Francia – Autistici/Inventati intervista con Indymedia Grenoble ed Indymedia Nantes

Pur avendo delle perplessità su alcune delle scelte di IMC Nantes e IMC Grenoble, crediamo sia importante mantenere alta l’attenzione e la risposta agli attacchi alla controinformazione che si stanno susseguendo in Francia, Germania ed Italia. Per questo abbiamo deciso di ripubblicare una interessante e dettagliata intervista realizzata da Autistici/Inventati

Cresce la censura in Francia – Intervista con Indymedia Grenoble ed Indymedia Nantes

“Cancellate quel post entro ventiquattro ore o il vostro sito scomparirà dalla faccia di Internet”. Questo in buona sostanza il contenuto di una mail ricevuta dalle e dagli admin di Indymedia Nantes e Indymedia Grenoble la sera del 21 settembre. A cliccare “Invia Posta” dall’altra parte del monitor, gli sbirri dell’OCLCTIC (acronimo di Office Central de Lutte Contre la Criminalité Liée aux Technologies de l’Information et de la Communication), un corpo di cyberpolizia che Parigi ha insignito di poteri speciali dopo l’instaurazione dello stato di emergenza nel 2015. Dietro una sigla tanto lunga c’è però la stessa merda di sempre: censura e repressione, in rete come in strada. A causare le ire dei commissari Maigret da tastiera un comunicato apparso poche ore prima sui portali gestiti dalle compagne e dai compagni francesi: la rivendicazione di un’azione compiuta in solidarietà ad alcun* attivist*, oggi sotto processo per una manifestazione risalente al maggio del 2016.

Quello messo in campo dall’OCLCTIC è stato un vero e proprio tentativo di censura, andato (purtroppo) parzialmente a segno. Messe alle strette, le amministratrici e gli amministratori dei siti si sono viste costrette a cancellare l’URL incriminato. Ma come sovente accade in casi come questi, la rimozione di un contenuto online genera una reazione uguale e contraria: la vicenda ha destato scalpore e il post in questione è stato immediatamente ripubblicato da diveri altri siti di controinformazione d’oltralpe che, così facendo, ne hanno amplificato l’eco. C’è poco da stare allegre però. Quanto accaduto sembra essere il primo passo per una progressiva estensione della legislazione d’emergenza che, dopo aver colpito indisturbata per oltre due anni i siti associati dalle autorità locali ai movimenti islamisti radicali, punta ora a fare piazza pulita di ogni voce fuori dal coro. Per saperne di più abbiamo intervistato le compagn* di Nantes e Grenoble. Sullo sfondo del quadro che ci hanno dipinto ci sono diversi elementi di riflessione: lo spauracchio del “terrorismo” – costruito mediaticamente e brandito come una clava per schiacchiare sistematicamente gli ultimi diritti sociali e politici ancora in vigore -, un considerevole incremento degli episodi di censura online in Francia, l’insinuarsi di alcune dinamiche di autocensura dentro al movimento, ma anche le risposte, tecnologiche e organizzative, che questo sta elaborando per difendersi dagli attacchi repressivi a cui è sottoposto.

A/I – Ci raccontereste cosa è accaduto il 21 settembre?

IMCNantes: Durante la notte alcune decine di volanti, parcheggiate in una stazione di polizia a Grenoble, sono state incendiate. Le fiamme si sono estese a un vicino deposito di polizia, causando danni per diversi milioni di euro. In mattinata i media mainstream hanno riferito dell’attacco in prima pagina e il ministero dell’interno ha dovuto reagire pubblicamente (su Twitter). Alle 12 dello stesso giorno una rivendicazione di quest’attacco è stata postata su Grenoble Indymedia, e poco dopo su Nantes Indymedia. L’attacco è stato rivendicato come un’azione di solidarietà per nove persone, sotto processo nella stessa settimana per l’incendio di una volante durante una manifestazione a Parigi nel 2016 (gli agenti che si trovavano in quella macchina non hanno riportato ferite).

A/I – Quali forze di polizia sono state utilizzate contro i vostri Independent Media Center?

IMCNantes: A differenza di quanto accaduto in Germania[1] alcune settimane fa, non abbiamo subito un’incursione. La sera del 21 settembre sia Indymedia Grenoble che Indymedia Nantes hanno ricevuto una mail dalla polizia (l’OCLCTIC, l’Ufficio centrale per la lotta contro il crimine relativo alla tecnologia dell’informazione e della comunicazione) che richiedeva la rimozione dell’esatto URL della rivendicazione dai nostri siti entro 24 ore, pena la loro completa censura.

IMCGrenoble: Crediamo che il contenuto di questa mail sia standard e sia stato generato più o meno automaticamente. Ci chiedevano “solamente” di rimuovere la rivendicazione di responsabilità per l’incendio della volante entro 24 ore, minacciandoci, se non avessimo provveduto, di bloccare il sito e rimuoverlo dai motori di ricerca. Ciò è permesso da una “nuova” legge antiterrorismo del 2014, che per quanto ne sappiamo è stata utilizzata solo contro siti web islamici.

A/I – In termini tecnici, come vengono intraprese le operazioni di censura da parte della polizia in Francia? E quanto spesso hanno luogo?

IMCNantes: In Francia, sulla base di un emendamento del 2015 alla LCEN (Legge sulla sicurezza nell’economia digitale) votata nel 2004[2], nei casi in cui un contenuto online venga considerato “incitare o giustificare il terrorismo” (il che è molto vago, non essendoci una reale definizione di terrorismo nelle leggi), la polizia invia di propria iniziativa una mail agli amministratori per richiedere la rimozione dell’URL del contenuto entro 24 ore. Se questi non provvedono, la polizia invia una mail ai cinque provider internet francesi, per fargli aggiungere il sito alla lista di siti cui è interdetto l’accesso. Tutto questo senza alcun intervento da parte di un giudice o quant’altro. Si tratta quindi di un notevole potere che viene lasciato nelle mani della sola polizia.

Le cifre fornite dall’ente che dovrebbe controllare queste misure (il CNIL, la Commissione nazionale dell’informatica e delle libertà) mostrano un incremento di questo tipo di richieste di censura. Ad esempio, tra il 2015 e il 2016, ci sono state 1439 richieste di rimozione di contenuti, che hanno portato al blocco di 372 siti per inadempienza. Tra il 2016 e il 2017 queste cifre sono aumentate a 2561 richieste, portando al blocco di 874 siti[3]. Se in precedenza queste richieste erano principalmente dirette contro i siti “islamisti”, la richiesta che ci riguarda è la prima che ci risulti a prendere di mira un sito di “media liberi” anarchico/di sinistra. Con l’incremento delle tensioni causate dallo scempio dei nostri residui diritti da parte degli ultimi governi, ci viene da pensare che questo tipo di richieste aumenterà, prendendo di mira mezzi d’informazione d’ogni tipo.

A/I – Perché avete scelto di cancellare il comunicato? Qualcun altro ha avuto la possibilità di renderlo disponibile su altre piattaforme di comunicazione?

IMCNantes: Abbiamo (a malincuore) deciso di rimuoverla per diverse ragioni. Innanzitutto perché abbiamo avuto problemi di coordinamento, in quel frangente alcune di noi erano fuori mano e irreperibili entro le 24 ore. Lo abbiamo anche fatto perché è già accaduto che quando viene effettuata la censura di un sito web, vengano anche bloccati tutti i sottodomini, non solo quello preso di mira – il che avrebbe bloccato l’intera rete dei siti web di Indymedia in Francia. Volevamo anche rimanere accessibili a più persone possibile sul web non torificato, in modo che tutti gli altri contributi che ospitiamo restassero facili da trovare e da leggere. Nutrivamo anche dubbi sul fatto che la censura del nostro sito avrebbe potuto suscitare un’ampia reazione, dato che, quando è capitato lo stesso al portale linksunten.indymedia.org, non ne abbiamo viste molte in Francia. Sinceramente, quando abbiamo discusso quale possibile scenario di repressione avrebbe potuto colpirci, non abbiamo pensato davvero a questo. Eravamo più preoccupate della possibilità di un’incursione e cose del genere, per cui non eravamo affatto pronte a questo tipo di repressione. Ma lo saremo la prossima volta! Abbiamo lasciato la rivendicazione finché abbiamo potuto, affinché il maggior numero di persone possibile potesse leggerla e copiarla da qualche altra parte sul web. Da allora abbiamo pubblicato nuovamente la rivendicazione nella nostra feature che parlava della rimozione. Inoltre, un comunicato di solidarietà nei nostri confronti contenente la rivendicazione originale dell’incendio è stato pubblicato sul nostro sito. Così ora è disponibile in due articoli distinti su nantes.indymedia.org.

A/I – Quali sono state le reazioni da parte dei movimenti sociali radicali in Francia? E quali sono state (se ce ne sono state) le reazioni dei partiti politici tradizionali e dei media mainstream davanti a questa restrizione della libertà di informazione ed espressione?

IMCNantes: Il movimento dei “media liberi” radicali anarchici/di sinistra ha reagito molto rapidamente e sonoramente per dimostrare sostegno. Molti siti “radicali” (o vicini al movimento), giornali e radio ne hanno dato comunicazione e hanno ripreso la rivendicazione dell’attacco. Altri nell’ambiente radicale ci hanno criticato per aver rimosso il contenuto, spesso esprimendoci al contempo il loro sostegno. Il comunicato di solidarietà nei nostri confronti che abbiamo precedentemente citato (e che contiene la rivendicazione originale dell’attacco) è stato sottoscritto da diverse decine di siti di media indipendenti e pubblicato su un numero ancora maggiore di siti (anche a livello internazionale). Perciò la richiesta di oscurare questo contenuto è stata un fallimento completo: ora infatti è molto più disponibile di prima. Come di consueto, i media mainstream hanno a malapena coperto la censura e i suoi pericoli, e si sono invece concentrati sul descriverci come “piattaforma radicale antifascista di sinistra violenta e anarchica (scegliete voi l’aggettivo che preferite)”. Dal canto dei partiti istituzionali, zero reazioni. Ma il fatto è che proprio in questo momento stanno votando l’integrazione nella legge “normale” dello stato di emergenza in cui viviamo da un anno e mezzo, una parte del quale è direttamente collegato al controllo di Internet. Perciò nessuna sorpresa…

A/I – Ascoltando le vostre parole abbiamo l’impressione di trovarci davanti a qualcosa di atteso, ovvero il tentativo di estendere progressivamente le leggi dello “stato di emergenza” contro mezzi d’informazione scomodi e radicali. In che modo affronterete questo tipo di attacchi nel prossimo futuro, e di che tipo di sostegno avete bisogno da parte dei movimenti sociali per difendere la comunicazione libera?

IMCGrenoble: La pressione che lo stato di emergenza mette su tutti sta facendo aumentare gli atti di ribellione contro di esso. E così le rivendicazioni sui nostri siti web. Alcuni di noi temevano già questo tipo di attacco circa un anno fa. Tuttavia, non siamo riusciti a immettere abbastanza energie in ciò che potevamo fare per affrontarlo. Forse quest’attacco però un effetto lo ha sortito: fare in modo che quell’energia la trovassimo. Non diremo pubblicamente tutto ciò che potremmo o non potremmo fare, se tutto ciò accadrà di nuovo. Ma sarebbe sicuramente carino vedere la gente pronta a tradurre e ospitare contenuti (o server) in tutto il mondo per coprire le spalle di altre persone in lotta in altri paesi. Sappiamo che alcune persone stanno per farlo in Francia.

IMCNantes: Abbiamo fatto una scelta che in Francia è illegale, quella di non tenere log degli IP dei nostri visitatori, e riceviamo regolarmente contributi anarchici, radicali, antiautoritari, oltre che rivendicazioni di azioni dirette. Sappiamo di essere sempre a rischio di venire strumentalizzati da polizia e stato per giustificare una presunta necessità di maggiore rigidità sul web. La criminalizzazione degli oppositori politici è aumentata considerevolmente durante le lotte contro i grandi progetti infrastrutturali (Notre-Dame-des-Landes[4], Le Testet[5], Bure[6] ) e contro lo scempio dei nostri diritti sociali negli ultimi anni. Lo abbiamo osservato anche in altri paesi (Germania, Spagna, Italia, Grecia, …), e temiamo che il progetto europeo dell’ePrivacy[7] peggiori il nostro utilizzo di internet come sostegno della nostra controinformazione e del nostro attivismo.

Abbiamo bisogno del sostegno delle e dei nostr* compagn* e degli altri media liberi, ma non solo e non solo per noi. Pensiamo sia importante aiutare tutti a cercare un mezzo d’informazione libero (libero come in libertà d’espressione) per pubblicizzare la loro lotta, oltre a coordinarsi e a organizzare. A questo riguardo, pensiamo che sia importante intensificare i collegamenti tra i nostri diversi siti e comunità, oltre che le nostre diverse pratiche di lotta, per facilitare lo scambio di informazioni e traduzioni.

Perciò dobbiamo mostrare solidarietà verso tutte le iniziative che aiutano a proteggere internet, oltre a diffondere le buone pratiche di questa rete nei movimenti sociali. Ma la clandestinità che abbiamo dovuto scegliere, data la nostra rischiosa posizione di moderatrici e moderatori di Indymedia, non ci aiuta in questo senso.

Stiamo elaborando percorsi tecnici per evitare di subire nuovamente il tipo di attacco che ci ha colpito. Ma crediamo che la vera risposta sia politica, da parte del movimento sociale stesso.

A/I – Le misure di emergenza sono spesso presentate come temporanee, quando invece rappresentano sempre un’eredità perdurante nel tempo. Una volta istituite, le leggi e le tecnologie per il controllo della popolazione tendono a restare immutate e nel lungo termine influiscono profondamente sulla nostra vita. Da questo punto di vista, la Francia è stata un vero e proprio banco di prova negli ultimi due anni. Come stanno cambiando le pratiche e le forme di organizzazione dei movimenti sociali radicali in questo senso?

IMCGrenoble: Come potete immaginare, sempre più persone imparano a utilizzare alcuni strumenti come Tor e i suoi hidden service o le email crittate. Ma l’utilizzo di questo tipo di strumenti resta marginale. Non siamo sicure che il futuro dell’informazione risieda così tanto nelle “nuove tecnologie”. Sono certamente utili ma, da quanto possiamo vedere, ci sembra che il gradimento della tradizionale carta stampata sia anch’esso considerevole. È per questo che sei mesi fa abbiamo ricominciato a pubblicare un cartaceo. Più tecniche di comunicazione padroneggiamo, meglio riusciremo ad aggirare la censura.

IMCNantes: Speriamo che la repressione aumenti l’attenzione non solo sulla necessità di proteggerci, ma anche sul fatto che ci sono già gli strumenti per farlo (Tor e Tails, GnuPG, canali di comunicazione come Signal e così via).

Speriamo anche che meno persone si organizzino sui social network, e che un numero maggiore scelga media liberi come il nostro per comunicare riguardo alle loro lotte, e che solo in seguito trasmettano il messaggio sui canali capitalisti. Attualmente non è proprio così, dato che molte reti di attivist* continuano purtroppo a usare social network come Facebook per organizzarsi e comunicare, consentendo la raccolta di informazioni su chi sono, cosa fanno e chi li sostiene.

Ma allo stesso tempo vediamo che l’autocensura è in crescita. E questa probabilmente è la sfida più grande che dovremo affrontare. Perché non solo è in crescita sul web, ma anche nelle strade e nelle manifestazioni, dove nelle città che hanno dovuto affrontare forme di repressione più massiccia, il numero delle persone che partecipano sta calando. Anche se le persone che partecipano a movimenti radicali sembrano diventare più numerose, la visibilità che hanno è anche una conseguenza del minor numero di gente in strada.

Lotte come la ZAD a Notre-Dame-des-Landes (occupazione contro un progetto aeroportuale) o la Bure (occupazione contro un sito-discarica nucleare), oltre ad altre più lontane come quelle zapatiste o curde, indicano altre vie: usano propri canali di comunicazione sicuri, e utilizzano intelligentemente i social network come modo per diffondere la loro lotta e federare numerose persone.

Ma un attacco recente all’occupazione della Bure, con il sequestro di tutti i computer e device elettronici degl’occupanti, indica che anche la repressione si sta evolvendo.

Link:

[1] https://enoughisenough14.org/2017/08/25/german-government-bans-linksunten-indymedia/

[2] Consultare l’articolo (incompleto) di wikipedia:  https://en.wikipedia.org/wiki/Internet_censorship_in_France#Blocking_of_ten_websites_in_March_2015

[3] https://www.cnil.fr/fr/controle-du-blocage-administratif-des-sites-la-personnalite-qualifiee-presente-son-2eme-rapport

[4] https://zad.nadir.org/

[5] https://tantquilyauradesbouilles.wordpress.com/

[6] https://vmc.camp/

[7] https://eprivacy.laquadrature.net/en/

Ringraziamo staka per la collaborazione nella traduzione di quest’intervista

fonte: cavallette.noblogs.org