Cile / Argentina – Per il compagno anarchico Santiago Maldonado – Facciamo scomparire la polizia e lo Stato (09/2017)

Santiago Maldonado

Questo 1° settembre segna un mese dalla scomparsa del compagno anarchico Santiago Maldonado, per mano della polizia di Gendarmeria Nazionale argentina. Questo è avvenuto nel contesto della repressione di una manifestazione che consisteva in blocchi stradali effettuati dalla comunità Mapuche Pu Lof in Resistenza di Casahamen, nella provincia argentina di Chubut.

Mentre l’agitazione anarchica si propaga oltre le frontiere, i compagni in Argentina occupano le strade per diffondere atti di rivolta tramite propaganda e azione diretta. Con attacchi incendiari contro la polizia, barricate e molotov contro edifici governativi, i nostri compagni hanno scatenato la propria rabbia in una situazione quanto triste, tanto anche reale: i bastardi hanno arrestato e fatto scomparire un compagno anarchico.

Perché Santiago è un anarchico, e non semplicemente un giovane musicista e artista, come la stampa e la Sinistra opportunamente presentano denunciando la repressione statale, precisiamo che il diniego e l’omissione dell’identità politica del compagno rappresentano un’altra forma di scomparsa, cancellando dalla narrativa i veri motivi della sua presenza solidale nella comunità Mapuche, dove si trovava nel momento del suo arresto[1].

Non abbiamo nessun consiglio per i nostri compagni in Argentina, crediamo in loro, come anche nella loro convinzione e autonomia di continuare a trasformare il proprio dolore in rabbia, propagando caos contro il mondo di autorità, e approfondendo ed espandendo le affinità in esperienze concrete di confronto e agitazione.

Nello stesso tempo, azioni internazionali informali coordinate attivate dall’annuncio dell’arresto e della scomparsa di Santiago mandano un chiaro messaggio: non è solo.

Sterminio, insabbiamento e guerra psicologica: Contro-insurrezione del XXI secolo contro i nemici interni dell’ordine stabilito

L’arresto e la scomparsa di Santiago Maldonado non è, come alcuni potrebbero pensare, un incidente isolato. Al contario, è l’espressione vivente e corrente della storica repressione statale, capitalista e civilizzata. E’ un nuovo episodio dello scontro storico con le forze della legge e dell’ordine.

Non sorprende quindi che individui Mapuche e anarchici vengano indicati come nuovo nemico interno nel contesto del dominio statale democratico. E’ ben risaputo che la lotta radicale per la difesa della terra, per l’autonomia e libertà è diventata attraverso gli anni un pericolo reale agli interessi del potere. Come altri hanno già detto, si tratta di una nuova sovversione autonoma, espressa con azioni di attacco e di resistenza che, combinati con la diffusione e l’attuazione di modi di vita e di relazionarsi contrari a quelli imposti dallo Stato, dal capitalismo e civiltà, costruisce una realtà antagonista che preoccupa il potere e lo mantiene occupato con l’eradicazione, l’isolamento e lo sterminio.

In relazione a quanto sopra, la presente configurazione del conflitto include l’aggiornamento di tattiche che molti – per ingenuità o per convenienza – continuano a considerare come metodi esclusivi di regimi dittatoriali.

L’arresto e la conseguente scompara di Santiago per mano della polizia in Argentina, il 1° agosto scorso, come anche la morte in Cile di Macarena Valdés[2] – un’oppositrice attiva del progetto idroelettrico RP GLobal trovata morta a causa di un apparente suicidio in casa sua il 22 agosto 2016, qualche giorno dopo che i sicari legati alla compagnia avevano lasciato messaggi minatori alla sua famiglia – sono solo due esempi recenti della continuità di tattiche di contro-insurrezione nel pieno XXI secolo. In entrambi i casi, lo Stato e i media insabbiano, presentando sotto forma di un falso suicidio il caso di Macarena, e proteggendo gli agenti di polizia nel caso di Santiago, cercando di inserire l’idea che il compagno non si è mai trovato sul luogo, o che continua a godersi da qualche altra parte la vita “hippie”, o addirittura che si è dato alla clandestinità in Cile per continuare l’attività guerrigliera[3]. Le dittature latino-americane rispondevano alle denunce dei casi di detenuti scomparsi con le stesse o simili menzogne e argomenti.

A questo si aggiunge la situazione di Facundo Jones Juala, Ionko (capo tribale) della comunità di Cushamen e portavoce di Resistenza Ancestrale Mapuche, arrestato per seconda volta in Argentina in giugno 2017. Nello stesso tempo, il sistema giudiziario richiede la sua estradizione, accusandolo di tentata appropriazione indebita di un fondo privato. Questo è la vendetta statale per la sua partecipazione nel processo del recupero di territorio Mapuche. Sebbene Ionko è stato rilasciato agli inizi di settembre, la collaborazione tra gli Stati per la repressione e il trasferimento di nemici interni continua a sbattere le proprie ali con gli stessi motivi anti-insurrezione che hanno visto nascere l’Operazione Condor nei primi Settanta[4].

Questo sono tattiche dispiegate dalla democrazia capitalista del XXI secolo, che rivela la sua repressiva e totalitaria essenza cercando la sottomissione della popolaziione e la perpetuazione dell’ordine sociale con la militarizzazione di territori resistenti, la sorveglianza, il monitoraggio e le intercettazioni, l’utilizzo edi agenti segreti, infiltrati e collaboratori, l’incarceramento, la tortura e la scompara dei Mapuche e anarchici per mano degli agenti statali.

L’immagine viene completata con la complicità dei mass media che contribuiscono a propagare false, ambigue e fuorvianti informazioni con lo scopo di modellare una favorevole “opinione pubblica” per convalidare e continuare una strategia storicamente ben conosciuta: lo sterminio dei progetti di lotta incarnati da rivoluzionari, sovversivi, cospiratori e comunità in conflitto.

Settembre di rabbia e di memoria

Oggi, come protagonisti della continuità del conflitto contro il potere e la sua società, stiamo affrontando questa strategia prima menzionata. Mentre gli altri assumono eterne posizioni di attesa e vittimizzazione, perpetuando la propria condizione di spettatori delle lotte altrui, gli insorti che non riconoscono né bandiere né frontiere continuano a focalizzarsi, ognuno nel proprio territorio e con i propri affini, sulla continuità, sull’approfondimento e sulla (re)attivazione della minaccia anarchica al potere.

Il caso del compagno Santiago Maldonado non è un “eccesso di repressione” o un “abuso di potere”. Il potere e la sua repressione stanno mostrando le loro chiare intenzioni di eliminarci. E mentre gli altri cercano rifugio nella giustizia dello stesso Stato o nell’istituzione della comunità internazionale, noi crediamo importante ribadire strategie che possiamo sviluppare per affrontare le dinamiche repressive attuali e quello che può arrivare con l’inasprimento del carattere totalitario dei regimi democratici.

Questo è la sfida che ci assumiamo nel pieno dello scontro, e non dalla comodità di cittadini o riformisti come osservatori passivi, ma come nemici dichiarati dell’ordine sociale, i quali saranno il primo bersaglio del nemico, e non è difficile da prevedere dove si dirige la bussola repressiva con la iper-vigilanza, con la normalizzazione della presenza militare per le strade, con l’espansione di ideologie cittadiniste, con le esercitazioni congiunte tra gruppi militari d’assalto per contesti urbani e con la promozione di operazioni dei servizi segreti dietro il discorso sulla protezione della società, con la distruzione “dei nemici della democrazia, che tanto ci ha costato costruirla”.

In Cile, il mese di settembre ci ha lasciato altri esempi concreti di ciò che abbiamo già menzionato. L’omicidio della compagna anti-autoritaria, Claudi Lopéz, uccisa da proiettili della polizia l’11 settembre 1988 – incappucciata sulle barricate durante la manifestazione contro l’inizio della dittatura del settembre 1973 – rappresenta un altro riflesso della risposta repressiva davanti l’emergenza di sovversione autonoma e anti-autoritaria nel Cile post-dittatoriale[5]. Nel settembre 2005, nella città di Puerto Montt, José Huenante, un giovane di origini Mapuche, viene arrestato dalla polizia. E nel settembre 2015, nella città di Alto Hospicio, il giovane José Vergara viene arrestato e portato via in una macchina di polizia[6]. Da quando sono stati arrestati, nessuno di loro è stato più visto. Entrambi sono attualmente detenuti scomparsi nella democrazia.

A un mese dalla scomparsa del compagno Santiago Maldonado

A 17 anni dall’omicidio della compagna Claudia Lopéz

A 118 anni dalla morte in azione del compagno anarco-nichilista Bruno Filippi, mentre attaccava un centro di ritrovo della borghesia in Italia con un ordigno esplosivo nel settembre del 1919.

Che nulla fermi il nostro attacco contro l’autorità e contro coloro che convalidano i ruoli imposti! Non interrompiamo il conflitto con quelli che difendono il potere!

CONTINUIAMO A DIFFONDERE LO SCONTRO ANARCHICO CONTRO TUTTE LE FORME DI AUTORITÀ!

>Sin Banderas Ni Fronteras, nucleo di agitazione anti-autoritaria.

Cile. Settembre 2017.

 

[1] es-contrainfo

[2] mapuexpress

[3] nuestras voces

[4] Operazione Condor: Accordo di collaborazione tra i servizi segreti latino-americani durante gli anni Settanta per eliminare le attività sovversive nella regione.

[5] Publicacion Refractario

[6] La Matriz Noticias

 

fonte: anarhija.info