Bologna – Chi serve tacendo e chi serve scrivendo

CHI SERVE TACENDO E CHI SERVE SCRIVENDO

A Bologna la cucina è di moda, in tanti si mettono ai fornelli, Procura e Carabinieri non vogliono esser da meno e ci tengono a far sapere che hanno qualcosa che bolle in pentola. A metà settembre nel giro di tre giorni, sulle edizioni locali de La Repubblica esoprattutto de il Resto del Carlino, escono vari articoli che riportano in prima pagina l’attacco alla caserma dei Carabinieri in città avvenuto lo scorso novembre. Vi si dice che le indagini sono proseguite e che si concentrerebbero attorno ad alcuni anarchici locali vicini allo spazio di documentazione Fuoriluogo, chiuso ormai sei anni fa da un’operazione repressiva (con un impianto talmente scricchiolante che non ha retto per i loro stessi tribunali).
L’intento dell’operazione appare abbastanza evidente. Da un lato si cerca di diffondere paura e insicurezza nei giri di compagni che vengono indicati essere sotto la lente degli sbirri, dall’altro si cerca di preparare un clima mediatico favorevole ad un possibile attacco repressivo. É chiaro che i modi con cui le notizie vengono presentate sono tutt’altro che neutrali: la scelta di titoli eclatanti, le prime pagine, l’accostamento di articoli in cui si parla dei nuovi sospetti con quelli in cui si riportano assoluzioni in processi passati suggerendo l’esistenza di un presunto clima di impunità, vanno tutte in una stessa direzione, creare l’immagine di mostri da colpire e reprimere.

Ciò che secondo noi è veramente mostruoso è l’attuale ordine sociale, e mostruosi sono coloro che quotidianamente lo servono e lo difendono.
Sui Carabinieri pochi giorni dopo l’esplosione dell’ordigno uscì un manifesto in cui si faceva notare che stupirsi di un simile gesto è o da ingenui, o da persone in malafede.
Quelle considerazioni rimangono valide. Ciò che questi figuri fanno quotidianamente è sotto gli occhi di tutti. Si potrebbero citare i recenti stupri delle studentesse americane a Firenze, o i pestaggi sistematici venuti a galla in alcune caserme a Massa Carrara qualche mese fa.

Ma non sono solo i fatti più eclatanti che assurgono agli onori delle cronache quando qualche personaggio in uniforme si lascia scappare la mano e non si riescono ad occultare gli eventi, che suscitano il nostro odio nei loro confronti.
Anche i più zelanti, nel loro quotidiano e silente lavoro di routine, non fanno altro che proteggere, armi in pugno, una società basata sull’ingiustizia e lo sfruttamento.
Chiunque voglia battersi per un cambiamento radicale di questo stato di cose se li ritroverà sempre pronti a tentare di sbarrargli la strada
Accanto ai servi in divisa, orgogliosi di “servire tacendo”, stanno i pennivendoli, che servono scrivendo. Che l’opera di certi scribacchini e di certe testate giornalistiche sia quella di attiva collaborazione con le forze della repressione è evidente. Da un lato chi usa la forza bruta, dall’altro chi cerca di creargli un clima favorevole.
Che obbediscano indossando una divisa o impugnando una penna, certi personaggi rimangono dei servi e come tali saranno sempre dalla parte opposta della barricata di chi ha come unico orizzonte la libertà.

chi serve tacendo e chi serve scrivendo – versione pdf