Governo tedesco chiude Indymedia

Se stanotte verranno per noi, puoi stare sicuro che domani mattina verranno anche per te.

Il governo tedesco ha chiuso il sito dell’Indiymedia tedesca, la più utilizzata piattaforma di lingua tedesca per organizzazione e politica radicale. Ci sono state perquisizioni a Friburgo per sequestrare computer e maltrattare coloro che accusano di essere i gestori del sito, giustificando assurdamente che i presunti gestori costituirebbero un’organizzazione illegale con finalità di distruggere la costituzione tedesca. Questo rappresenta un forte inasprimento di repressione statale contro ciò che le autorità chiamano “l’estremismo di estrema sinistra”, suggerendo ipocritamente un’equivalenza tra quelli che cercano di costruire delle comunità fuori dalla portata della violenza statale e i neo-nazi che si organizzano per realizzare attacchi e omicidi come quelli a Charlottesville la settimana scorsa.

Indymedia viene fondata in Germania nel 2001 come de.indymedia.org; una seconda versione appare nel 2008 come linksunten.indymedia.org. Quest’ultima è fu fondata per focalizzarsi sulle politiche radicali nella Germania meridionale, ma ben presto diventò il sito più usato per gli attivisti di lingua tedesca. Come l’originale pagina di Indymedia tedesca diventava tecnicamente sempre più obsoleta e sommersa da troll, così sempre più persone passavano su linksunten.indymedia.org. Nel 2013 de.indymedia.org viene quasi chiusa a causa di pochissime persone coinvolte.

Negli ultimi anni sempre più attenzione è venuta a concentrarsi intorno a linksunten, che offre uno spazio alle persone per pubblicare in modo anonimo. Ad esempio, nel 2011 apparve sulla piattaforma un comunicato che rivendicava un sabotaggio politicamente motivato dell’infrastruttura della metro berlinese. Il sito era utilizzato anche per diffondere informazioni su fascisti e neo-nazi. Nel 2016 un articolo su linskunten presentava dati completi su ogni partecipante alla convenzione del partito nazionalista di estrema destra “Alternativa per la Germania” (Alternative für Deutschland, o AfD), per un totale di 3000 nomi. Questo ulteriormente attrasse attenzioni ostili dei sostenitori, di estrema destra, della repressione statale.

Già prima dell’avvento del vertice di G20 ad Amburgo nel 2017, i media del regime si focalizzavano su linksunten, descrivendola come sito di coordinamento dei manifestanti militanti anti-G20. L’AfD iniziò una campagna contro la piattaforma, insistendo nel parlamento federale sulle inchieste contro Indymedia e cercando di imporre ai governi locali la chiusura della piattaforma e delle altre forme di infrastrutture radicali.

Tutto questo ha portato alla situazione corrente in cui il ministro degli Affari Interni, Thomas de Maizière, chiude il sito, il 25 agosto, prima delle elezioni. Lo Stato ha perquisito tre spazi, incluso un centro sociale a Friburgo, trasformando quel giorno l’intera città in uno stato di polizia. Durante le perquisizioni avrebbero trovato alcune fionde e bastoni, che adesso stanno utilizzando come un ulteriore giustificazione per la loro propaganda sul terrorismo.

Difatti, Thomas de Maizière sta realizzando il programma dell’estrema destra tedesca e fascisti, come anche gli obiettivi repressivi di AfD.

Naturalmente, i gestori del sito non hanno scritto nulla che potrebbe offrire una base giuridica per questo attacco. Anche le piattaforme dei media del regime offrono spazio a persone che vogliono rimanere anonime – ad esempio, quando i membri del governo parlano alla stampa in anonimato. La scusa che lo Stato sta utilizzando per giustificare questo attacco è che i gestori di linksunten rappresentano una vera organizzazione finalizzata alla distruzione della costituzione tedesca. Si tratta di un trucco giuridico. Se avrà successo, potrà facilmente essere usato contro le altre piattaforme, riviste e progetti, e così ognuno che diffonde letteratura e idee radicali, che documenta attivismo e movimenti sociali, potrà diventare bersaglio di questo tipo di repressione e violenza statale. Questo è il messaggio che vogliono mandare, per far credere all’intera popolazione che l’attuale ordine politico in Germania continuerà fino alla fine dei giorni.

Questo approccio repressivo dimostra quanto siano spaventate le autorità dalla diffusione di idee radicali e dal contagio da queste a seguito delle efficaci manifestazioni contro il vertice G20 di luglio. Thomas de Maizière è stato molto chiaro alla conferenza stampa, dichiarando che questo attacco a Indymedia rappresenta una forma di vendetta per l’imbarazzo che lo Stato ha sofferto durante il vertice. Ciò dimostra anche tutta la falsità dell’estrema destra e della retorica statale sulla libertà di parola – in effetti, questi ipocriti utilizzano questo discorso solo per posizionarsi a sopprimere la parola altrui. La soluzione all’organizzarsi fascista non sta nel rafforzare lo Stato nel controllo della parola, ma nel mobilizzare l’intera popolazione sia contro i fascisti che contro le infrastrutture statali che l’estrema destra intende occupare.

In Germania, e in tutto il mondo, abbiamo bisogno di teoria e pratica radicale; abbiamo bisogno di spazi dove le persone possono comunicare in modo anonimo, anche per non essere intimidite dalla doppia minaccia di repressione statale e violenza fascista. Per poter comprendere i movimenti e le lotte sociali, in modo che il senso della nostra storia non venga spazzato via in un torrente di effimero, abbiamo bisogno di archivi che conservino account e comunicati. Come una volta disse un autore, la lotta dell’umanità contro il potere autoritario è la lotta della memoria contro l’oblio. Rispondere a questa repressione autoritaria, è importante oggi più che mai diffondere materiale e idee rivoluzionarie ovunque, e scambiare idee su modi alternativi di comunicare tra di noi e con gli altri, in questi tempi di censura e controllo statale sempre maggiore.

L’attacco a Indymedia fa parte di un attacco più ampio contro le infrastrutture radicali. Ad Amburgo più di 30 persone si trovano in carcere dal G20 in luglio – qui per il supporto. Per quanto riguarda Indiymedia, presto ci sarà la pagina di supporto. Pubblicheremo qui quando apparirà.

fonte: anarhija.info