Atene – Rivendicazione attacco a stazione di polizia in seguito al ferimento di Kostas B.

Sabato 16 settembre abbiamo fatto una protesta antifascista, durante il giorno in Keratsini [quartiere di Atene] e di sera in centro Atene, in occasione dei 4 anni dall’assassinio di Pavlos Fyssas ucciso dal battaglione d’assalto di Alba Dorata. A seguito degli scontri scoppiati durante le protesta serale e che si conclusero in Exarchia, il sedicenne Kostas B. è stato arrestato. Durante l’arrestato è stato brutalmente torturato, fino a svenimento, dai cannibali dell’unità antisommossa accampata nell’area. Appena arrivato in GADA (direzione generale della polizia di Atene) e mentre si riprendeva, ha tentato di fuggire, ma è stato investito da una macchina sul viale Alexandros [davanti al GADA).

Gravemente ferito, viene trasferito al KAT [ospedale generale di Atene] ammanettato dietro la schiena e messo in terapia intensiva a causa del suo stato critico. Mentre era in coma indotto, lottando per la propria vita, era sorvegliato da sbirri presenti nella stanza, con la benedizione del direttore dell’ospedale, Nikos Kontodimopoulos. Durante un’intervento di solidarietà, in protesta contro le condizioni del suo ricovero, disse che: “la polizia è sopra tutti, anche sopra di me, e solo essa può decidere”. I mass media hanno svolto (come sempre) il proprio ruolo, presentando l’accaduto come un incidente stradale. E come se questo non bastasse, lunedì 25 settembre, durante la convalescenza di Kostas B., un’inquisitore è venuto in ospedale, con voci che parlavano addirittura dell’estrazione del DNA. Alla fine, questa procedura venne bloccata da un presidio di solidarietà. Per disinnescare le reazioni, Kostas B. è stato rilasciato su cauzione, con pesanti accuse.

E perché le reazioni dovevano essere disinnescate? Pestaggio, tortura di una persona della stessa età di A. Grigoropoulos [la rivolta del dicembre 2008 esplose in seguito al suo omicidio da parte della polizia] e il quasi tragico epilogo portarono lo spettro di Dicembre sopra le teste del governo di Syriza. Gli avvenimenti del dicembre 2008 sono stati il maggior momento di delegittimazione della polizia greca nella storia contemporanea. L’ultima cosa che Syriza desidera è che scoppi una rivolta sociale proprio mentre sta promuovendo la sua favola sulla crescita, che assieme agli investimenti ci porterà… fuori dalla crisi.

L’eterno ruolo della polizia

Nella guerra che imperversa ognuno ha il proprio ruolo, e la polizia ha il suo ruolo eterno. Gli agenti di polizia attraverso l’applicazione dell’ordine, quello che garantisce l’opulenza dello Stato e capitale. Storicamente, la polizia è stata istituita come una forza il cui compito era gestire pensieri, desideri e l’orientamento della popolazione. Prevenzione, controllo e, quando necessario, repressione brutale. Naturalmente, le prime mete sono tutti quei gruppi sociali inferiori che non sono in grado di “condividere” l’opulenza dello Stato e della borghesia: la più vasta gioventù metropolitana, operai, disoccupati, scioperanti, ogni sorta di contestatori, gli abitanti in “eccesso” come rifugiati e immigrati, Rom, senzatetto, tossici, i reietti della macchina capitalista. Ma innanzitutto, chi altro se non gli ambienti sovversivi di quest’area. Il catalizzatore di queste situazioni ribolle sotto il velo di pace sociale, abilmente sventolato dal resto dell’apparato di controllo sociale. Partiti politici, sindacati venduti, mass media, esercito, Chiesa, scuola e famiglia.

Lo Stato e la sua polizia continuano

La brutale tortura di Kostas B. – che fortunatamente non l’ha ucciso – non è un incidente isolato. D’altronde, come potrebbe essere, se proviene da così tanti “successi” della polizia greca negli ultimi decenni. Le tecnicamente chiamate “arbitrarietà di polizia” contengono l’azione e lo scopo dell’esistenza di polizia. Sono il pestaggio e la guerra chimica alle manifestazioni, le torture e le morti “accidentali” nelle stazioni di polizia, le umiliazioni durante i “controlli di routine” nelle vie e sulle piazze. E’ l’organizzazione del narcotraffico, lo stupro di prostitute e partecipazione nel traffico di loro corpi, come anche nel traffico di “schiavi” moderni provenienti dall’altra parte del Mar Egeo, rimanendo così il pilastro principale dell’economia sommersa sul territorio greco. E’ la collaborazione e la difesa di fascisti e di ogni sorta di tirapiedi para-statali. Sono, ovviamente, gli spari “accidentali” (di solito in schiena e sempre mirando alla testa) per le vie cittadine e sulle frontiere, come anche gli omicidi dei militanti. La lista, come il sangue, non ha fine. Qualunque cosa metta in discussione le scelte dominanti viene repressa in qualsiasi modo, per non parlare dei nemici naturali e dichiarati dello Stato e dei suoi ordini.

La polizia è l’elemento di punta che esercita una costante pressione sulla popolazione. Essa tutela gli interessi del Capitale, l’indisturbata circolazione dei beni e del denaro, il rispetto delle leggi e dell’ordine, l’autorità della democrazia come governo unico e assoluto. Nell’era-Syriza di “serenità sociale” e della resa alle armi di integrazioni, la polizia ha mostrato l’intera gamma delle sue potenzialità nel mantenimento dell’ordine e sicurezza. Le fiabe sulla “crescita equa”, su “pari opportunità per tutti”, su investimenti che “rispettano” l’ambiente, ovunque messe in discussione – oggi e domani – saranno immediatamente difese dai pretoriani dello Stato. Lo stivale della repressione schiaccerà quelli che insultano i santuari del governo e dei padroni, di destra o di sinistra.

Gli esempi che seguono sono indicativi. L’accerchiamento e l’occupazione in stile militare di quartieri “pericolosi”, come Exarchia, non si ferma mai. L’occupazione delle città da parte della feccia di polizia greca, come a Menidi, ci ricordano i recenti incidenti a Skouries, Keratea o Zoniana su Creta. Questi pogrom di polizia sono un’immagine dal passato, del presente e del futuro. La morte per tortura di Pellumb Marnikollaj nella stazione di polizia di Patissia nell’agosto di 2016, come l’omicidio di un trentatreenne di Kazakistan nel settembre dello stesso anno (per sparo “accidentale” di pistola da parte di uno sbirro fuori servizio) ci ricordano l’eterno carattere degli “agenti” di Stato in questione. L’attacco con manganelli e sostanze chimiche contro la protesta dei pensionati nell’edificio Maximou contro la legge Katrougkalos nell’ottobre 2016. Il cannibalismo degli sbirri nell’anniversario del Politecnico, dell’assassinio di A. Grigoropoulos e Pavlos Fyssas [rapper antifascista ucciso dai fasci nel 2013]. Il divieto di manifestazioni e la chiusura dell’intero centro di Atene durane la visita di Obama. Tutto ciò dimostra che la prima scelta di (ogni) governo e dei suoi agenti è la stabilità del regime e della sua economia, ed è per questo che gli sbirri hanno fatto e faranno tutto quello che vogliono per mantenere questo.

I bastardi, qualcuno dirà, hanno nuovamente oltrepassato i limiti. Noi diciamo che non ci sono limiti, ma sono semplicemente istituiti nel braccio di ferro da rivali di classe/sociali. Chiunque combatte una sincera, risoluta, diretta lotta senza sogni, non vede limiti degli ostacoli nella battaglia in corso. Né inciampa in promesse politiche per non attaccare. Non ci interessano le varie forze speciali di polizia, il loro disarmo o la loro “democratizzazione”. Il “rispetto dei cittadini e dei diritti umani” riguardava e riguarda la clientela elettorale di Syriza, e non noi. Riguarda quelli che vogliono la propria pace e quiete o non si preoccupano di lottare e finiscono per delegare le questioni che secondo loro necessitano di “miglioramenti”. Come anarchici non cerchiamo la tregua, cerchiamo di sovvertire lo Stato e il capitale. Per questo ci prendono di mira, come noi prendiamo di mira loro.

Gli attacchi contro la polizia sono azioni giustificate e necessarie

“Sappiamo che aspetto hanno gli stivali da sotto, conosciamo la filosofia dello stivale…

Velocemente invaderemo come la sterpaglia ovunque,

ma lentamente si ribelleranno con noi,

e così le recinzioni saranno abbattute e i muri si spaccheranno e cadranno.

E allora non ci saranno più stivali.

Nel frattempo, mangiamo la polvere e dormiamo,

pazientemente attendiamo sotto i vostri piedi.

Quando diciamo “Attacco”, siate sicuri che all’inizio non sentirete nulla…”

passo parafrasato di Margaret Atwood

Proprio come non avete sentito nulla mercoledì notte, quando abbiamo attaccato la stazione di polizia di Pefki in via Konitsis con una varietà di mezzi incendiari, incendiando l’entrata, la guardiola, una macchina di polizia, le macchine private degli sbirri davanti alla stazione (due auto e una piccola moto). Tutto questo erano le nostre mete, ma non ovviamento l’interno della stazione di polizia, perché potrebbe esporre al pericolo i detenuti, e questo è stato volutamente riportato dagli sbirri ai mass media. I colpi sparati dagli sbirri dalla finestra della stazione non hanno in nessun modo inciso sul nostro attacco.

Gli atti di ribellione, come questo contro la stazione di polizia di Pefki, di fatto dimostrano che lo Stato e i suoi apparati non sono invincibili – per quanto possa sembrare l’incontrario – ma possono ricevere colpi che provocano crepe nei loro profili. E’ una prova in un periodo di serenità sociale che stiamo vivendo, esistono quelli che lavorano per porre fine a questo mondo e per realizzarne uno nuovo.

E’ un atto che mantiene viva la fiamma della rabbia per quelli che sono stati picchiati, torturati, violentati e uccisi dalla feccia della polizia greca. E’ una attacco dedicato alla memoria di S.Isidoropoulos e A.Tsivika [uccisi nel’76, lui sedicenne mentre attaccava i manifesti, lei sessantaseienne da un veicolo blindato durante una manifestazione], Chr.Kasimmis, V.Tsironis [ucciso in casa nel ’78], St.Kanelopoulou e Iak.Koumis [picchiati a morte durante una manifestazione nel 1980], M.Kaltezas [quindicenne ucciso durante gli scontri nell’85], Chr.Tsoutsouvis [anarchico assassinato in una sparatoria dopo aver ucciso tre poliziotti, nell’85], Chr.Marinos [l’anarchico “trovato morto” sulla nave, accerchiato dalla polizia antiterrorista nel Pireo, nel ’96], A.Grigoropoulos e Lambros Foundas [anarchico ucciso durante il tentato furto di una macchina nel 2010], assassinati per mano di sbirri nella lotta per un mondo migliore.

Organizzati atti di violenza dei combattenti dovrebbero diventare un catalizzatore per la moltiplicazione di attacchi contro il regime social-democratico e i suoi lacchè. Quando questo diventerà parte del lavoro politico dell’intero mondo in lotta e della società, sarà infinitamente più consistente ed effettivo per quanto riguarda i suoi obiettivi: la distruzione dell’ordine capitalista delle cose e la costruzione di cellule di libertà, auto-organizzazione e solidarietà.

Per l’arrivo dell’idea che portiamo nei nostri cuori, per l’Anarchia e per tutto ciò che rappresenta.

Nessuna forma di brutalità dei cani del regime rimarrà senza risposta, nell’era della polizia di Syriza e altri.

TUTTO CONTINUA…

P.S.1: Non possiamo resistere alla tentazione di commentare la dichiarazione di Kiriakos Mitsotakis [presidente del partito Nea Demokratia] davanti alla “sgualcita” stazione di polizia di Pefki. Non dovrebbe promettere situazioni che non può realizzare, anche se diventasse primo ministro. La sua visione raccapricciante di una società e sicurezza al servizio del capitale non è stata realizzata nel passato (neanche quando era premier), e continuerà a rimanere un sogno anche per il futuro. Il mondo di lotta lo assicura.

P.S.2: Oltre il governo e la polizia, anche l’autorità giudiziaria ha una continuità. Questo è stato dimostrato con la decisione della corte d’appello per il caso di Lotta Rivoluzionaria, nel mantenimento di sentenze di sterminio, come nella detenzione vendicativa dei compagni in carceri sperdute.

fonte: anarhija.info