di una presunta partecipazione in un’organizzazione catalogata come terrorista dallo Stato spagnolo, che portò a varie perquisizioni, arresti e operazioni contro i compagni, che ci ha permesso di unire le nostre forze, per avvicinarci a loro e per ottenere più forza nella ricerca della libertà e nella certezza di trovarci sul piano antagonistico della vita; da una parte quelli che amano la libertà, e dall’altra quelli che sono capaci di rinchiudere, isolare e controllare le ore per vedere il sole e forme di contatto.

Ieri come oggi, la ricerca dell’anarchia impressa con parole su carta possiede una sua propria forza di diffusione e ispirazione. Panico per le autorità di turno che reagiscono con assalti, perquisizioni e sequestri.

Nel 1969 a Rio de Janeiro l’esercito ha attaccato e distrutto lo spazio di agitazione anarchica, il CEPJO (Centro de Estudos Professor José Oiticica) [n.d.t. in ingl.: famoso anarchico del XX secolo vissuto nel territorio dominato dallo Stato spagnolo], e inoltre saccheggiato la vasta biblioteca in casa dell’anarchico Ideal Perez. Hanno anche rubato gli scritti originari per il libro “Nacionalismo e Cultura”, che stava per essere pubblicato dall’anarchico Edgar Rodrigues, il quale per recuperarli ha dovuto acquistarli dagli agenti della repressione.

Nel 1973 a Porto Alegre, il DOPS (Departamento de Ordem Político e Social) [n.d.t. in ingl.: maggior organismo di repressione dell’opposizione al regime militare], guidato da commissario Pedro Seelig, ha invaso la Gráfica Trevo, tipografia gestita da anarchici che oltre materiale commerciale, stampavano anche giornali anarchici che circolavano in quel periodo: “O Protesto”, venduto nelle edicole di Porto Allegre, il giornale “Delbar”, pubblicato dall’anarchico Pedro Catalo, diffuso a São Paulo. Stampavano anche libri pubblicati dalla propria distro chiamata Proa [prua]. In quell’occasione, l’attacco di polizia aveva distrutto quasi l’intera stampa del libro “O futuro pertence ao socialismo libertário” e confiscato copie di future pubblicazioni. Durante questa tempesta, case sono state distrutte e vite sadicamente aggredite.

Maledetti sono i nostri libri, giornali, scritti. Maledetti noi che possediamo coraggio e audacia di scriverli, pubblicarli, tradurli, stamparli, diffonderli.

Lo Stato, la polizia, la democrazia… Non hanno bisogno di prove per accusare gli anarchici.

E’ ben risaputo che per accusare gli anarchici non c’è bisogno di prove. I libri erano l’unico filo che erano capaci di seguire per prendere di mira alcune persone la cui agitazione e propaganda li disturbava.

Senza prove, ma non senza giustificazioni, sì, la reazione di potere possiede la propria giustificazione. E questa giustificazione è paradossalmente il nostro più grande sorriso. Sapere che alcune bande anarchiche hanno colpito il potere può solo valorizzare le nostre posizioni, dato che manifestano antagonismo. Se ci consideriamo anarchici è perché non accettiamo l’autorità nella nostre vite o sulla terra, perciò l’antagonismo all’ordine dominante è l’indicatore fondamentale di trovarsi sul percorso che stiamo dicendo di seguire.

L’Operazione Érebo “cerca di affrontare gli autori di attacchi”, cioè perseguitare le azioni, ma sembra si tratti di una caccia a idee. Cacciando il naso nella letteratura acrata e prendendo campioni di varie tendenze anarchiche. Confondendo la propaganda scritta con la propaganda con fatti.

La propaganda scritta esprime qualcosa che pare loro vogliono tenere segreto: il potere può essere sconfitto da anarchici.

A noi è chiaro perché vengono perseguitate le posizioni anti-autoritarie, perché banche, macchine e chiese non sono state bruciate da piromani, ma dall’attivo e combattivo rifiuto della mercificazione della vita, del controllo e delle punizioni. E quando parliamo di questo, non è un lamento, ma un urlo di gioa. E’ qui che le idee e le affinità hanno “peso”. Siamo vari, tutti, nel mirino della repressioni. Poi, nella tempesta, nell’occhio del ciclone, o flirtiamo con la passività sistemica per riformare leggi e diritti, o diventiamo più rumorosi gridando VIVA L’ANARCHIA contro tutte le forme di potere.

Luce, camera, azione. Spettacolo mediatico.

La televisione possiede una forza schiacciante in Bra$ile. Essa rappresenta un riferimento nella vita di persone per comprendere quello che le circonda, per creare priorità, per avere delle posizioni. Non è esagerazione dire che la TV addestra le persone, manipola le vite, apertamente realizza esperienze nei comportamenti di persone partendo da stimoli che emettono le sue onde, attraverso notizie di propaganda e telenovelle.

Quando parliamo di TV, ci riferiamo anche ai loro giornali stampati, facce dello stesso corpo, come Zero Hora-RBS.TV/Globo7. Questo, accanto al Correio do Povo e SBT[8], fa regolarmente lega con la polizia durante la vendetta del potere contro gli anarchici.

Se la TV rappresenta il controllo remoto per i cittadini per sapere chi sono i “nuovi nemici della pace sociale”… per i suoi nemici, cioè per noi anarchici, lo spettacolo pretende di essere la ventola che diffonde la paura. Stupidamente creando scene con il tipo incappucciato che legge la “Cronologia” o con bottiglie di plastica presentate come molotov, e con la polizia che sfonda le porte gridando “polizia!”, vogliono mandare un messaggio di persecuzione, vogliono provocare la paura nel nostro gruppo, e durante l’indagine che pretendono essere “top secret” diffamano ed espongono i “sospetti”.

E’ un linciaggio mediatico e certamente per coloro che non cercano il dialogo con l’ordine sociale questo ha un peso. Abbondano i commenti che si sommano al linciaggio che chiede fotografie di sospetti o si lamenta per svincolare le proprie vite da qualcosa che una volta è stato dipinto come il “male” e perciò deve essere bandito e buttato via per non inquinare le loro impeccabili vite da cittadini.

Gli analisti politici e giuristi hanno donato un tocco illustrativo alla diffusione della paura “fondata”. Possono gli anarchici essere processati con legge anti-terrorismo? Questo era il dibattito presentato da loro nella trasmissione. Inoltre, accanto alle utile lezioni date sul tema nella trasmissione Fantástico, hanno dimostrato che assieme alle forze repressive, anche i saggi della società collaborano alla creazione della nuova paura sociale. Non si tratta più di una nota di polizia, adesso è una questione sociale, legale, politica, filosofica.

Lo scopo di questa favola può essere maggiore, la paura può mettere a tacere tutti i tipi di dissenso. Perciò, lo spettacolo serve a calmare le possibili proteste e gli anticonformismi contro il modo genocida di governare la democrazia.

Sappiamo che gli anarchici e le persone fuori dalla civiltà e gli emarginati possiedono un antagonismo che rimane dopo lo spettacolo. Ma forse gli altri dissidenti si sono affrettati a riciclarsi come cittadini obbedienti? La paura è forse penetrata fino alle ossa di coloro che si considerano ribelli?

Non tra di noi. Questo testo, come anche altre espressioni, sembrano affermare il rifiuto del dominio e non lasciarci abbattere dalla paura.

Lo spettacolo vende e compra. Esso compra l’ipotesi all’asta di polizia “Operazione Érebo”. E vende. Sappiamo che le notizie hanno uno scopo, vengono elaborate e recitate sul palco del dominio, per scopi specifici. Ovviamente, loro ci diranno che sono imparziali, portatori di giusta visione dei fatti, della verità.

Non esistono media di “libera espressione”. Il legame tra i media, la polizia e la giustizia è così profondo da punire ognuno che non danza al ritmo della loro musica.

Anarchici.

Novembre 2017.

Nostri saluti a coloro che non lasciano passare il vento senza il soffio di solidarietà:

A quelli esseri che hanno fatto la manifestazione di solidarietà sulla grande isola del Pacifico.

Ai compagni che inviano solidarietà dalla cordigliera delle Ande.

Ai compagni che inviano poesie agli accusati da Rebelion De las Palabras.

A tutti quelli che non sono rimasti fermi.

Tutte queste azioni si sono fatte sentire.

[1] Ci distanziamo dall’idea che il potere è buono o cattivo a seconda di chi lo esercita. Brindiamo con Bakunin “Ogni potere è corrotto”.

[2] Utilizziamo la parola antagonismo per esprimere l’incompatibilità dell’anarchia con il potere e il dominio.

[3] Parole del commissario Jardim al notiziario della mattina 25 ottobre 2017, cercando di definire gli anarchici indagati.

[4] Prendiamo come riferimento le posizioni contro il dominio da alcune rivendicazione di attacchi che hanno detonato “L’Operazione Érebo”. La lotta contro il dominio, secondo queste azioni, non è un antagonismo che dà priorità ad una linea (classe, razza, genere, difesa della terra), ma un antagonismo in conflitto con tutto questo e oltre, contro le forme sottili e complesse di controllo e dominio.

[5] “Cronologias da Confrontação Anárquica” sono due dei tre libri nel mirino dell’Operazione Érebo.

[6] Secondo le “Cronologias da Confrontação Anárquica”, azioni di attacchi rivendicati come quelli non rivendicati (conosciuti solo da notiziari) possiedono il principio anarchico se agiscono in antagonismo con le istituzioni di controllo e dominio. I partiti, in questo caso, sono i maggiori contendenti per governare, controllare e dominare la popolazione e il territorio.

[8] Nella mattina del 25/10/2017, il giornalista di SBT, Thiago Zahreddine, ha presentato l’aberrante miscuglio di anarchici indagati come neo-nazi, aggiungendo: “Si definiscono come vandali dell’ideologia neo-nazista per contrastare ogni tipo di autorità”. Data la ricettività delle persone a quello che la TV dice, l’aberrazione va oltre la stupidità del giornalista.

 fonte: anarhija.info